Agenzia Entrate: cartelle e multe come e quando si può pagare o non pagare tutto

C'è anche un'alternativa al totale annullamento delle cartelle inviate dall'Agenzia delle entrate ed è il versamento parziale così da pagare di meno rispetto a quanto prospettato.

Agenzia Entrate: cartelle e multe come e

Agenzia Entrate: quando si può pagare meno



Quando una multa o una cartella si può non pagare o almeno pagare solo parzialmente ricecendo una riduzione da parte dalla'Agenzia delle Entrate. E come procedere.

Quando si riceve una cartella esattoriale si prospettano tre strade per i contribuenti. In prima battuta può confermare l'importo contestato dall'agenzia delle entrate, composto dalla somma non corrisposta, gli interessi e la sanzione applicate per il ritardo. Quindi può decidere di contestarla e chiedere l'annullamento totale. Le ragioni possono essere tante: scambio di persona, prescrizione dei termini o molto semplicemente perché la multa è stata già pagata. C'è poi una strada intermedia che consente di pagare di meno ed è quella del ricalcolo per via di errati conteggi da parte dell'ente di riscossione. Può ad esempio capitare se vengono applicati interessi sugli interessi o sulle sanzioni, assolutamente vietati.

Contestare la cartella per non pagare

Se il contribuente ritiene motivatamente che la cartella non vada pagata può presentare le sue contestazioni all'Agenzia delle entrate e chiederne l'annullamento. Se l'Ufficio riscontra che l'atto è illegittimo è tenuto ad annullarlo in base alle norme sull'autotutela. Ma se l'Ufficio non ha provveduto ad annullare la cartella in via di autotutela, il contribuente dovrà presentare ricorso alla Commissione tributaria entro 60 giorni dalla notifica. Una premessa è indispensabile: nella fase di valutazione dell'opportunità di proporre un contenzioso tributario, occorre calcolare tempi e costi, anche perché nel caso di sconfitta si è condannati al pagamento delle spese. Per le controversie di valore superiore a 3.000 euro è indispensabile l'assistenza di un difensore abilitato. A ogni modo, assunta la decisione, occorre ricorrere entro 60 giorni dalla data di ricezione della cartella, notificando l'atto mediante consegna diretta, per posta o a mezzo notifica di ufficiale giudiziario. A pena di inammissibilità, perché i passaggi formali valgono sia per l'Agenzia delle entrate e sia per il contribuente, occorre indicare

  1. la Commissione tributaria cui è diretto
  2. il ricorrente e il suo legale rappresentante
  3. il codice fiscale e l'indirizzo di Posta elettronica certificata
  4. l'ufficio nei cui confronti il ricorso è proposto
  5. l'atto impugnato e l'oggetto della domanda
  6. i motivi del ricorso

Ci sono due aspetti fondamentali di cui tenere conto. Il ricorso non esenta dal pagamento, anche se provvisorio o parziale, delle somme richieste con l'atto impugnato. Tuttavia, il ricorrente può chiedere la sospensione dell'atto se ritiene che gli possa derivare un danno grave e irreparabile. La richiesta motivata può essere contenuta nel ricorso stesso o essere presentata con atto separato. Se il ricorso viene accolto, l'imposta versata in eccedenza rispetto a quanto stabilito dalla sentenza favorevole della Commissione, deve essere rimborsata con i relativi interessi entro 90 giorni dalla notifica della sentenza. In caso di mancato pagamento, il contribuente può richiedere l'ottemperanza alla Commissione tributaria.

Tra le novità in vigore, le sentenze di condanna al pagamento di somme in favore del contribuente sono subito esecutive. Il pagamento di somme di importo superiore a 10.000 euro, diverse dalle spese di lite, può però essere subordinato dal giudice alla prestazione di idonea garanzia. I costi, anticipati dal contribuente, sono a carico della parte soccombente all'esito definitivo del giudizio. Il pagamento delle somme dovute a seguito della sentenza deve essere eseguito entro 90 giorni dalla notifica o dalla presentazione della garanzia.

Ma attenzione alla riscossione coattiva

Una volta notificata la cartella di pagamento, se il contribuente non ha provveduto a pagare le somme iscritte entro il termine di 60 giorni, il concessionario pone in essere le azioni ritenute più opportune per conseguire il recupero del credito. In questa circostanza, il concessionario è autorizzato alla riscossione coattiva ovvero a iscrivere

  1. ipoteca sui beni immobili del debitore e dei suoi coobbligati
  2. il fermo amministrativo sui beni mobili registrati, di cui il caso più tipico è quello dell'automobile
  3. Il concessionario può procedere con l'espropriazione forzata nel caso di beni immobili, beni mobili, dei crediti presso terzi, un quinto delle somme dovute da terzi nell'ambito dei rapporti di lavoro.

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di Chiara Compagnucci pubblicato il