Marketing virale e passaparola su Internet: il successo di Cloverfield il film del regista di Lost

Campagna di successo per il film 'Cloverfield', partorito dalla mente del regista di Lost



41 milioni di dollari al debutto, decima apertura nella storia della Paramount, l’attesissimo film prodotto dalla mente di “Alias” e “Lost”, J.J.Abrams,“Cloverfield”, sbanca al box office Usa.

Costato 25 milioni di dollari, “Cloverfield” era stato già misteriosamente annunciato questa estate quando sul web apparvero trailer e video creati per attirare tantissimi curiosi con falsi e inutili indizi. E, attraverso un passaparola,le notizie sul progetto di J.J. Abrams si sono diffuse come una epidemia, raggiungendo lo scopo voluto dagli autori.

Il trailer, poi, non ha fatto altro che infittire il mistero. Poche immagini, girate da videocamere amatoriali, nelle si vede una festa a New York interrotta da forti esplosioni e strani boati. I ragazzi, saliti in terrazza, vedono la città in subbuglio. Scendono allora in strada dove, improvvisamente, rotola sull’asfalto la testa gigante della Statua della Libertà. Quindi l'intervento dell'esercito contro una mostruosa creatura, mentre alcune persone per strada sono colpite da strani malori. Il tutto sempre ripreso da cellulari o videocamere, come fosse una testimonianza di quei tragici momenti.

"Sarà qualcosa che non è mai stato visto prima sugli schermi cinematografici": sono queste la parole con cui il regista Matt Reeves, intervistato dalla Abc, aveva annunciato l'uscita di "Cloverfield". "Abbiamo voluto girare un film senza far sapere assolutamente nulla alla gente - ha spiegato Reeves – facendo firmare agli attori un contratto in cui hanno giurato di non rivelare nulla a nessuno, pena una pesantissima sanzione economica. Siamo partiti senza una trama: con le riprese siamo arrivati al punto più vicino al realismo per generare terrore ed esplorare le paure del nostro tempo".

Certo è che questa misteriosa promozione del kolossal e la tipologia delle riprese che raccontano la storia, fa tornare in mente l’operazione “The Blair Witch Project”. Ma, a chi lo ha fatto notare al regista in occasione della prima a Los Angeles, Reeves risponde che il film “sarà qualcosa che non è masi stato visto prima sugli schermi cinematografici”.

Naturalmente, cinematograficamente parlando, ciò che ha decretato il successo del film è lo stesso cocktail di ingredienti che è alla base del fanta-horror hollywoodiano: riprese molto movimentate, pseudo-amatoriali, nessuna star nel cast ed effetti speciali che tendono a riprodurre il massimo del realismo possibile. Ma tutto questo non è bastato ad evitare le stroncature dei critici, soprattutto quelli newyorkesi, che accusano la poca immaginazione degli autori nel mettere in scena la “Grande Mela” devastata ( è solo un monster movie..) e la limitatezza della sceneggiatura e degli attori, affermando sarcasticamente che gli autori non riusciranno mai ad andare oltre i 60 minuti di un episodio televisivo.

Ma, in qualsiasi modo si evolveranno le cose al botteghino, “Cloverfield” si è già imposto come vincitore per la strategica promozione che ha sfruttato il cosiddetto “marketing virale”.

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