Referendum Autonomia Veneto: votare sì o no. Cosa cambia

Nel dibattito che sta prendendo forma la voce che questo referendum rappresenti solo un'inutile spesa si contrappone a chi ne fa una battaglia ideologica in grado di modificare la percezione popolare

Referendum Autonomia Veneto: votare sì o

Ecco tutte le informazioni necessarie sul Referendum per l'Autonomia del Veneto. Cosa cambia, perché votare Sì, perché votare No



Il testo del quesito del Referendum per l’Autonomia del Veneto recita: «Vuoi che alla regione Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni di autonomia?». Il che non significa che, se fosse il Sì ad affermarsi, dalla mattina del 23 ottobre il Veneto sarà una regione autonoma al pari del Trentino Alto Adige o della Sicilia. Ma, comunque le forze a sostegno del Sì, in primis la Lega Nord stanno preparando una battaglia aspra e determinata per raggiungere l’obiettivo. A differenza delle altre forze politiche che, proprio per il carattere esclusivamente consultivo di questa tornata elettorale, che quindi non provocherà nessuno stravolgimento immediato almeno in teoria, stanno ampiamente sottovalutando la portata di un appuntamento del genere.

L'obiettivo dei sostenitori del Sì è quello di portare alle urne almeno due milioni di persone e con quei voti trattare con il governo. Nel dibattito che sta prendendo piano piano forma la voce che questo referendum rappresenti solo un'inutile spesa e una inutile parata demagogica, si contrappone a chi ne fa una battaglia ideologica in grado di modificare piano piano la percezione popolare sulla necessità di una più ampia autonomia.

Dopo la clamorosa bocciatura della riforma costituzionale lo scorso quattro dicembre, che avrebbe messo il sigillo su un ritorno centralista praticato negli ultimi dieci anni con assidua tenacia, il referendum promosso dal Veneto (che fa il paio con la Lombardia) serve ad evidenziare la necessità di riprendere il discorso di un autonomismo strutturato e ordinato che prevede l'attuazione della Costituzione vigente e non il suo boicottaggio e prevede semmai correttivi puntuali in Costituzione per rendere questo processo più lungimirante mettendo sotto la lente di ingrandimento il tema di una corretta clausola di supremazia, di un superamento della eccessiva frammentazione a partire dalla dimensione delle regioni e dall'anacronistica differenza fra regioni a statuto ordinario e regioni a statuto speciale. Proviamo a capire perché votare Sì, perché votare No e cosa cambia dopo il 22 ottobre.

Cosa cambia se vince il Sì al referendum Autonomia Veneto

Ma la domanda che serpeggia quando mancano ancora diversi mesi alla giornata referendaria, è cosa cambia nel caso in cui l’esito sia positivo. Se vince il Sì al referendum per l’Autonomia del Veneto. La prima questione si può liquidare semplicemente con un semplice nulla. Almeno in una prima fase, infatti, qualsiasi sia l’esito finale, non sono previste rivoluzioni particolari perché questa tornata ha un valore esclusivamente consultivo. Quindi il Governo non sarà obbligato in nessun senso. Certo una larga affermazione del Sì avrebbe come conseguenza quella di evidenziare una forte convinzione popolare sulla necessità di allentare, a partire dalle due regioni settentrionali più importante, la presenza dello Stato.

In un sistema autonomista come quello disegnato dalla Costituzione, o se volete di federalismo cooperativo e solidale, proprio per la differenza oggettiva che esiste fra i territori a fronte della possibilità di riconoscere alle aree più forti la possibilità di correre, si prevedono per le aree più deboli azioni compensative, meccanismi tesi a favorirne la concorrenzialità imprenditoriale, sempre con l'obiettivo che ognuno impari a reggersi sulle proprie gambe. È la cultura centralista che gradisce avere il Sud in uno stato di perenne dipendenza assistenziale, è il sistema politico che abbiamo creato che ha lucrato su questa situazione appoggiandosi a poteri occulti e criminali. Un impoverimento economico, sociale e imprenditoriale accompagnato da una crisi democratica e di classi dirigenti. Se il tema non è investire sulle classi dirigenti locali e regionali, ma viverle come terminali di politiche clientelari quando va bene o come impaccio al centralismo statale quando va male, è del tutto evidente che non si può far crescere nessuna cultura della responsabilità, della autonomia. Il centralismo per sua natura è portato a ragionare sulle medie del pollo di Trilussa, a trattare in modo eguale situazioni diseguali, finendo così per danneggiare sempre la parte debole.

Accade con gli incentivi alle imprese, accade con la politica dei bonus. L'ulteriore elemento di valore è che il referendum può farci riflettere, con uno spirito molto meno demagogico e molto più razionale, sullo stato dell'Unione Europea. In tutta Europa la crescita è asfittica e quei pochi decimali frutti del rimbalzo normale che una economia di mercato ha dopo essere precipitata nel baratro, non scalfiscono i dati della disoccupazione, l'impoverimento, l'estendersi di periferie urbane e esistenziali. Gli stessi vincoli monetari pongono le economie più deboli sempre nella condizione di sacrificare l'insacrificabile per tirare fuori la testa dall'acqua salvo tornare a bere per un piccolo inciampo. Così non si va avanti a lungo.

Perché votare No al referendum per l’Autonomia della Veneto

Se queste sono alcune delle ragioni che stanno alla base delle ragioni del Sì, proviamo a spiegare anche i motivi che animano lo schieramento del perché votare No al referendum per l’Autonomia del Veneto. A questo punto bisogna ricordare che tutti i partiti hanno votato a favore del referendum. Unica eccezione il Partito Democratico che si è astenuto. Alcuni oppositori hanno giudicato il referendum talmente ovvio da essere inutile, altri invece lo considerano un atto eversivo che mina i principi dell’unità nazionale. Insomma, le principali motivazioni dei comitati che si batteranno per il No alla prossima consultazione referendaria ne fanno una questione patriottica.

Lo considerano un atto eversivo nei confronti dello Stato Nazionale che perderebbe autorità in quanto, secondo il più classico degli effetti domino, se passasse in Veneto (e anche in Lombardia che è l’altra regione a fare da apripista in questa consultazione) l’esempio verrebbe seguito dalle altre regioni che guadagnerebbero così sempre maggiori spazi di liberà ed autonomia di manovra. Con questo voto i veneti quindi potranno manifestare tutto il loro disagio nei confronti dello Stato centrale e chiedere, dopo anni di lotte, maggiore autonomia, nel caso di un voto positivo.

In caso contrario evidentemente la scheda elettorale verrà contrassegnata con un bel No. In veneto chi voterà no dovrà contrastare anche uno dei cavalli di battaglia più difficilmente contrastabili in regioni che, per ricchezza prodotta e tenore di vita si avvicina più agli standard della Germania (spesso superandoli anche) piuttosto che a quelli medi italiani. I Sì batteranno l’accento molto probabilmente sul tema del mantenimento delle risorse economiche (a partire dalle tasse) sul proprio territorio di insistenza. I Sì vinceranno anche qui, ma il risultato, come responso e partecipazione, potrebbe essere nettamente inferiore. Il referendum è fortemente sostenuto dalla stampa di destra, mentre sul versante opposto si prova a far passare sotto banco questo appuntamento. Una strategia che, probabilmente, non pagherà visto che non riuscirà a motivare abbastanza cittadini che non avranno un punto di riferimento, o se preferite, una versione alternativa per scegliere a quale schieramento iscriversi. Sempre se si decida di recarsi alle urne.

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di Luigi Mannini pubblicato il