Alleanza tra Fini e Casini e Veltroni per le riforme istituzionali. E poi ?

Come oramai la storia recente del nostro 'teatrino politico' insegna, le sette vite di Berluconi potrebbero ancora non essersi tutte esaurite.



"Si può indicare una strategia e si può anche mutarla. Ma non si può imporla agli altri. Sennò ci si ritrova da soli e con le risposte piccate che io e Casini abbiamo dato a Berlusconi".

Così Gianfranco Fini, ospite di Enrico Mentana a Matrix. Il passaggio di un discorso molto più ampio e articolato, che conferma tra le altre cose la crescita di intesa registrata in questi ultimi giorni tra i due ex-delfini del Cavaliere, ancora una volta apparso in questa giornata politica piuttosto in difficoltà. Ma, come oramai la storia recente del nostro "teatrino politico" insegna, le sette vite di Berluconi potrebbero ancora non essersi tutte esaurite.

Nelle ore precedenti la registrazione della puntata, il leader di An aveva già voluto sottolineare come le crepe del centrodestra erano ben evidenti da qualche tempo, in pratica ammettendo che lo stesso atteggiamento di Casini, che qualche mese dopo la sconfitta elettorale aveva scelto la via dello smarcamento dal capo di Forza Italia, doveva forse essere seguito con maggiore attenzione, dandogli più credito, rispetto quanto fatto da Fini e il suo partito. 

Il presidente di An non risparmia certo il "fu" alleato di Forza Italia, ribadendo che tutto quanto accaduto in questi giorni sia stata una "strategia unilaterale", che lascerà da solo il Cavaliere. Se poi dovesse cadere il governo Prodi entro breve, secondo Fini "non è detto che Berlusconi sarebbe automaticamente il leader della Cdl. D'altra parte -aggiunge sprezzante- è lui che l'ha sciolta dicendo che era un ectoplasma". Infine arriva il punto delicato dei vecchi e nuovi patti di coalizione, che segna un altro elemento di congiunzione con l'Udc. "Nel momento in cui la Cdl non c'è ognuno avrà le mani libere, e ognuno valuterà in base ai propri convincimenti e non a quelli di coalizione". Il riferimento è soprattutto al disegno di legge sulle tv e il tema della Giustizia. Il guanto di sfida è lanciato.

L'appoggio arriva da Casini, che dopo l'incontro con Walter Veltroni conferma la posizione del leader aennino, ricordando la sua posizione nell'ultima fase politica del centrodestra: "Da tempo ho dimostrato che io faccio ciò che voglio io e non quello che dice Berlusconi".

Nel colloquio con il segretario del Pd, Casini invece afferma che "il passo indietro - o meglio nessun passo avanti - riguarda il sistema di voto. Sulla legge elettorale, abbiamo confermarto la nostra preferenza per il modello tedesco, corredato dall'indicazione del premier". Quindi una timida apertura: "Si può anche far riferimento al cosiddetto Vassallum, ma con precise modifiche".

Veltroni, come di consueto, al contrario preferisce mettere in luce i progressi: "Oggi possiamo registrare un altro importante passo in avanti. Si è registrata infatti la disponibilità dell'Udc su due dei tre punti che a noi stanno a cuore: il pacchetto di riforme costituzionali in esame alla Camera e la modifica dei regolamenti parlamentari". Il sindaco di Roma li somma ai due registrati lunedì nel colloquio con Fini,e in un certo senso, a chiusura della conferenza stampa, Casini pare certificarli: "Noi sottoscriviamo la proposta di rivedere i regolamenti parlamentari. E per le riforme costituzionali (una sola Camera, riduzione dei parlamentari, più poteri al premier ndr) l'Udc continuerà a lavorare in Parlamento sul pacchetto di riforme in discussione alla Camera".

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il