Rinnovo contratti statali, dipendenti pubblici 2017: aumento 85 euro a metà o solo per metà dei dipendenti nel 2017

Nuove ipotesi nell'ambito della partita del rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici da portare necessariamente a casa.

Rinnovo contratti statali, dipendenti pu

Statali: regole nuove più rigide



Quegli 85 euro di aumento mensile nel contesto del rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici vanno presi per quello che sono. Ovvero come una intesa di massima tra esecutivo e forze sociali raggiunta quasi quattro mesi fa che ha solo indicato la strada da percorrere. Di certo non c'è alcunché per il semplice motivo che a Palazzo Chigi stanno ancora facendo fatica a far quadrare i conti e sono impegnati nella stesura di quel Documento di economia e finanza su cui cui sono puntati gli occhi della Comunità. Ma c'è un rinnovo contrattuale da portare necessariamente a casa per via della sentenza dell'Alta Corte e tra le ipotesi in pista per fare quadrare conti pubblici ed esigenze giudiziarie c'è quella di dimezzare, almeno per questo 2017, gli 85 euro ovvero ridurre della metà la platea dei beneficiari sulla base di scaglioni di reddito.

Aumento degli stipendi statali, conti pubblici e nuovi ingressi

Non solo rinnovo del contratto degli statali perché nel frattempo si sta mettendo in moto la macchina delle assunzioni ed è tutto pronto per lo sblocco del turnover nei Comuni. In settimana è in programma un vertice tra il ministro per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione e i diretti interessati per definire la misura che vede in ballo migliaia di assunzioni in tutta Italia. L'intenzione è riaprire del tutto le porte nei piccoli municipi: per uno che esce un altro entra e sempre nel contesto della sostenibilità economica. Per il resto il tetto, ora fermo al 25%, verrebbe alzato. Il tutto dovrebbe confluire nel decreto sugli enti locali, in arrivo in Consiglio dei ministri entro il mese, ma non è escluso un blitz nei prossimi giorni.

I dettagli devono essere ancora messi a punto e l'incontro servirà a questo. Ma l'impostazione è chiara: doppia o multipla soglia per riaprire i rubinetti da subito nelle realtà di ridotte dimensioni. Si deve però stabilire cosa si intende per piccoli Comuni. Probabilmente l'asticella si fermerà a quelli sotto i 5.000 o 10.000 abitanti, la stragrande maggioranza, ma c'è anche chi spinge per coprire tutti quelli sotto i 15.000. Non sarà solo la taglia a fare la differenza, anche i criteri con cui tornare a reclutare saranno differenziati, dando priorità alle figure professionali a diretto contatto con i cittadini come già avvenuto per maestre di nidi e asili e vigili urbani.

Nella riforma del pubblico impiego è anche indicata la strada delle assunzioni nelle Regioni e nelle Città metropolitane, con una norma sperimentale che consente di superare i vincoli attuali. Anche nelle amministrazioni centrali si comincia a vedere la luce. Per le assunzioni in aggiunta a quelle previste, ci sono 270 milioni di euro per quest'anno e il prossimo, più di 6.000 contratti. Sulla questione è intervenuto il sottosegretario alla Pubblica Amministrazione secondo cui la soglia del 25% appare troppo stretta e c'è il rischio di mettere a repentaglio i servizi per i cittadini. Un'apertura che ha fatto tirare un sospiro di sollievo al vicepresidente dell'Anci, per cui anche l'esecutivo si è reso conto dell'impossibilità di continuare il blocco.

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di Chiara Compagnucci pubblicato il