Unione Europea: la Serbia si avvicina sempre di più

Ormai sembra imminente l'annessione della Serbia all'Unione Europea



La Serbia, per essere accolta unanimemente dal Consiglio europeo come suo membro, dovrà accettare, come ha affermato Olli Rehn, Commissario UE all'Allargamento, di collaborare pienamente con il Tribunale internazionale per la ex Jugoslavia (Tpi), il che permetterà alla UE di "firmare rapidamente" un accordo, primo passo verso l'ingresso nell'Unione, di Associazione e stabilizzazione (Asa), che prevede una serie di accordi bilaterali che attengono a questioni politiche, economiche, commerciali come anche relative ai diritti umani e con i quali i paesi richiedenti si impegnano ad adottare le riforme, nella leglislazione interna, necessarie a conformare i propri ordinamenti all'acquis comunitario.

Sempre Rehn ha, poi aggiunto, che ''questa settimana cominceremo anche un dialogo sulla liberalizzazione dei visti e sull'abolizione dei visti per viaggi di lavoro, che dovrebbe concludersi con un risultato in tempi rapidi''. ''Questi sono segnali importanti per una prospettiva europea tangibile per il popolo serbo- ha continuato il Commissario- e io ho fiducia che i cittadini sceglieranno il futuro europeo''.

Quanto alla prospettiva di discutere un accordo ad interim tra UE e Serbia, Rehn ha detto che per il momento ''è prematuro'', nonostante la  Serbia abbia fatto significativi progressi, specialmente la scorsa primavera con la formazione del nuovo governo democratico e nonostante oggi sia vicina ad una piena cooperazione con il Tpi.  Per Rehn, incoraggiare una chiara prospettiva europea per la Serbia contribuisce anche a garantire stabilità in tutta la regione dei Balcani.

Anche il ministro lussemburghese, Jean Asselborn, ha ribadito la necessità per il popolo serbo della firma dell'accordo Asa, sottolineando l' importanza che la Serbia compia i passi necessari attesi dalla UE. Ciò che sembra, invece, ostacolare la firma dell' Asa è il fatto che non vi è ancora la piena collaborazione serba con il Tpi, senza la quale l'Unione, che deve approvarlo all'unanimità, non potrà procedere verso l'accordo. Contraria alla firma dell'accordo, "fino a quando da parte serba non ci sarà una piena cooperazione con il Tribunale penale internazionale", è anche l'Olanda che pretende, in particolare, la consegna di Ratko Mladic, capo dei serbo-bosniaci e responsabile del massacro di Srebrenica del 1995.

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