Riforma pensioni Fornero, Ape Social per pochi aspettati di vita ben più determinanti

Più che Ape social revisione del sistema delle aspettative di vita per profonde e importanti novità per le pensioni: i due sistemi

Riforma pensioni Fornero, Ape Social per

Riforma pensioni oltre Ape Social aspettative vita



Pensioni ultime notizie e ultime, ultimissime notizie e pensioni novità (AGGIORNAMENTO ore 19:50): C'è l'Ape social a rappresentare una delle novità per le pensioni più interessanti, ma non è affatto quella più completa e risolutrice. E non convince neanche l'insistenza con cui l'esecutivo sta valutando nelle ultime notizie e ultimissime una copertura maggiore considerando le tante ipotesi alternative da poter prendere in considerazione.

Pensioni ultime notizie e ultime, ultimissime notizie e pensioni novità (AGGIORNAMENTO ore 10:15): Nonostante alcuni elementi che si potrebbero migliorare per l'Ape Social, la novità per le pensioni davvero più importate sarebbe quella delle aspettativa di vita che, invece, vede uno scontro nelle ultime notizie e ultimissime tra le parti

Pensioni ultime notizie e ultime, ultimissime notizie e pensioni novità (AGGIORNAMENTO ore 23:30): La concetrazione massima è data al momento sull'Ape Social, ma in realtà è una novità per le pensioni assai limitata su differenti aspetti. Sarebbe molto meglio concentrarsi nelle ultime notizie e ultimissime sulle aspetttiva di vita

E' stato approvato già un bel po’ di tempo fa ormai un decreto attuativo dei tre attesi sulle ultime novità per le pensioni di Ape volontaria, ape social e quota 41 ad essa collegata: si tratta dell’atto relativo all’Ape social. Ma dopo la sua presentazione ufficiale, il nulla, nell’attesa di tutti gli altri decreti relativi anche all’Ape volontaria. Sono solo le ultime novità per le pensioni approvate dal precedente esecutivo, che avrebbero dovuto già essere in realtà in vigore dallo scorso mese di maggio ma per cui ancora si attende. Fortemente critici nei confronti di queste novità per le pensioni diverse forze, tra cui Carroccio e pentastellati in prima fila, che hanno parlato di misure fortemente limitate, visti i requisiti richiesti e i tantissimi paletti posti, e positive esclusivamente per gli istituti.

Tuttavia, c’è chi parla di queste ultime novità per le pensioni di misure indennitarie più che di vere e proprie novità per le pensioni, considerando che non si tratta di modifiche alle attuali regole pensionistiche in vigore, lasciando di fatto inalterato l’attuale sistema, e soprattutto che si tratta di novità rivolte a pochissimi, che non permettono, dunque, a tutti di anticipare l’uscita dalla propria occupazione. Proprio questa forte ristrettezza di platea di beneficiari di queste novità per le pensioni sta portando al ritorno in auge della necessità di revisione, o blocco totale, del meccanismo delle aspettative di vita. Solo questo provvedimento, infatti, potrebbe effettivamente incidere su cambiamenti reali dell’attuale sistema.

Ape social: ultime notizie, requisiti e per chi vale

L’Ape social, come è stato spesso ripetuto, più che rappresentare una vera e propria novità per le pensioni, rappresenta più una misura di sostegno, considerando che si tratta di un provvedimento rivolto esclusivamente a determinate categorie di persone considerate svantaggiate, come:

  1. chi è rimasto senza impiego;
  2. invalidi e malati gravi;
  3. coloro che svolgono occupazioni cosiddette faticose.

L’Ape social senza oneri permette di anticipare l’età pensionabile di tre anni, a patto che siano stati maturati almeno 30 o 36 anni di contributi, e solo a determinate categorie di persone, come appena detto. In particolare, possono accedere all’Ape social:

  1. coloro che sono rimasti senza occupazione e abbiano almeno 30 anni di contributi, a condizione di aver esaurito da almeno tre mesi tutti i sussidi di disoccupazione;
  2. gli invalidi che abbiano maturato almeno 30 anni di contributi e abbiano una percentuale di invalidità dal 74% in su, e vale anche per parenti che assistono da almeno sei mesi parenti invalidi di primo grado, come figli o genitori, o coniuge convivente;
  3. coloro che sono impegnati in occupazioni faticose che abbiano maturato 36 anni di contributi e svolgano una delle attività inquadrate come faticose.

I lavoratori cosiddetti faticosi che possono richiedere l’Ape social senza alcun costo sono, però, solo coloro che rientrano nella lista delle occupazioni specificatamente considerate faticose. E la lista comprede:

  1. facchini;
  2. infermiere ed ostetriche;
  3. lavoratori impiegati nel settore edile;
  4. spazzini;
  5. maestre d’asilo nido ed educatori di asilo;
  6. lavoratori addetti all’estrazione e alla lavorazione dell’amianto;
  7. addetti all'assistenza personale di persone non autosufficienti;
  8. macchinisti e personale viaggiante ferroviario;
  9. autisti di mezzi pesanti e camion;
  10. conduttori di gru, di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni;
  11. conciatori di pelli e di pellicce.

Chi richiederà l’Ape social riceverà direttamente dall’ente di gestione delle pensioni un importo pari a quello del trattamento pensionistico certificato al momento della richiesta, fino ad un importo massimo di 1.500 euro lordi e la richiesta per l’Ape social dovrà essere effettuata presentando all’ente di gestione delle pensione tutta la documentazione necessaria per accertare la sussistenza dei requisiti richiesti e sarà poi l’ente stesso ad effettuare le verifiche relative a stato anagrafico e contributivo del richiedente ed erogare la mini pensione finale. Si tratta, tuttavia, di una novità per le pensioni che avrebbe dovuto essere in vigore già dallo scorso primo maggio e che nonostante l’atto finale essa relativo arrivato non è ancora entrata in vigore, nell’attesa di tutti gli altri atti finali relativi alla novità per le pensioni di mini pensione con oneri.

Revisione o blocco del sistema delle aspettative di vita

Se l’Ape social rappresenta solo un’altra novità per le pensioni tampone, sperimentale, solo per pochi e che rischia di rivelarsi inefficace e solo un ennesimo inutile spreco di soldi, le ultime notizie confermano che impegnarsi per la revisione del meccanismo delle aspettative di vita potrebbe effettivamente cambiare le cose. E il motivo è piuttosto semplice: secondo quanto stabilito dall’attuale legge pensioni firmata Fornero, l’età pensionabile dovrebbe aumentare ogni due anni, di tre, quattro mesi, in base al variare delle aspettative di vita Istat. Il principio è piuttosto semplice: poiché si vive più a lungo, si può anche lavorare di più. E in virtù di questo principio, esattamente come capitato dal 2016, quando l’età pensionabile passò da 66 anni e tre mesi a 66 anni e sette mesi, dal primo gennaio 2019, l’età pensionabile dovrebbe subire un ulteriore scatto e passare a 67 anni. Altro scatto, come confermano le ultime notizie, dovrebbe avvenire poi dopo ulteriori due anni, vale a dire nel 2021. E si tratta di scatti che, come detto, dipendono dall’adeguamento alle aspettative di vista Istat che crescono.

Questo, per lo meno, è il ragionamento in generale e che era stato fatto ai tempi dell’entrata in vigore dell’attuale riforma pensioni quando effettivamente l’aspettativa di vita cresceva.  Ma oggi le ultime notizie dimostrano come queste stesse aspettative di vita non siano più riviste all’insù tanto da poter obbligare i lavoratori in attività a rimanere a lavoro sempre più a lungo, soprattutto quando sono impiegati in occupazioni particolari e pesanti, come le attività faticose, o quando si tratta di impiegati che hanno iniziato a lavorare da giovanissimi, a 14, 15 anni e per cui chiaramente risulta difficile continuare a lavorare fino a 67 anni, pur avendo maturato, tra l’altro, l’anzianità contributiva richiesta. Ma venendo meno la crescita dell'aspettativa di vita dovrebbe venire meno lo stesso principio che prevede un aumento dell'età pensionabile: mancando l'una dovrebbe mancare anche l'altro.

Per evitare distorsioni e che l’obbligo di rimanere a lavoro sempre più a lungo possa rivelarsi sempre più pericoloso e negativo, come del resto confermano le ultime notizie su morti e incidenti sul lavoro, fortemente in aumento tra gli over 60, le ultime notizie puntano sulle richieste di revisione o totale blocco di questo meccanismo di adeguamento dell’età pensionabile all’aspettativa di vita. Bloccando questo sistema, forse anche solo per un po’, l’età di uscita dal lavoro resterebbe per ora sulla soglia dei 66 anni e sette mesi, che è comunque una soglia già elevata, se consideriamo che in altri Paesi, come Germania o Francia, si va in pensione molto prima, a 62 anni, modificando però i requisiti di pensione mantenendoli sempre sullo stesso livello. Sembrerebbe, dunque, una necessità quella di rivedere il sistema delle aspettative di vita ma il timore è che difficilmente si riesca a far qualcosa di concreto anche in questo senso.  

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di Marianna Quatraro pubblicato il