Lettera di De Magistris contro l'Associazione Nazionale Magistrati: toni e accuse durissime

Lettera di sfogo del Pm De Magistris per l'Anm



L'addio di De Magistris non avviene "in silenzio". E dalla scrivania del pubblico ministero arriva una lettera farcita di accuse, a partire dal processo davanti al Consiglio Superiore, ritenuto "sommario", e ai "giochi di potere" interni all'associazione. Riportiamo di seguito il testo della lettera.

L'affondo contro l'ANM

"Già da alcuni mesi avevo deciso seppur con grande rammarico", scrive De Magistris, "di dimettermi dall'Associazione nazionale magistrati. I successivi eventi che mi hanno riguardato, le priorità dettate dai tempi di un processo disciplinare tanto rapido quanto sommario, ingiusto ed iniquo, mi hanno imposto di soprassedere. Adesso - continua - è il tempo che "tutti i nodi vengano al pettine". "Vado via da un'associazione che non solo non è più in grado di rappresentare adeguatamente i magistrati che quotidianamente esercitano le funzioni, spesso in condizioni proibitive, ma sta, con le condotte ed i comportamenti di questi anni, portando, addirittura, all'affievolimento ed all'indebolimento di quei valori costituzionali che dovrebbero essere il punto di riferimento principale della sua azione"'.
"L'Anm, che storicamente aveva avuto il ruolo di contribuire a concretizzare i valori di indipendenza interna ed esterna della magistratura, negli ultimi anni, con prassi e condotte censurabili ormai sotto gli occhi di tutti, ha contribuito al consolidamento di una magistratura 'normalizzata' non sapendo e non volendo 'stare vicino' ai tanti colleghi (sicuramente i piu' 'bisognosi') che dovevano essere sostenuti nelle loro difficili azioni quotidiane spesso in contesti di forte isolamento; ha fatto proprie tendenze e pratiche di lottizzazione attraverso il sistema delle cosiddette correnti; ha contribuito, di fatto, a rendere sempre più arduo l'esercizio di una giurisdizione indipendente che abbia come principale baluardo il principio costituzionale che impone che tutti i cittadini siano uguali di fronte alla legge".

"L'Anm -continua il pm- è divenuta, con il tempo, un luogo di esercizio del potere, con scambi di ruoli tra magistrati che oggi ricoprono incarichi associativi, domani siedono al Csm, dopodomani ai vertici del ministero e poi, magari, finito il 'giro', si trovano a ricoprire posti apicali ai vertici degli uffici giudiziari. Uno spettacolo che per quanto mi riguarda è divenuto riprovevole. Anche io, per un periodo ho pensato, lottando non poco come tutti i miei colleghi sanno, di poter contribuire a cambiare, dall'interno, l'associazionismo giudiziario, ma non è possibile non essendoci più alcun margine". Ma le accuse riguardano anche il Csm, che lo ha condannato e che è "composto da membri laici, espressione dei partiti, e membri togati, espressione delle correnti, non può, quindi, non risentire dello stato attuale della politica e della magistratura associata".

"Sistema inaccettabile,condanna ingiusta"

"So bene - aggiunge - che all'interno di tutte le correnti dell'Anm vi sono colleghi di prim'ordine, ma questo sistema di funzionamento dell'autogoverno della magistratura lo considero non più tollerabile. Il Csm deve essere il luogo in cui tutti i magistrati si sentano, effettivamente, garantiti e tutelati dalle costanti minacce alla loro indipendenza". Il processo disciplinare che lo ha riguardato lo ha "lasciato senza parole" e "ha contribuito a radicare in me la convinzione che questo sistema ormai è divenuto inaccettabile per tutti quei magistrati che ancora sentono e amano profondamente questo mestiere e che siamo ormai al capolinea". La condanna disciplinare, il trasferimento dagli uffici di Catanzaro, De Magistris la definisce "grave e infondata". "Senza contare - scrive- che la decisione del Csm "contribuisce ad affievolire l'indipendenza della magistratura, conduce ad indebolire i valori ed i principi costituzionali, ci trascina verso una magistratura burocratizzata ed impaurita sotto il maglio e la clava del processo disciplinare". Oggetto delle accuse del pubblico ministero è anche il rappresentante della Procura generale della Cassazione, Vito D'Ambrosio, che ha rappresentato l'accusa nel processo disciplinare del Csm. D'Ambrosio, definito "ex politico che per circa dieci anni è stato anche presidente della giunta della Regione Marche" aveva sostenuto che De Magistris non rappresentava in modo adeguato il modello di magistrato. "Il mio modello - replica - è la Costituzione repubblicana, nata dalla resistenza. Il modello 'castale' e del magistrato 'burocrate' non mi interessa e non mi apparterrà mai, nessuna 'quarantena' in altri uffici, nessun 'trattamento di recupero' nelle pur nobili funzioni giudicanti, potrà mutare i miei valori, né potrà far flettere, nemmeno di un centimetro la mia schiena. Sarò sempre lo stesso, forse, debbo a questo appunto ammetterlo, un magistrato che per il sistema è deviato ed eversivo".

In difesa di S.Maria Capua Vetere

Nell'ultima parte della sua lettera De Magistris difende i magistrati di Santa Maria Caputa Vetere, che hanno indagato ed arrestato i vertici dell'udeur in Campania, Sandra Mastella compresa: "Non è possibile - scrive De Magistris - assistere ad indegne omissioni o interventi inaccettabili dell'Anm, come ad esempio negli ultimi mesi, su vicende gravissime che hanno coinvolto magistrati che, in prima linea, cercano di adempiere solo alle loro funzioni: da ultimo, quello che è accaduto ai colleghi di Santa Maria Capua Vetere".

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Fonte: pubblicato il