Voucher INPS: problemi abolizione e regole nuove. Non si possono usare i voucher già comprati. Soluzioni, cosa fare

I dati rivelano come nel corso del tempo sia diminuita la quota di voucher riscossi rispetto a quelli venduti.

Voucher INPS: problemi abolizione e rego

Non si possono usare i voucher comprati



Il punto è che non è stata creata un'alternativa ai voucher ovvero a uno strumento largamente utilizzato in Italia. Sono nel 2016 sono stati venduti 133,8 milioni i buoni lavoro dal valore nominale di 10 euro con un aumento percentuale del 23,9% rispetto al 2015. La loro abolizione potrebbe comportare il rischio vdi un aumento del lavoro nero. Non solo, ma nel decreto che ha abolito i buoni nessun riferimento a norme applicabili per quelli in circolazione fino al 31 dicembre. Stando ai dati che circolano, sono da spendere ancora circa 35 milioni di tagliandi. E la dimostrazione della fase di confusione attraversata è dimostrato dall'impossibilità di ottenere chiarimenti e precisazioni dall'Inps, il cui portale è andato ieri in corto circuito.

Non si possono usare i voucher già comprati

Nel corso del tempo è diminuita la quota di voucher riscossi rispetto a quelli venduti. Dal 2008 al 2012 la percentuale era superiore al 95%, nel biennio successivo è scesa a circa il 90%. In quel periodo, secondo quanto rilevato dall'Inps, la vita media, cioè il periodo che trascorre dall'acquisto alla riscossione, era di 40 giorni ed entro 4 mesi veniva incassato il 95% di quanto venduto. Nel 2015, però, la percentuale di riscosso è calata sensibilmente, a quota 81%. Per il 2016 non ci sono dati ufficiali sul riscosso, ma ipotizzando la stessa percentuale del 2015, a fronte dei 133 milioni di buoni venduti, quelli incassati sarebbero circa 105 milioni. Di conseguenza ne sarebbero avanzati 28 milioni circa. Tenuto conto che una quota sia stata incassata nei primi mesi del 2017 ma che al contempo dovrebbero essere stati venduti circa 20 milioni, quelli in circolazione potrebbero essere circa 35 milioni.

Cosa fare? Occorre ricordare come sui voucher Inps il testo approvato prevede un periodo di transizione fino al 31 dicembre 2017 per permettere di utilizzarli a chi li ha già acquistati. In questo lasso di tempo si punta e elaborare nuove norme che mettano uno strumento a disposizione delle famiglie per pagare ciò che oggi si paga con i voucher, e delle imprese per accedere in modo più semplice al mercato del lavoro. Quali potrebbero essere e quali sono gli strumenti adesso in vigore?

Il contratto di lavoro a chiamata è quello che più si avvicina all'impiego remunerato tramite voucher, perché consente di effettuare prestazioni distanziate nel tempo, in base alle necessità rilevate dal datore. Tuttavia, tranne che in alcuni settori, le giornate non possono essere più di 400 in un triennio. Il contratto di collaborazione, molto usato in passato, dal 2016 è soggetto a vincoli stringenti che ne limitano l'utilizzo. Se sono personali, continuative e organizzate dal committente vengono trasformate in contratti subordinati, a meno che siano svolte da iscritti ad albi professionali. Il contratto a tempo determinato può sostituire i voucher soprattutto nei casi di attività da svolgere con continuità in un periodo di tempo definito. Anche a fronte di proroghe e rinnovi non può però superare i 36 mesi complessivi (48 con deroga) tra lo stesso datore di lavoro e dipendente.

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di Chiara Compagnucci pubblicato il