Banche Italiane: 1,4 milioni di conti per gli immigrati e 4,35 miliardi di euro verso i paesi di ori

Ecco la situazione delle banche italiane alle prese con i conti degli immigranti



I migranti sono sempre più "bancarizzati" e parte attiva dei circuiti finanziari. È quanto emerge dalla ricerca ABI - CeSPI sull'Analisi dei bisogni finanziari e assicurativi degli immigrati in Italia, presentata oggi al Forum sulla Responsabilità sociale d'impresa. Due in particolare le indagini: una riguarda l'offerta delle banche e l'altra fotografa la domanda e i bisogni finanziari dei migranti.

I migranti con conto corrente sono passati da 1.058.000 a 1.410.000 in due anni, con un aumento di 352.000. Si è passati dunque dal 60% al 67% del totale delle persone provenienti dai paesi non OCSE. A incidere sul ricorso alla banca sono soprattutto il territorio di residenza, il paese di origine e il tempo di permanenza in Italia. Così a Milano ha rapporti con la banca il 71,3% dei migranti, a Roma il 52,6 ed a Palermo il 38%. La residenza incide anche nelle stesse comunità nazionali: così nella comunità del Marocco sono "bancarizzati" per il 79,2% a Milano e per il 41,3% a Palermo, mentre i rumeni che hanno rapporti con le banche a Milano sono il 71,2%, rispetto al 51,1% di Perugia e al 45,3% di Roma.

Fra le diverse comunità, quelle che hanno più rapporti con le banche sono Ecuadoriani (73,1%), Albanesi (67,4%), Egiziani (62,8%), Senegalesi (59,3%), Ghanesi (57,7%) e Marocchini (55,7%). Gli uomini titolari di conto corrente sono il 60,4%, mentre le donne il 50,4%. Ma il quadro cambia quanto la presenza femminile diventa più forte: nella comunità ecuadoriana e rumena la bancarizzazione femminile è superiore rispettivamente del 9% e del 4% a quella maschile. Più si resta in Italia più si entra in relazione con la banca: l'indice di bancarizzazione - rileva l'indagine - è superiore alla media in caso di lavoro dipendente a tempo indeterminato (70,5%), di lavoro autonomo regolare (69,6%) e di contratto a progetto (67,7%). Fra i motivi che spingono a rivolgersi alla banca ci sono infatti la necessità di accreditare lo stipendio da parte del datore di lavoro (52,3%), seguita dal desiderio di mettere al sicuro il denaro (40,9%) e dall'opportunità di risparmiare (39%).

Quali dunque i servizi bancari? Oltre l'80% dei migranti intervistati usa il conto corrente, il 65% il bancomat e circa il 40% i servizi di accreditamento dello stipendio e addebito sul conto delle utenze. I prodotti collegati al credito, come mutui e prestiti personali, sono utilizzati dal 23% dei migranti e circa il 20% fa uso degli assegni bancari e del libretto di risparmio.

Mutui e prestiti personalisono alla base della richiesta di credito: il 90% di chi ha chiesto un mutuo è andato in banca, e in banca è stato attivato il 41% dei prestiti personali. Il 54% degli intervistati ha attivato un finanziamento con una banca, il 27% con una finanziaria, il 12% è ricorso ad amici e parenti.

Nel 2006 le rimesse dall'Italia sono state pari a 4,35 miliardi di euro secondo i dati UIC, con una media di 1.900 euro a migrante.

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Fonte: pubblicato il