Azouz Marzouk le intercettazioni che hanno portato al suo arresto lasciano attoniti

La celebrità appena assaggiata ha un sapore che sembra piacergli molto. Interviste, apparizioni in televisione, inviti a feste modaiole, serate in discoteca



Azouz , marito e padre di due delle vittime della strage di Erba, è in cella da solo, nel carcere di Vigevano, ma non in isolamento. Nel suo primo giorno di reclusione ha rifiutato pranzo e cena. Non ha chiesto giornali o libri.

Agli agenti di custodia ha ribadito di essere innocente e di non avere niente a che fare con le accuse che gli vengono contestate. Anche se, c'è da dire, il quadro che emerge dalle intercettazioni disposte dagli inquirenti, non depone a suo favore: in particolare, sembra che il tunisino avesse continuato anche in questi mesi, dopo la strage che ha cancellato la sua famiglia, a prendere ordinazioni per partite di stupefacenti.

È il 5 aprile dell' anno scorso. Azouz Marzouk parla al telefono con un amico. «Sai che ti dico? Che sono stati i mesi più belli della mia vita. Pensa che mi hanno perfino proposto soldi in cambio di sesso. Sono arrivati a dirmi quanto vuoi per una scopata?». La celebrità appena assaggiata ha un sapore che sembra piacergli molto. Interviste, apparizioni in televisione, inviti a feste modaiole, serate in discoteca. Tutti pazzi per Azouz, e lui a volte si fa pagare, altre no. Ogni volta, comunque, fatica a frenarsi, come gli consigliano amici, avvocati, parenti.

«Guarda che non puoi andare al Grande Fratello, chissà cosa diranno di te. Non esporti così tanto. Fahmi, diglielo anche tu...» gli ha spiegato in più di un'occasione il cugino Bohren, chiedendo il conforto del fratello di Azouz, appunto, Fahmi (Bohren e Fahmi sono fra gli arrestati di ieri). Nelle oltre 500 pagine di ordinanza di custodia cautelare il capitolo su Azouz Marzouk è lungo, dettagliato. Per descrivere la sua personalità e per far capire al giudice delle indagini preliminari chi è quel ragazzo, il pubblico ministero scrive che alcune delle intercettazioni allegate all' inchiesta «lasciano allibiti». Per la spregiudicatezza dell'indagato, sottintende la procura, soprattutto alla luce dell'immagine pubblica che Azouz ha fatto passare di sé. E nelle carte si citano alcuni dei fatti accertati.

Per esempio l'intercettazione ambientale registrata nella macchina di Azouz il 4 gennaio 2006. Raffaella Castagna, sua moglie, e Youssef, il suo bambino di due anni, non erano ancora stati sepolti. Olindo Romano e Rosa Bazzi, i due vicini di casa autori della strage, non erano ancora stati arrestati. Di Azouz si parlava e si scriveva ormai da settimane come del «tunisino accusato ingiustamente del massacro ». Ecco. Lui la sera del 4 gennaio era appartato in auto con un'amica italiana per una pausa di sesso. Niente di illecito. Quello che «lascia allibiti» gli investigatori è che lei, amica della moglie uccisa di Azouz, dice «non so se facciamo bene. Io mi sento in colpa».

E lui: «Perché? Non devi sentirti in colpa. Non hai colpe. Facciamolo senza raccomandazioni...», dove per raccomandazioni si intuisce che voleva invece dire «precauzioni». Poi il tunisino confessa che «è la prima volta che lo faccio in macchina» e lei lo redarguisce: «E allora avresti potuto anche portarmi in un posto più bello». La tragedia. E il suo passato da spacciatore. Forse si sentiva già protetto dalla sua improvvisa notorietà, Azouz. E avere a che fare ancora con la droga non lo preoccupava più di tanto. Le cimici e i telefoni l'hanno registrato: «Tanto non ci prenderanno mai».

Arrestato per droga nell' aprile del 2005 e rilasciato con l'indulto ad agosto del 2006, Azouz si sentiva al sicuro, convinto di aver già pagato il suo conto alla giustizia. Non più di un mese fa un'amica ave va messo in guardia lui e i suoi parenti: «Con quella roba state facendo delle grandissime stronzate. Avevate giurato di non farlo più». Lui le aveva riso in faccia e aveva continuato a parlare con i suoi cugini. In un'altra intercettazione ambientale è sempre lui che spiega al suo interlocutore del momento: «A me quando qualcuno mi dice di non sniffare sniffo ancora di più, per ripicca ».

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il