Pensioni ultime notizie quota 100, mini pensioni, quota 41 province e l'ennesimo incredibile paradosso

I paradossi delle province: ancora un esempio di caso all’italiana e le conseguenze per il rilancio di importanti novità per le pensioni

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Pensioni ultime notizie e ultime, ultimissime notizie e pensioni novità (AGGIORNAMENTO ore 16:01): Non convince la richiesta di un budget maggiore a favore di questi enti, anziché sulle novità per le pensioni, considerando che ne era stata annunciata l'abolizione. In realtà gli enti intermedi sono ancora vivi e parte la cancellazione di qualche carica elettiva, come ricordano le ultime e ultimissime notizie, poco o nulla è cambiato.

Pensioni ultime notizie e ultime, ultimissime notizie e pensioni novità (AGGIORNAMENTO ore 19:15). Con una decisione di tutti gli schieramenti attuata a differenza per le novità per le pensioni dove gli accordi sembra e sembravano sempre esserci per poi nelle ultime notizie e ultimissime scomparire sempre, i budget per le province saranno ancora una volta stanziati, gli ennesimi di una luna serie.

Pensioni ultime notizie e ultime, ultimissime notizie e pensioni novità (AGGIORNAMENTO ore 23:30):  Le province dovevano essere chiuse e ora, invece, gli vengono dati continuamente budget senza i limiti che ogni volta vi sono per le novità per le pensioni. E ancora adesso nelle ultime notizie e ultimissime sono già pronti ulteriori budget provenienti trasversalmente.

I paradossi relativi alle Province non accennano a concludersi: dopo la decisa abolizione di alcune province, che avrebbe dovuto portare a notevoli risparmi, ma che di fatto continuano ad esistere come costi, non portando alcun reale risparmio, le ultime notizie continuano a riportare casi, esempi, vicende che dimostrano quanto il nome di queste stesse province sia stato cancellato senza, concretamente, cancellarne relativa attività.

Situazione attuale delle province e costi

La situazione attuale delle province al momento è la seguente: nonostante la conversione, nell’ormai lontano 2014, del decreto legge Delrio, che prevedeva una riorganizzazione delle province da rendere enti di secondo livello, senza più elezioni dirette, sostituite da assemblee formate dai sindaci dei Comuni che fanno parte della provincia; da un presidente; e dal consiglio provinciale, le province di fatto esistono ancora. E il più grande paradosso che emerge non è solo rappresentato dal fatto che nonostante un'abolizione sulla carta, le attività pratiche delle province continuino ad essere portate avanti, ma anche dal fatto che a fronte di stimati tagli previsti per quest'anno, ma scomparsi dall'iter economico dopo l'esito della consultazione popolare dello scorso dicembre, le richieste di soldi per il 'mantenimento' per le province sono di ben 650 milioni di euro, necessari per pagare stipendi, nonostante il deciso taglio dei dipendenti, e per assolvere a tutti i compiti comunque previsti.

Tanta, dunque, ancora la confusione relativa al provvedimento di abolizione delle province, pochissimi, se non proprio nulli, i risparmi ottenuti e ora, stando a quanto riportano le ultime notizie, si tornano a ancora a chiedere ancora soldi per poterle far funzionare. E quel gran piano di tagli agli sprechi che nelle intenzioni avrebbe dovuto rappresentare il vero fiore dell’occhiello dell’insieme di misure volte a tagliare spese inutile, con l’obiettivo di ricavare importanti risorse economiche, si è trasformato in un ulteriore paradosso, considerando il fatto che piuttosto che incassare risparmi dalle province da impiegare in eventuali ulteriori misure fondamentali come le novità per le pensioni bisognerà dare ulteriori soldi.

Paradosso novità pensioni per le province mentre ancora si attendono novità per le pensioni per tutti

Altro paradosso relativo alla questione abolizione delle province, impossibile da non sottolineare, è quello relativo ai piani di uscita anzitempo dalla propria occupazione messi a punto proprio per sostenere i dipendenti, e con condizioni particolarmente vantaggiose, in vista di una loro cancellazione. Stando alle ultime notizie, infatti, circa 20mila dipendenti sono rimasti in Provincia dopo la mobilità che ne ha distribuiti altri 23mila fra Comuni, Regioni, uffici giudiziari per una spesa, tra uscite anzitempo e costi correnti, di circa 4,8 miliardi all’anno. Sarebbero, infatti, 3mila i dipendenti delle province che hanno smesso anzitempo con possibilità di uscita con le vecchie regole pensionistiche, decisamente molto più vantaggiose delle attuali e meno rigide. Di fatto, però, i loro posti di impiego ancora esistono e ciò significa aver goduto di una sorta di beneficio pensionistico, da una parte; rappresentare un ulteriore costo, dall’altra, e non portare nessuno di quei risparmi che, in generale, avrebbero potuto permettere di accumulare soldi da impiegare in successivi interventi positivi per tutti, novità per le pensioni importanti per tutti comprese.

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di Chiara Compagnucci pubblicato il
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