Cartelle Equitalia rottamazione proroga bocciata oggi martedì cartelle esattoriali: ora cosa succede e regole Agenzia Entrate

Agenzia delle entrate ed Equitalia sono alla prese con problemi e divergenze di vedute sulle regole da applicare sulla rottamazione delle cartelle.

Cartelle Equitalia rottamazione proroga

Cartelle Equitalia: problemi regole differenti



AGGIORNAMENTO: Il tentativo di far confluire nell'emendamento al Decreto Terremoto lo slittamento del termine ultimo per presentare le domande di rottamazione delle cartelle Equitalia dal 31 marzo al 21 aprile si è rivelato un flop. La bocciatura oggi martedì 14 Marzo della commissione Ambiente della Camera rende necessario l'intervento diretto del Governo Gentiloni atteso a promulgare un Decreto Legge ad hoc.

Mentre crescono le possibilità della proroga della scadenza per aderire alla rottamazione delle cartelle Equitalia dal 31 marzo al 21 aprile, Agenzia delle entrate ed Equitalia sono alla prese con problemi e divergenze di vedute sulle regole da applicare. Per quanto riguarda i ruoli definibili, secondo Equitalia, in caso di ruoli, non si possono considerare quelli trasmessi dal 16 dicembre 2016 in avanti che si intendono presi in consegna a gennaio 2017. La vede diversamente l'Agenzia delle entrate per cui sono definibili tutti i flussi di ruolo materialmente inviati entro il 31 dicembre 2016. Si tratta peraltro di una informazione non facilmente reperibile in automatico.

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E non si tratta dell'unico problema sulle cartelle da rottamare perché in merito alle precedenti rateazioni, secondo Equitalia, la possibilità per il debitore di conservare la dilazione precedente non pagando la rata di luglio della definizione vale con riferimento a tutti i piani di rientro vigenti alla data di proposizione della domanda di definizione. Ma per l'Agenzia questa possibilità dovrebbe valere solo per le rateazioni esistenti al 24 ottobre 2016. La questione è se la stessa regola operi anche per la sospensione delle rate in scadenza tra gennaio e luglio 2017. C'è invece intesta su due punti:

  1. la presentazione dell'istanza di per sé è manifestazione di volontà sufficiente a determinare l'ingresso nella definizione agevolata:
  2. la definizione si perfeziona solo con l'integrale e tempestivo pagamento di tutte le rate.

E ancora: secondo le Entrate, la rinuncia al giudizio non si traduce nella rinuncia al ricorso ma confluisce nella cessazione della materia del contendere con compensazione delle spese. Secondo l'Agenzia delle entrate se l'affidamento definito rappresenta solo una porzione dell'ammontare in contenzioso, la lite prosegue per la differenza. Infine, per Equitalia, in caso dilazione pendente al 24 ottobre 2016, il debitore deve pagare non solo le rate in scadenza tra ottobre e dicembre 2016 ma anche quelle scadute prima, entro marzo 2017. E sempre secondo Equitalia è possibile revocare l'istanza di definizione entro la fine marzo 2017.

In questo conteso, miliardi sottratti al fisco e migliaia di cause che sommergono le commissioni tributarie e rischiano di intasare, fino a bloccare, la sezione civile della Cassazione. Si attestano sopra i 30 miliardi anche nel 2016 i nuovi ricorsi davanti alla giustizia tributaria, alle prese con 450.000 cause pendenti. Ma a crescere è anche il contenzioso arretrato davanti all'Alta Corte, tanto che l'esecutivo sta valutando se intervenire con una nuova rottamazione delle liti, nella scia delle cartelle esattoriali. Un'idea che subito ha fatto pensare alla manovra sui conti pubblici che l'esecutivo sta preparando ma che non è per ora nel novero di quelle misure ma risponde all'appello della magistratura tributaria e della Cassazione. A lanciare l’allarme e a chiedere interventi di emergenza è stato lo stesso primo presidente della Consulta.

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di Chiara Compagnucci pubblicato il