Stipendi e tasse: i possibili interventi del Governo. Tre strumenti che si potrebbero utilizzare

E' possibile abbozzare fin da adesso quelli che saranno i contenuti della riforma del lavoro, la quale si concentrerà e riguarderà, ovviamente, l'emergenza salariale del lavoro dipendente



E' possibile abbozzare fin da adesso quelli che saranno i contenuti della riforma del lavoro, la quale si concentrerà e riguarderà, ovviamente, l'emergenza salariale del lavoro dipendente, ma anche la causa madre della condizione di affanno economico che caratterizza i lavoratori e le lavoratrici: la precarietà dell'occupazione, principale responsabile della rincorsa al ribasso dei salari.

Il presupposto da cui partire è che il denaro destinato a dare un segno visibile al mondo del lavoro esiste già ed è identificabile in due grandi capitoli: le entrate strutturali dello Stato dovute alla lotta contro l'evasione fiscale, che quindi non possono essere considerate un tesoretto, una tantum; e l' aumento della tassazione sulle rendite dal 12,5% al 20%, in linea con la media bassa dell'Europa.

Perciò non si tratta di abbandonare la battaglia per la riduzione del debito pubblico, che costringe lo Stato a pagare notevoli interessi stornando denaro che al contrario potrebbe essere investito in settori strategici come la ricerca, l'innovazione e la scuola, ma di usare quelle risorse di cui già si dispone per tre azioni precise. La prima, che considera il contratto nazionale di lavoro lo strumento principale di solidarietà, volta a diminuire le tasse per i lavoratori sui prossimi aumenti contrattuali nazionali; la seconda, che consiste nel ristabilire il fiscal drag su salari e pensioni; la terza, che vuole ridurre le aliquote fiscali sul lavoro dipendete con un meccanismo automatico legato agli introiti frutto della lotta all'evasione fiscale. Un agire, questo, che risponde ad un principio liberale e non pericolosamente comunista: quello per cui tutti pagano per pagare tutti meno.

Tre proposte che si devono accompagnare ad una lotta senza quartiere all'evasione fiscale, la quale deve poter contare su tutti gli strumenti utili a renderla moderna ed efficace, come la tracciabilità dei movimenti di danaro e delle operazioni finanziarie e l'anagrafe tributaria.

Vorrei però ritornare sul tema della precarietà, non scalfita come si doveva dal protocollo sul welfare. Su questo fronte, noi chiediamo che dopo un periodo definito di contratto di lavoro tra la singola persona e l'impresa o ente, a qualsiasi titolo esso sia stato stipulato (cocopro, interinale, etc.), si arrivi, al massimo allo scoccare dei 36 mesi, ad una stabilizzazione automatica. In più chiediamo che si intervenga su uno degli strumenti principali di frammentazione del mondo del lavoro e dell'impresa: la cessione di ramo d'azienda, la quale avviene senza che questo ramo ceduto sia autonomo e senza che i lavoratori possano decidere se cedere o meno il proprio contratto di lavoro.

Tutte queste azioni possono essere messe in atto subito, non c'è bisogno di aspettare la trimestrale di cassa prevista per la metà di aprile.

Proposte che come si vede vanno in senso contrario a quanto sostenuto anche recentemente dalla Confindustria, la quale ha dimostrato di volersi incamminare su una strada già percorsa con scarso successo in termini di crescita del paese, e che consiste nella volontà di ridurre il cuneo fiscale in modo drastico e a tutte le imprese, indipendentemente dalla loro capacità di investimenti in innovazione, ricerca e formazione. Una strada che vorrebbe condurre dritti dritti alla liquidazione del contratto nazionale di lavoro, chiedendo che lo Stato sostenga fiscalmente la contrattazione aziendale.

Io non ho nulla contro tutto ciò che può in qualche modo estendere la contrattazione aziendale, ma mi è chiaro che se non si riparte dal rafforzamento del contratto nazionale di lavoro si rischia di cadere in un patto neocorporativo. La contrattazione aziendale infatti riguarda il 25% dei lavoratori e ad essere esclusi dall'intervento dello Stato sarebbero proprio coloro i quali non possono attuarla: cioè i dipendenti delle piccole e medie aziende e i tantissimi precari

Maurizio Zipponi

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il