Giovani, in Sicilia record Neet in Europa. Dati negativi in tutta Italia lavoro e studio ragazzi

La nuova fotografia del mercato dell'occupazione e dello stato della disoccupazione ma anche della formazione dei ragazzi italiani non è affatto incoraggiante. Come invertire la rotta?

Giovani, in Sicilia record Neet in Europ

Pochi laureati italiani e facoltà sbagliate



Li chiamano “Neet” e sono la dimostrazione plastica di un fallimento. Sono per lo più ragazzi, compresi tra un’età di 15 e 29 anni, che non studiano e non lavorano. Un fenomeno sociale che inquadra il baratro in cui precipita una percentuale comunque intollerabile per un paese civile come l’Italia e che in Sicilia, dati Istat, tocca addirittura quasi il 40%.

Non basta la difficoltà a trovare un'occupazione stabile a spingere i giovani sulla strada della formazione per il conseguimento di una laurea da far fruttare in seguito. E non è stata sufficiente la recente riforma dell'università italiana che ha facilitato i corsi di studi, introducendo la ben nota formula del 3+2. Stando infatti ai dati più recenti raccolti dall'Ocse, il numero dei laureati nel nostro Paese è inferiore rispetto a quanto accade nel resto dell'Unione europea. E poi c'è un altro dato, quello dell'Eurostat che certifica che i giovani italiani una vota diplomati o laureati sono tra i principali Neet in Europa ovvero quelli che arrivati ad un certo punto non studiano e non lavorano, e spesso delusi non ricecano neppure l'occupazione. I giovani italiani sono svogliati e pigri o c'è qualche altra ragione alla base di questi record? Un dato sembra utile per fornire un primo orientamento senza abbandonarsi a facili risposte. Stando ai dati della stessa Ocse, i lavoratori italiani dedicano alla propria occupazione un tempo maggiore rispetto a quello dei tedeschi, considerati i più votati al lavoro.

Record Neet in Sicilia e disoccupazione a livello europeo

A livello europeo, i giovani italiani sono i Neet maggiori, ovvero sono quei ragazzi tra i 18 e 24 anni di età che nè vanno avanti con gli studi di laurea o post diploma, nè cercano lavoro, anzi sono piuttosto delusi e non ccredono di riuscire a trovare una occupazione. In questa poco invidiabile graduatoria siamo il 26%, una media fortemente peggiorata dalla Sicilia con il 41,11% che rappresenta la ragione con il numero di Neet maggiore in assoluta in tutta Ue. Seconda è una regione bulgara, chiamata Severozapeden. Da ricordare che la media europea è del 15,2%

Poche speranze, e forse, scariso impegno, ma anche tanta disoccupazione giovanile come già sappiamo ma che viene sottolineato sempre da Eurostat con la Sicilia che ha solo il 40,1% degli occupati, la Puglia il 44,1%, la Campania il 41,2% e la Calabria solo il 39,6% quando la media degli occupati in età attiva a livello europeo è del 71,1% mentre in generale l'Italia è ferma al 57,2%

Pochi laureati italiani e in facoltà sbagliate

Il rapporto Education at a Glance 2017 (Uno sguardo sull'educazione) dell'Ocse si rivela interessante al di là dei dati principali. Perché se è vero che i laureati italiani sono in numero inferiore rispetto a quelli dei Paesi esteri, allo stesso tempo emerge come in troppi scelgono la facoltà sbagliata. Chiariamolo subito: per sbagliata intendiamo quella che offre minori possibilità di impiego, al di là dei desideri e delle attitudini personali. In buona sostanza, i ragazzi si indirizzano in massa verso le facoltà umanistiche anziché le più quotate scienza, tecnologia, ingegneria e matematica. Il risultato? Difficoltà a inserirsi nel mondo del lavoro, innanzitutto.

Con un primo corollario: le scarse aspettative dei ragazzi sulla formazione universitaria. E un secondo: nel corso degli ultimi anni, la proporzione dei giovani 20-24enni che non lavorano, che non studiano o che non seguono un percorso di formazione (i cosiddetti neet) è aumentata in Italia in quote superiore rispetto a qualsiasi altro Paese dell'Ocse. E poi ci sono le consuete rilevazioni delle differenze di genere e tra territori. A rimetterci sono soprattutto le donne, la maggior parte delle quali laureate in discipline umanistiche anziché scientifiche ovvero a un minor tasso di occupazione. E se il Lazio è la regione con il più alto tasso di laureati, agli ultimi gradini della classifica ci sono la Puglia e la Sicilia. A proposito, gli studenti che si laureano per la prima volta hanno quasi sempre meno di 30 anni di età e si laureano in media all'età di 25 anni.

Eppure si lavora più dei tedeschi. Cosa fare?

Sorprendere notare come fino a pochi anni fa, Italia e Germania si caratterizzavano per lo stesso numero di ore lavorative settimanale. Ma di recente si è allargata la forchetta con gli italiani che trascorrono più tempo nel posto di lavoro e i tedeschi che ritagliano più tempo libero. Come uscire da questa situazione di stallo in cui il mondo della formazione accademica appare scollegato da quello del lavoro?

  1. Coinvolgendo esperti del mercato del lavoro nell'orientamento alle superiori
  2. Invertendo la tendenza negativa nel finanziamento dell'istruzione
  3. Rafforzando il legame tra università e imprese
  4. Rinnovando il corpo docente attirando insegnanti più giovani
  5. Rivedendo tasse di iscrizione e borse di studio

In Italia, il livello relativamente basso della spesa pubblica per l'istruzione non è riconducibile al basso livello della spesa pubblica in generale, bensì al fatto che all'istruzione sia attribuita una quota del bilancio pubblico esigua La diseguaglianza nel livello d'istruzione non è limitata alle persone con retroterra migratoria, ma si estende all'insieme della popolazione. Per risolvere il problema dell'equità è allora necessario offrire una gamma differenziata di percorsi educativi di qualità, tali da agevolare la transizione verso il mercato del lavoro per persone con esigenze e origini sociali e culturali diverse e contribuire a una società più coesa. Questo cambio di prospettive comporta l'offerta di programmi destinati sia alla formazione accademica sia alla preparazione professionale, accompagnata da opzioni a tempo pieno e tempo parziale.

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di Chiara Compagnucci pubblicato il