Economia in Spagna in rallentamento: le soluzioni proposte dai Partiti prima delle elezioni

In previsione delle prossime elezioni spagnole i partiti dicono la loro per bloccare il fenomeno in discesa della loro economia



Nel 2003 l'allora presidente del governo spagnolo José María Aznar, l'ex-premier inglese Tony Blair e il presidente americano George W. Bush posarono per una foto, rimasta tristemente famosa.
Quell'immagine fece il giro del mondo, come un cattivo presagio per il futuro dell'umanità. Di quella foto, di quel sorriso arrogante che emanava dai "tre grandi" immortalati, si sarebbero ricordati un anno dopo gli spagnoli, alle elezioni politiche, decretando la clamorosa sconfitta del partito al governo.

Cinque anni dopo, Mariano Rajoy, leader del PP, ci riprova. Non a fare la guerra, per fortuna, ma a calcare la scena internazionale, lasciandosi fotografare in compagnia di "quelli che contano" in Europa: la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy. Il leader popolare spagnolo, ospite di una iniziativa del partito del presidente francese, l'UMP, ha promesso ai suoi due colleghi europei di riportare la Spagna nel posto che le compete in Europa. Anche il leader di AN, Gianfranco Fini, in un dibattito sul futuro dell'Unione Europea, ha avanzato la candidatura di Aznar per la nuova carica di presidente permanente del Consiglio Europeo, introdotta con l'ultimo Trattato di Lisbona. Tutto ciò, all'indomani del vertice a quattro (Italia, Francia, Germania e Regno Unito) sulla crisi dei mercati finanziari, incontro dal quale la Spagna è risultata esclusa.

In patria, intanto, si è agli atti conclusivi nella redazione dei programmi e delle liste elettorali. Centrale la situazione economica del paese. Nonostante il trend ancora largamente positivo del PIL, si è assistito, infatti, nell'ultimo trimestre del 2007, ad una caduta significativa dell'occupazione, per la prima volta dal 2002, la qual cosa - nonostante il dato annuo mostri un incremento di posti di lavoro - starebbe a segnalare una probabile inversione del ciclo economico. Naturalmente sono dati che vanno letti con una certa cautela, perché l'Istituto Nazionale di Statistica evidenzia anche una caduta dell'occupazione temporanea, in favore di quella stabile. Comunque, ad un mese dalle elezioni, tutti i partiti sembrano voler correre ai ripari.
Specialmente i due grandi partiti, veri antagonisti della prossima contesa elettorale, il PSOE e il PP. E le loro proposte sul terreno economico-sociale appaiono, sconcertatamente, simili.

Si comincia con la riduzione delle tasse (in aggiunta alla riforma dell'imposta sui redditi varata nel 2006, che prevedeva già cospicui risparmi per i contribuenti), forti del consistente attivo di bilancio pubblico. Se i popolari promettono una riduzione di 1.000 euro l'anno per le donne che lavorano (misura che forse presenta qualche problema di costituzionalità) e l'abbassamento delle aliquote; i socialisti propongono la deduzione di 400 euro dall'IRPF per qualsiasi livello di reddito da lavoro e da pensione, suscitando più di una perplessità sugli effetti redistributivi dell'iniziativa.
Si continua con le politiche sociali: analoghe le proposte per l'aumento di asili nido e per l'innalzamento delle pensioni minime; i popolari si concentrano, poi, sulle deduzioni per carichi di famiglia, mentre i socialisti prevedono l'ampliamento dei congedi parentali.
Per quanto riguarda il capitolo dell'occupazione, a parte la creazione di nuovi posti di lavoro, obiettivo analogo per i due schieramenti, i socialisti si distinguono dai popolari per la promessa di un'ulteriore riduzione del tasso di occupazione temporanea e dell' aumento del salario interprofessionale.

Il termine per la presentazione delle liste elettorali è il 4 di febbraio.
José Luis Rodríguez Zapatero sarà capolista a Madrid; mentre l'esclusione del Sindaco madrileno, Alberto Ruiz-Gallardón, dalla competizione elettorale, non smette di essere argomento di discussione all'interno del PP.
I popolari, in più, hanno perso il ricorso presentato al Tribunal Constitucional contro la Legge sull'Eguaglianza, in merito alla norma antidiscriminatoria (secondo cui nessuno dei due sessi può essere presente nelle liste con più del 60%, o con meno del 40% delle candidature).

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Fonte: pubblicato il