Agenzia Entrate: cartelle e multe, tutti gli errori più comuni tali da non pagare

Sono tanti i motivi per cui l'Agenzia delle entrate può commettere errori nella compilazione delle cartelle, dal semplice sbaglio di persona a calcoli sballati.

Agenzia Entrate: cartelle e multe, tutti

Cartelle e multe: gli errori più comuni



C'è qualcosa che agita ancora di più il sonno dei contribuenti italiani rispetto all'eventuale cartella ricevuta da Equitalia. Sono gli eventuali, ma non rari, errori che l'Agenzia può commettere. Errori che dipendono dai motivi più disparati: si va da quelli nella compilazione dei documenti stessi per giungere anche all'errore di persona. Ma quali sono i casi in cui è possibile non pagare?

Gli errori dell'Agenzia delle entrate sono sempre dietro l'angolo e il fenomeno delle cartelle illegittime ovvero riferite a imposte o sanzioni non dovute, multe prescritte o già annullate da sentenze di giudici, contributi previdenziali non versati dai datori di lavoro, tasse smaltimento rifiuti richieste ai proprietari anziché agli affittuari è più diffuso di quel che si possa immaginare. A fronte di un netto recupero sul fronte dell'evasione rispetto agli ultimi anni, è pur vero che il numero dei ricorsi dei contribuenti non è affatto diminuito nel tempo. L'attività di riscossione è adesso tutta nelle mani dell'Agenzia delle entrate che, per ragioni differenti, può commettere errori sia di forma (invio nei tempi non corretti o mancanza di firma nei documenti inviati per Posta elettronica certificata) che di sostanza (applicazione di interessi sugli interessi, ad esempio). Da qui l'indispensabile di controllare o di far verificare a un esperto commercialista, che la procedura di riscossione tramite cartella esattoriale sia corretta.

Cartelle e multe: gli errori più comuni

Sono allora tante le ragioni per cui l'Agenzia delle entrate può commettere errori nella compilazione delle cartelle, ad esempio

  1. decorso dei termini
  2. doppia imposizione
  3. errore di persona
  4. errore sul presupposto dell'imposta
  5. evidente errore logico o di calcolo
  6. mancata considerazione di pagamenti di imposta regolarmente eseguiti
  7. mancanza di documentazione successivamente sanata, non oltre i termini di decadenza
  8. mancata presentazione del contribuente della medesima istanza
  9. pendenza di giudizio
  10. ricorso presentato ma respinto con sentenza passata in giudicato per motivi di ordine formale, come inammissibilità, irricevibilità e improcedibilità
  11. sussistenza dei requisiti per fruire di deduzioni, detrazioni o regimi agevolati, precedentemente negati

Ci sono altri tre aspetti supplementari da cui non si può prescindere. In prima battuta l'Agenzia delle entrate è tenuta a spiegare passo dopo passo come è arrivata a proporre l'importo richiesto tra interessi e sanzioni. E lo deve fare con estrema chiarezza perché, come stabilito una nota sentenza della Cassazione, il contribuente non può perdersi dietro complicati calcoli. In seconda battuta occorre stare attenti al cosiddetto anatocismo. Di che si tratta? Dell'applicazione di interessi su interessi, vietati come gli interessi sulle sanzioni. Se le Entrate hanno commesso questo errore (spetta al giudice rilevarlo), allora sono chiamate al ricalcolo dell'importo della cartella. Infine, attenzione alle tempistiche con cui si fa ricorso al giudice:

  1. 60 giorni nella quasi totalità dei casi
  2. 40 giorni per le questioni relative e contributi Inps e Inail
  3. 30 giorni per le multe per violazione del Codice della strada

Cosa contiene la cartella

Le cartelle di pagamento sono notificate ai contribuenti dai concessionari della riscossione tramite i propri addetti o spedite per raccomandata e contengono l'invito a pagare entro sessanta giorni le somme iscritte a ruolo a carico del contribuente. Contengono tra l'altro

  1. l'indicazione dell'Ufficio emittente
  2. la descrizione degli addebiti con le motivazioni
  3. le istruzioni sulle modalità di pagamento
  4. l'indicazione delle modalità per ricorrere

Si tratta dunque del primo strumento utilizzato per il recupero del credito erariale. Non tutte riguardano tributi erariali di competenza dell'Agenzia delle entrate. Molte fanno riferimenti a inviti a pagare somme per via di violazione del codice della strada, sanzioni amministrative di vario tipo, tasse comunali, contributi per iscrizione ad albi. Di conseguenza è basilare identificare con precisione l'ente responsabile dell'addebito indicato nel frontespizio della cartella per capire qual è la violazione contestata, come si è arrivati all'importo indicato ed eventuale procedere con il pagamento entro 60 giorni il pagamento presso gli sportelli del concessionario, in banca o presso gli uffici postali, o con la contestazione formale per chiedere il congelamento in autotutela o l'annullamento definitivo.

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di Chiara Compagnucci pubblicato il