Consumi Pane e Pasta in diminuizione nel 2007. E la spesa ai supermercati nel 2008 costerà 400 euro

Codacons ed altre associazioni denunciano le grave speculazioni adottate sulla vendita dei prodotti primari a seguito dello sciopero degli autotrasportatori



Crollate le vendite di pane, pasta, frutta e verdura, a causa dei rincari ingiustificati e delle manovre speculative degli ultimi mesi. La denuncia arriva da Codacons, Federconsumatori e dalla Coldiretti e la Cia che puntano il dito contro le speculazioni che sono seguite anche al lungo sciopero degli autotrasportatori. Basandosi sui dati Istat sul commercio al dettaglio ad ottobre e quelli relativi agli acquisti domestici degli italiani del panel Ismea Ac Nielsen nei primi dieci mesi dell’anno, la Coldiretti ha rilevato che la quantità di pane consumato per uso domestico dagli italiani è scesa nel 2007 per la prima volta sotto il milione di tonnellate, un calo del 7 per cento. Stessa sorte per la pasta di semola che ha fatto registrare una riduzione del 3,9 per cento. Stessa sorte per i consumi dei prodotti ortofrutticoli. Secondo la Cia, Confederazione italiana agricoltori, nei primi dieci mesi dell’anno si è avuto un crollo di oltre il 5,6 per cento. Tuttavia, la spesa sostenuta dagli italiani per frutta e verdura, nonostante i minori acquisti, è cresciuta tra il 5 e il 7 per cento proprio per la miccia esplosiva innescata sul fronte dei prezzi.
Se si vuole davvero consentire una ripresa dei consumi, secondo il Codacons, l’unica soluzione è una riduzione generalizzata dei prezzi di almeno il 10 per cento. ” Oggi - sottolinea il presidente dell’associazione, Carlo Rienzi - un chilo di spaghetti costa il 27 per cento in più rispetto al 2006, mentre un chilo di pane il 17 per cento”.
Secondo Rosario Trafiletti, presidente Federconsumatori, se l’aumento dei prezzi dei prodotti agroalimentari che non accennerà a diminuire, la famiglia italiana spenderà oltre 400 euro all’anno in più per il 2008, con un incremento del 7 per cento.
“Sono necessari quindi urgenti interventi di calmieramento e di abbattimento dei prezzi – ha concluso Trafiletti - almeno della stessa percentuale in cui sono aumentati. Altrimenti si corre il rischio non solo di peggiorare la qualità della vita delle famiglie con un abbassamento dei consumi, ma anche una forte perdita di remunerazione dell’intero apparato produttivo”.

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