Conti deposito Luglio 2017: prospettive rialzo tassi e tensione spread Btp-Bund. Offerte con tassi di interesse più alti

Rendimenti, costi, tassi di interessi, condizioni e spese dei conti deposito vanno inquadrati nel contesto economico generale.

Conti deposito Luglio 2017: prospettive

Conti deposito: prospettive rialzo tassi



Si prospetta un periodo di grande turbolenza sul fronte economico con ripercussioni anche per i piccoli risparmiatori. Quelli cioè che fanno riferimento ai conti deposito come fonte di guadagno, seppur con rendimenti limitati. Una prima panoramica su rendimenti, costi, tassi di interessi, condizioni e spese è contenuta in questa pagina, in cui tra le proposte in evidenza ci sono quelle di Che Banca!, Widiba, Banca Dinamica e Banca Progetto. La ripresa nell'Eurozona è sempre più forte, le differenze tra i Paesi si vanno attenuando così come i rischi al ribasso. Ma è ancora troppo presto per chiudere il rubinetto del quantitative easing perché l'inflazione non è nemmeno vicina al target.

L'ottimismo di Draghi: la ripresa c'è

Il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi, in audizione davanti alla commissione economica del parlamento europeo, assicura che il sostegno straordinario proseguirà ancora per un po' di tempo. Ma gli Stati, soprattutto quelli ad alto debito e bassa crescita, come l'Italia, devono fare di tutto per rafforzare la propria ripresa, perché quando i tassi ricominceranno a salire, pagheranno un conto salato sugli interessi. Francoforte è anche pronta alla Brexit: garantirà il sostegno alle banche che dovranno trasferire le proprie attività nella zona euro.

Draghi si dice fermamente convinto che una quantità straordinaria di supporto alla politica monetaria è ancora necessaria per riassorbire l'attuale livello di risorse non utilizzate e perché l'inflazione rientri e si stabilizzi in modo duraturo intorno al 2% nel medio termine. Il quadro comunque sta certamente migliorando e secondo Draghi la ripresa sta diventando sempre più solida e continua ad ampliarsi, la disoccupazione è scesa al livello più basso dal 2009, la fiducia di consumatori e imprese è salita.

Ma le pressioni sull'inflazione e quelle domestiche dagli stipendi, sono ancora insufficienti a sostenere una duratura convergenza sull'inflazione verso l'obiettivo di medio termine e quindi c'è ancora bisogno di condizioni del credito molto accomodanti. Detto in altre parole, nonostante i primi segnali di una ripresa dell'inflazione, è ancora molto presto per pensare di cambiare posizione sulla politica monetaria. La Banca centrale europea continua quindi a fare la sua parte, anche perché le misure stanno funzionando. Sostenendo i redditi nominali, le misure di politica monetaria stimolano gli investimenti e i consumi, che sono precondizioni perché l'inflazione torni sotto, ma vicino, al 2%.

Poi una economia più dinamica, nel tempo, favorirà un sano ritorno a tassi di interesse più alti, ha aggiunto. Però anche gli Stati membri devono fare la loro parte. Le prospettive economiche dell'eurozona stanno migliorando e i rischi al ribasso sono moderati, ma questi segni positivi non devono distrarre dalla necessità di un crescita economica strutturale più ferma ed elevata, ha detto Draghi. Ciò che serve è una maggiore produttività, che a sua volta ha bisogno di innovazione, per questo le riforme strutturali sono essenziali: soprattutto per quei Paesi, come l'Italia, altamente indebitati e con una ripresa che fatica a decollare.

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di Chiara Compagnucci pubblicato il