Agenzia Entrate: annullare cartella si può. Ecco come chiedere rimborso e risarcimento multa

Non solo è possibile chiedere l'annullamento parziale o totale delle cartelle esattoriali, ma in alcuni casi scatta il risarcimento per i danni subiti.

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Agenzia Entrate: come annullare una cartella



Da oggi chi riceve dall'Agenzia delle Entrate una cartella o una multa che ritiene ingiusta, non è obbligato al pagamento. Alcune novità riguardano proprio la possibilità di richiedere l'annullamento delle sanzioni e, in qualche caso, addirittura il risarcimento per i danni subiti. Vediamo come.

Possono essere varie le ragioni per cui una cartella può essere annullata. E anzi, le circostanze sono più numerose di quel che si possa immaginare. Tra le ragioni più diffuse ci sono i calcoli errati degli interessi e l'anatocismo su aggio o rate. Si tratta dell'applicazione di interessi su interessi, espressamente vietati e che di conseguenza comporta la revisione delle cartella. Ma in realtà esistono tanti altri motivi che possono indurre all'annullamento della richiesta credito. Acuni tra i più frequenti errori dell'Agenzia delle entrate sono la doppia imposizione, l'errore materiale del contribuente, facilmente riconoscibile dall'amministrazione, l'errore di persona, l'errore sul presupposto dell'imposta, l'evidente errore logico o di calcolo, la mancanza di documentazione successivamente sanata, la mancata considerazione di pagamenti di imposta regolarmente eseguiti, la sussistenza dei requisiti per fruire di deduzioni, detrazioni o regimi agevolati, precedentemente negati.

Come annullare una cartella e multa

La procedura per la richiesta di annullamento della cartella passa innanzitutto dalla contestazione all'Agenzia delle entrate che ha richiesto il pagamento. Se l'ufficio riscontra l'illegittimità è tenuto ad annullarlo e a effettuare lo sgravio delle somme iscritte a ruolo. Dopodiché deve comunicare il provvedimento di annullamento all'agente della riscossione, che interrompe le procedure di incasso del credito. Se il contribuente ha già pagato, deve essere rimborsato della somma corrisposta. Se l'ufficio conferma l'addebito, il contribuente può rivolgersi alla Commissione tributaria provinciale per chiederne l'annullamento. Quando una cartella di pagamento è dichiarata illegittima dal giudice tributario, il contribuente ha diritto a ottenere lo sgravio entro 90 giorni dalla notifica della decisione, oltre al rimborso delle somme eventualmente pagate dal contribuente prima della decisione.

Chi ha presentato ricorso contro una cartella di pagamento, se ritiene che può subire gravi danni dal pagamento effettuato prima che la Commissione tributaria si pronunci, può produrre istanza di sospensione alla stessa Commissione oppure all'ufficio delle Entrate che ha emesso il ruolo. Il contribuente dispone di due strumenti per prevenire le vertenze con il fisco o chiudere quelle già iniziate.

  1. Il concordato permette di patteggiare l'entità dell'imponibile sia quando si è ricevuto un accertamento sia prima di averlo ricevuto, quando si è subito un controllo da parte dell'amministrazione.
  2. La conciliazione permette di mettere fine a una controversia quando è già stato presentato ricorso alla Commissione tributaria provinciale, evitando le lungaggini e le spese dei vari gradi di giudizio, e usufruendo della riduzione delle sanzioni a un terzo.

Se l'ufficio provvede alla rettifica, il termine per usufruire della riduzione della sanzione decorre dalla data di comunicazione della correzione. Al contribuente viene consegnato un nuovo modello di pagamento con l'indicazione dell'importo corretto. Trascorso il tempo (30 giorni) e in assenza del versamento richiesto, l'ufficio intraprende il procedimento ordinario di riscossione per il recupero dell’imposta, dei relativi interessi e della sanzione nella misura piena. Nel secondo caso, la documentazione necessaria per le correzioni può essere trasmessa anche tramite fax, il servizio Civis se abilitato a Fisconline, o via Posta elettronica certificata.

E quando si può chiedere risarcimento

Dalla restituzione delle somme indebitamente versate in seguito a sentenza della giustizia tributaria al risarcimento del contribuente, il passo può essere breve. Succede se viene dimostrato accanimento nell'azione di riscossione. E il risarcimento può essere di vario tipo: patrimoniale di tutte le spese e di tutti i danni economici subiti a causa della lite fiscale; non patrimoniale per via dei disagi psicologici subiti; da lite temeraria se viene accertata l'inesistenza del diritto per cui è stato eseguito un provvedimento.

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di Chiara Compagnucci pubblicato il