Referendum Autonomia Lombardia: votare sì o no. Cosa cambia.

L’esito del referendum non è vincolante e l’ultima parola spetta allo Stato. L’articolo 116 della Costituzione prevede che le regioni possano richiedere ulteriori competenze rispetto al presente

Referendum Autonomia Lombardia: votare s

Perhè votare Sì o perchè votare No al prossimo referendum per l'autonomia in Lombardia



Il quesito del Referendum sull’Autonomia della Lombardia che si terrà nel prossimo autunno recita così: «Volete voi che la Regione Lombardia, nel quadro dell’unità nazionale, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 116, terzo comma della Costituzione?».

E su questo quesito, nel prossimo autunno, verranno chiamate ad esprimersi le popolazioni della Lombardia e anche del Veneto che dovranno mandare un segnale preciso alle forze politiche in campo, ma anche un chiaro messaggio alla Politica Nazionale su quale sia lo stato di tolleranza degli Enti Locali verso una politica che troppo spesso si mostra lontana dalle esigenze della gente comune. Si tratta di un appuntamento che è legato a doppia mandata all’esito di un’altra consultazione referendaria: quella che, nelle intenzioni dell’allora Premier Matteo Renzi (dimessosi dall’incarico proprio in seguito a quella cocente delusione) avrebbe dovuto sancire l’entrata in vigore di una Carta Costituzionale praticamente nuova. Vediamo allora quali sono le ragioni di chi deciderà di votare sì o no e cosa cambia se l’esito, che stavolta appare non troppo incerto, dovesse essere quello che si aspettano i promotori dell’appuntamento.

La data fissata è il prossimo 22 ottobre. L’esito del referendum non è vincolante e, sulla procedura di concessione di maggiore autonomia, l’ultima parola spetta allo Stato. L’articolo 116 della Costituzione, modificato con la riforma del 2001, prevede che le regioni possano richiedere allo Stato ulteriori competenze oltre a quelle che gli spettano in base al famoso Titolo V della Costituzione, quello che la riforma costituzionale bocciata lo scorso quattro dicembre voleva modificare. Possono partecipare al referendum consultivo tutti gli iscritti alle liste elettorali della Lombardia. Le urne saranno aperte domenica 22 ottobre dalle sette del mattino fino alle ventitrè. Da tenere presente che il voto si esprimerà scegliendo tra le opzioni Sì, No o scheda bianca. In questo tipo di referendum non è previsto un quorum, cioè un numero minimo di votanti affinché il referendum sia valido.

Referendum Autonomia Lombardia perché votare sì

Il Referendum Autonomia della Lombardia sarà uno degli appuntamenti cruciali del prossimo autunno. Non solo per quel che riguarda il merito della faccenda, ma anche perché se dovesse, come è molto probabile, vincere il Sì, si aprirebbero scenari nuovi per la Lega (il partito che più di tutti ha caldeggiato questa consultazione referendaria), ma anche per tutte le regioni italiane. È bene chiarire che, nell’immediato, difficilmente potrebbe cambiare qualcosa visto che si tratta di un referendum solo consultivo. I comitati dei rispettivi schieramenti si stanno organizzando per una battaglia che si annuncia aspra e ricca di colpi di scena.

Ecco le motivazioni che stanno alla base del perché votare Sì. La Lombardia, in caso di esito positivo, potrà ottenere maggiori competenze e anche la possibilità di mantenere una parte della tassazione che oggi finisce allo Stato, come l’Irpef, sul territorio. Naturalmente il governo potrà accettare le loro richieste in toto, in parte oppure rifiutarle. La soluzione più logica è che alla fine si raggiunga un compromesso dove alcune competenze, anche in materia fiscale, passeranno alle regioni. Ma la Lombardia è ben lontana dal raggiungere l’autonomia, per esempio, delle regioni a statuto speciale, che è il vero obbiettivo del referendum. Il sogno della Lombardia è, quindi che il novanta per cento delle tasse restino sul territorio.

Se si calcola che esse cedono ogni anno allo Stato un residuo fiscale, ovvero la differenza di entrate e di spese, di oltre cinquanta miliardi, si capisce l’entità del fenomeno e la botta che potrebbe arrivare allo Stato, che si vedrebbe privato di una bella fetta di risorse. Ma non si tratta solo di soldi. Le due Regioni reclamano maggiore autonomia in settori come la scuola, l’ambiente, il demanio idro-geologico, la salvaguardia del territorio, i beni culturali, le strade e la viabilità fuori dal diretto controllo dell’Anas, la pubblica amministrazione e la gestione di alcuni fondi europei. Tra queste ci sono anche competenze delle province, che questi enti non sono più in grado di assolvere per mancanza di fondi. Il difficile, però, viene dopo perché per modificare alcune di queste competenze bisogna mettere mano a tre articoli della Costituzione, e i tempi si allungano.

Perché votare No al referendum per l’Autonomia della Lombardia

Se queste sono alcune delle ragioni che stanno alla base delle ragioni del Sì, proviamo a spiegare anche i motivi che animano lo schieramento del perché votare No al referendum per l’Autonomia della Lombardia. A questo punto bisogna ricordare che tutti i partiti hanno votato a favore del referendum. Unica eccezione il Partito Democratico che si è astenuto. Alcuni oppositori hanno giudicato il referendum talmente ovvio da essere inutile, altri invece lo considerano un atto eversivo che mina i principi dell’unità nazionale. Insomma, le principali motivazioni dei comitati che si batteranno per il No alla prossima consultazione referendaria ne fanno una questione patriottica.

Lo considerano un atto eversivo nei confronti dello Stato Nazionale che perderebbe autorità in quanto, secondo il più classico degli effetti domino, se passasse in Lombardia (e anche in Veneto che è l’altra regione a fare da apripista in questa consultazione) l’esempio verrebbe seguito dalle altre regioni che guadagnerebbero così sempre maggiori spazi di liberà ed autonomia di manovra. Con questo voto i lombardi quindi potranno manifestare tutto il loro disagio nei confronti dello Stato centrale e chiedere, dopo anni di lotte, maggiore autonomia, nel caso di un voto positivo. In caso contrario evidentemente la scheda elettorale verrà contrassegnata con un bel No. Ad una più attenta analisi, però, in Lombardia, nonostante questa regione resti certamente la patria della Lega, e il risultato sembrerebbe scontato a favore del Sì, bisogna considerare un aspetto importante. Rispetto al Veneto, ad esempio, dove l’autonomismo è molto più spinto rispetto alla Lombardia.

Stesso discorso per quei sentimenti anti-statali che spesso hanno portato a proteste anche clamorose (come dimenticare il carro armato fatto transitare a Piazza San Marco qualche anno fa). In Lombardia questo è meno sentito. Più che altro i Sì potranno contare anche sulla spinta di coloro che puntano a tenere le risorse economiche sul proprio territorio di insistenza. I Sì vinceranno anche qui, ma il risultato, come responso e partecipazione, potrebbe essere nettamente inferiore. Il referendum è fortemente sostenuto dalla stampa di destra, mentre sul versante opposto si prova a far passare sotto banco questo appuntamento. Una strategia che, probabilmente, non pagherà visto che non riuscirà a motivare abbastanza cittadini che non avranno un punto di riferimento, o se preferite, una versione alternativa per scegliere a quale schieramento iscriversi. Sempre se si decida di recarsi alle urne.

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di Luigi Mannini pubblicato il