Espulsioni immigrati dall'Italia: l'Unione Europea richiama il nostro Paese al rispetto delle norme

Un monito importante all'Italia e al suo governo, quasi un' indicazione a non discostarsi dalla strada del diritto comunitario



Le dichiarazioni erano state rilasciate a ridosso dell'omicidio efferato di Giovanna Reggiani a Tor di Quinto, nella capitale, e rivendicavano allo Stato italiano la possibilità di espellere ogni nomade presente sul suo territorio nel caso in cui questi non avesse potuto dimostrare di possedere un sostentamento economico.

Un'azione che per altro veniva giustificata appellandosi alla normativa europea. A sostenerlo, in una intervista rilasciata il 2 novembre al quotidiano Il Messaggero, niente po po di meno che Franco Frattini, vicepresidente della Commissione Ue e navigato politico delle acque nostrane. Dichiarazioni che andavano ad arricchire il già corposo dibattito sul tema sicurezza che si stava gonfiando in quelle ore, a pochi giorni (31 ottobre) dall'approvazione da parte del Consiglio dei ministri di un decreto legge di emergenza in materia.
Ebbene oggi, proprio Bruxelles ha condannato il vicepresidente con un voto che lo inchioda alla sua responsabilità, richiamando però al contempo anche il nostro Paese a rispettare quanto stabilito dalla comunità europea in materia di libera circolazione e di razzismo. Di fatto, un monito importante all'Italia e al suo governo, quasi un' indicazione a non discostarsi dalla strada del diritto comunitario, che pure diversi esponenti politici -soprattutto di destra- hanno messo e stanno mettendo in discussione sollecitando politiche pericolosamente antidemocratiche: espulsioni di massa, colpevolizzazione di intere comunità (rom e rumeni, per esempio) partendo da comportamenti criminali che attengono alla sfera individuale, reati imputabili alla singola persona e non estendibili, quasi per osmosi, a intere nazionalità.

Quattro i punti centrali intorno a cui si snoda la risoluzione approvata dal Parlamento europeo (con 306 si, 86 no e 37 astenuti) e presentata da Pse, Alde, Verdi/Ale e Gue/Ngl: il diritto alla libera circolazione delle persone quale principio fondamentale dell'Ue, "parte costitutiva della cittadinanza europea ed elemento fondamentale del mercato interno"; il rispetto delle leggi come "condizione essenziale per la coesistenza e l'inclusione sociale" e "l'obbligo di ogni individuo di rispettare le leggi in vigore nello Stato membro in cui ritrova"; la limitazione della procedura di espulsione (direttiva 2004/38/CE) per cui la possibilità di allontanare un cittadino comunitario si inquadra "entro certi limiti molto precisi", ovvero in presenza di motivi di ordine pubblico, pubblica sicurezza, sanità pubblica, che non possono essere invocati per fini economici; la condanna delle affermazioni del vicepresidente Frattini.

In sostanza, l'affermazione che se un cittadino comunitario è tenuto a rispettare le leggi e le norme della nazione in cui si trova, è altrettanto vero che questa stessa deve a sua volta rispettare i limiti della regolamentazione comunitaria: uno stop netto a qualsiasi forma di espulsione generalizzata e il richiamo a garantire le procedure anche nell'applicazione degli allontanamenti. Ovvero: i provvedimenti devono essere proporzionati e fondati esclusivamente sul comportamento personale dell'individuo; e questi deve essere informato sulle motivazioni dell'allontanamento avendo riconosciuta anche la possibilità di ricorrere. Questi sono i paletti posti da Bruxelles e che "qualsiasi legislazione nazionale deve rispettare", mentre le espulsioni collettive "sono proibite dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo". La risoluzione poi insiste sulla necessità di "lottare contro ogni forma di razzismo e xenofobia", in particolare garantendo la protezione dei diritti dei Rom e la loro integrazione, "una sfida per l'Unione nel suo complesso".

Altro punto toccato dal testo approvato oggi, il caso Frattini. Con 290 sì, 220 no e 21 astenuti, infatti, le affermazione del vicepresidente sono state condannate perché "contrarie allo spirito e alla lettera della direttiva 2004/38/CE", che al contrario "gli si chiede di rispettare". La risoluzione chiaramente si riferisce a quanto dichiarato dall'eurodeputato al quotidiano di Caltagirone sul tema sicurezza. In riferimento alla comunità rom, Frattini aveva espresso il suo convincimento che bastasse "entrare in un campo nomadi a Roma, ad esempio sulla Cristoforo Colombo e chiedere a chi sta lì: tu di che vivi?". Ebbene, concludeva Frattini, "se quello risponde non lo so, lo si prende e lo si rimanda in Romania. Così funziona la direttiva europea. Semplice e senza scampo", chiudeva "l'esperto". Una posizione che ha provocato, nonostante il tentativo di smentita del protagonista, la piccata reazione delle due europarlamentari liberaldemocratici rumena e ungherese, Adina Iona Valean e Victoria Mohacsi, che hanno indicato nel comportamento del collega italiano un modo per soffiare sul fuoco -sempre accesso- della xenofobia. Per i popolari europei e gli altri partiti di destra, il passaggio su Frattini è soltanto un attacco personale al vicepresidente ordito dalla sinistra italiana.

Nel nostro Paese, la risoluzione odierna è stata accolta con attenzione soprattutto dal centrosinistra, con Cesare Salvi (Sd), presidente della Commissione Giustizia di Palazzo Madama, che ha esortato il Senato "a partire dalle votazione in commissione della prossima settimana, a tenerne conto"; mentre il ministro di Rifondazione Paolo Ferrero ci vede la riprova della correttezza della posizione assunta dal suo partito: "La risoluzione del parlamento europeo -ha commentato- dà piena ragione alle richieste di modifica sul decreto sulle espulsioni (...) le nostre proposte non rappresentano le fantasie di qualche estremista". Il riferimento, ha spiegato lo stesso, è alla necessità di definire meglio la fattispecie per cui è possibile l'espulsione, la non possibilità di espellere unicamente per ragioni economiche, la necessità di garantire attraverso la magistratura i diritti dei cittadini comunitarie e la necessità di avere misure ferme contro il razzismo. Pasqualina Napoletano, vicepresidente del Pse e firmataria del documento, ha posto l'accento sul come Bruxelles abbia voluto sottolineare come "la sicurezza dei cittadini va perseguita nel rispetto del diritto e con mezzi appropriati" perché "nessun provvedimento repressivo può avere caratteristiche di massa contro etnie e nazionalità".

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il