Tacchino arrosto contaminato da Listeria ritirato. Lotti e marca. Allarme alimenti sempre più elevato

L’ultimo caso del tacchino arrosto ritirato dal mercato: sempre più forte l’allarme contaminazione alimenti ne nostro Paese

Tacchino arrosto contaminato da Listeria

Tacchino arrosto Listeria ritirato marca Allarme



Continua ad essere sempre vivo e forte l’allarme per gli alimenti contaminati nel nostro Paese e si continuano a ritirare prodotti che risultano nocivi per la nostra salute. Probabilmente se i controlli a tappeto continueranno in maniera capillare, si continueranno a scoprire tante altre contaminazioni che, a questo punto, dovrebbero indurre ad una riflessione, sia produttori, sia grandi catene di vendita, sia, e soprattutto, il Ministero stesso della Salute.

L’ultimo caso del tacchino arrosto contaminato: marca e ritiro

L’ultimo caso in ordine di arrivo di alimento contaminato è quello del tacchino arrosto: stando a quanto riportano le ultime notizie, infatti, il Ministero della Salute avrebbe deciso di ritirare dal mercato il tacchino di Casa Modena perché scoperto contaminato dal batterio patogeno Listeria monocytogenes. Il lotto sotto accusa, confezionato nello stabilimento Forno D’Oro in provincia di Vicenza in via Vallelunga, 60, 36030 S. Tombio (VI) con il marchio IT 823 L/P CE visibile sulla confezione, riporta il numero 141117 ed è commercializzate da Grandi Salumifici Italiani S.p.A. Si tratta di confezioni da 3,5 kg destinate al catering o alla vendita al banco salumeria dei supermercati e la data di scadenza minima indicata sulla confezione è quella del 14 novembre 2017.

Il batterio Listeria monocytogenes è un molto diffuso nell’ambiente, nel terreno e nelle acque di superficie, e alcune categorie di persone sono più a rischio di contrarre la listeriosi, infezione che si trasmette appunto prevalentemente per via alimentare e può avere effetti gravi nell’uomo, se hanno un sistema immunitario indebolito, come anziani, neonati, donne in gravidanza, o soggetti con altre malattie in corso che compromettono il sistema immunitario. La listeriosi si manifesta con sindrome simil-influenzale caratterizzata da febbre e dolori muscolari, a volte preceduti da diarrea o altri sintomi gastro-intestinali.

I recenti casi degli altri alimenti già ritirati, da spinaci a uova contaminate

Il caso del tacchino arrosto, come sopra detto, è solo l’ultimo di una lunga serie di alimenti i cui ritiri dal mercato sono già partiti e sempre per contaminazione da batteri. Il primo caso registrato nel nostro Paese è stato quello delle uova contaminate dall’antiparassitario Fipronil, che in Italia ha fatto registrare casi a Milano, Roma, Viterbo, Acilia, Ancona e sono stati migliaia i sequestri di uova avvenuti, seguito poi dai casi di:

  1. pancetta a cubetti a marchio Valtidone Industria Alimentare, prodotto dal Salumificio Pianellese Srl con tracce di salmonella, commercializzate in confezioni da 160 grammi (80×2) e 100 grammi (50×2). Alcune analisi di laboratorio hanno evidenziato la presenza di due tipi di salmonella nei due prodotti: la Salmonella Typhimurium e Salmonella Derby, che possono causare gastroenteriti;
  2. ricotta e taleggio risultati contaminati dal batterio Listeria monocytogenes, che può causare infezioni. Se ingerito in grandi quantità può provocare problemi all’apparato gastro-enterico, portando a gastroenterite acuta febbrile, invasiva o sistemica. Il pericolo aumenta in stato di gravidanza, con rischio di aborto, gravi problemi al feto, o favorendo la prematura comparsa delle doglie e del parto, mentre in soggetti anziani o debilitati a causa di altre patologie può portare addirittura a meningiti, encefaliti e gravi setticemie;
  3. salame piccante prodotto dal Salumificio Del Nera, in provincia di Perugia (Sant'Anatolia di Narco, località Renare), in cui è stata riscontrata presenza di salmonella spp, con sintomi interessano il tratto gastrointestinale e si manifestano con dolore addominale, nausea e vomito, febbre e diarrea, malessere generale;
  4. spinaci freschi ‘Buongiorno Freschezza’, prodotti dalla società agricola Ortoverde e distribuiti da Ortofin Srl, contaminati da erbe infestanti velenose, la mandragola, che può causare intossicazione, visto che contiene alcaloidi simili all’atropina e, a seconda delle quantità ingerite, può causare arrossamenti cutanei, nausea e vomito, tachicardia e ipertensione, allucinazioni e, solo in casi estremi, può portare anche alla morte.

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di Luigi Mannini pubblicato il