Banca Intesa-San Paolo: gli investimenti e le strategie delineate per questo anno

Il colosso Banca Intesa-San Paolo cresce ancora e per il 2008 si propone tutta una serie di progetti che incrementeranno la sua potenza



Per il 2008 si attendono una serie di operazioni da parte di Banca Intesa-San Paolo che porteranno senza dubbio fruttuosi.

Si tratta di un colosso da 42 miliardi di euro di impieghi e 301 milioni di euro di proventi operativi netti aggregati capace – riportava una nota un po’ trionfale qualche mese fa - di essere volano di sviluppo per le infrastrutture, i servizi di pubblica utilità e tutti i settori coinvolti dall’intervento pubblico.

Trasporti e infrastrutture d’ogni tipo sono d’altra parte un argomento importante per il gruppo come dimostra l’ingresso avvenuto da poco e con una quota del 20% del capitale in Ntv (Nuovo trasporto viaggiatori). Si tratta della società di Luca Cordero di Montezemolo, Diego Della Valle, Gianni Punzo (24% ciascuno) e Giuseppe Sciarrone (4%), che si occupa di ferrovie e ha ordinato pochi giorni fa 25 treni di ultima generazione da Alstom. Un’operazione senza dubbio notevole se si pensa che ha un valore di 650 milioni di euro. Quei treni saranno protagonisti dell’alta velocità italiana e, spiega qualche comunicato, possono raggiungere i 360 km/h. Ironizzando sulla partecipazione di Montezemolo all’operazione qualcuno li ha definiti la Ferrari dei binari.

Non si tratta certo dell’ultima operazione nelle infrastrutture del gruppo. Biis, che è guidata nelle proprie imprese da Mario Ciaccia, ha per le mani grossi progetti come quello del Passante di Mestre (750 milioni di euro) o quello della Pedemontana Lombarda (4,5 miliardi di euro a cui andrebbero aggiunti la Brebemi, 1,5 miliardi di euro, e la connessione Pedemontana Brebemi, 180 milioni). Milano è uno dei mercati dove più fervono i progetti (e la finanza di progetto) di Ciaccia. Del capoluogo lombardo il gruppo finanzia la Tangenziale est (un progetto da 1,5 miliardi di euro), la Nuova Fiera (970 milioni di euro) e il nuovo progetto per la Darsena (“soli” 21 milioni di euro).

L’erede della San Paolo ovviamente ha un ruolo importante anche a Torino, dove ha contribuito enormemente alle Olimpiadi del 2006. Non mancano però progetti a tutto tondo come, per tornare alle ferrovie, il progetto Infrastrutture che prevede l’emissione di titoli per lo sviluppo dell’alta velocità e per un controvalore di 500 milioni di euro.

Le infrastrutture non sono però l’unico interesse del gruppo guidato da Corrado Passera. Proprio ieri il gruppo ha ottenuto il via libera dell’Antitrust alla conquista di Carifirenze che permetterà alla superbanca di acquisire un ruolo di primo piano anche in Toscana. Un ruolo tanto importante che il gruppo dovrà cedere 29 sportelli fra le province di La Spezia, Terni e Pistoia e soprattutto dovrà dismettere l’intera quota in Agos, la finanziaria del credito al consumo che era diventata decisamente ingombrante. Intesa Sanpaolo rischiava infatti di controllare tre gruppi nel mondo dei finanziamenti ai consumatori – Agos, Findomestic e Neos – e in particolare di avere posizioni dominanti nel settore del credito diretto (prestiti personali, carte revolving e cessione del quinto dello stipendio) in diverse regioni d’Italia.

Tutto questo sembrerebbe però ridurre le attività del gruppo al territorio nazionale, dove in effetti Intesa Sanpaolo sviluppa due terzi del proprio fatturato. Si tratterebbe di una prospettiva fuorviante: il gruppo, infatti, ha decise ma caute mire estere, come dimostra anche la recente intenzione di partecipare alla privatizzazione della banca libica Wahda.

Gli attivi del gruppo fuori dal territorio nazionale ammontano a circa 40 miliardi di euro; l’orientamento è a Est e copre il territorio dalla Russia, alla Romania con interessi anche in Croazia, Slovenia, Bosnia e Ungheria.

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