Conti correnti: pericoli attuali e futuri. Soluzioni da investimenti alternativi

Conti correnti sotto la lente di ingrandimento perché tenere i soldi in banca può risultare un'operazione in perdita e perfino pericolosa per i propri risparmi.

Conti correnti: pericoli attuali e futur

Conti correnti: tutti i pericoli



Per evitare brutte sorprese con il proprio conto corrente in banca un indicatore da monitorare con attenzione e continuità è il Cet1. Si tratta dell’Acronimo di Common equity tier 1 ed è uno uno dei principali parametri patrimoniali cui si guarda per valutare la solidità di un istituto di credito sulla base della sua patrimonializzazione e solvibilità.

Anche sui conti correnti la crisi bancaria degli ultimi anni ha lasciato il segno. Tenere i propri risparmi in banca non solo frutta poco o nulla, ma si corre anche il rischio di vedere sfumate una parte delle somme nel caso di fallimento del proprio istituto di credito. Si tratta del cosiddetto bail-in ovvero della procedura di salvataggio che prevede il coinvolgimento degli stessi clienti nella scala gerarchica dei soggetti chiamati in causa. Ma non si tratta dell'unico rischio. Un altro è infatti già in corso e tira in ballo i costi di gestione del conto corrente, dai quali non ci si può sottrarre. Ebbene, sia che si tratti delle banche tradizionali e sia di quelle online, il livello medio dei prezzi è salito. Infine un altro pericolo è l'inflazione, per ora tenuta sotto controllo, ovvero l'aumento del livello medio dei prezzi che incide sul potere di acquisto con i soldi in banca che non si rivalutano.

Conti correnti: l'indicatore da valutare

Se c'è un indicatore da tenere sotto controllo il riferimento alla sicurezza della propria banca è il Cet1. Acronimo di Common equity tier 1 è uno dei principali parametri patrimoniali cui si guarda per valutare la solidità di un istituto di credito sulla base della sua patrimonializzazione e solvibilità. Il parametro esprime il rapporto tra il capitale disponibile della banca (capitale azionario più riserve di bilancio) e le sue attività ponderate per il rischio, quindi quanto l'istituto riesce a garantire i prestiti concessi e i rischi assunti: maggiore il rapporto espresso dall'indicatore, maggiore la solidità dell'istituto di credito. La Banca centrale europea

  1. ha stabilito che le banche dell'Eurozona debbano avere un Cet1 almeno all'8%
  2. ha fissato dei valori minimi per le banche dei singoli Stati, che per l'Italia è pari al 10,5 per cento

Conto deposito tra le alternative

Tra le alternative per conservare i propri risparmi c'è quella del conto deposito che presenta caratteristiche ben diverse dal tradizionale conto corrente. Si tratta infatti di un conto di liquidità che prevede solo versamenti e prelievi. Può essere libero, quando in qualsiasi momento è possibile prelevare le somme depositate, o vincolato, quando i rendimenti sono condizionati al mantenimento delle somme per un certo periodo. Normalmente i conti vincolati hanno dei rendimenti più alti di quelli liberi, soprattutto su vincoli di lunga durata, ma in caso di prelievo anticipato normalmente sono previste delle penali. I conti deposito sono tassati con l'aliquota per le rendite finanziarie al 26 per cento sui rendimenti e prevedono normalmente un'imposta di bollo. Mentre per i conti correnti l'imposta di bollo ha un valore fisso di 34,20 euro l'anno per le persone fisiche, sui conti deposito viene applicata un'imposta di bollo proporzionale alle somme in giacenza, pari allo 0,20 per cento annuo. Ci sono tuttavia alcune banche che se ne fanno carico.

Il conto deposito è un prodotto sicuro perché prevede la restituzione integrale delle somme depositate. L'unico rischio è quello di controparte, vale a dire l'eventualità che la banca si trovi in difficoltà e non sia in grado di rimborsare il cliente. Per somme entro 100.000 euro è tuttavia prevista la garanzia del Fondo interbancario di tutela dei depositi. Il tasso lordo è quello sul quale verranno applicate le tasse, pari allo 0,26 per cento che verranno detratte direttamente dalla banca al momento della capitalizzazione degli interessi. Quindi per avere il tasso netto occorre moltiplicare il tasso lordo per lo 0,74 per cento. Alcuni comparatori poi indicano il tasso effettivo, che è il tasso di rendimento dei flussi di cassa del capitale al netto di imposte e spese, e il tasso a regime, che non tiene conto di eventuali promozioni.

La tutela del Fondo interbancario di tutela dei depositi opera nei limiti di 100.000 euro per ciascun intestatario e per ciascuna banca: se ci sono due intestatari su un conto sul quale sono depositati 200.000 euro, la somma sarà tutelata integralmente. Se la cifra dovesse essere superiore a 100.000 euro per ciascun intestatario, per esempio 250.000 euro, il rischio è di perdere solo i 50.000 euro che eccedono la somma massima di tutela.

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di Chiara Compagnucci pubblicato il