Partito democratico: alleanza con radicali e socialisti e la partecipazione della Bonino è sfumata

Sfumato l'accordo tra il Partito Democratico e i radicali, socialisti e Emma Bonino



Fassino: si a Bonino, no a Pannella. Con una intervista rilasciata a La Stampa Piero Fassino ha sintetizzato lo stato dell'arte, mettendo in luce come sul fronte radicale l'obiettivo di un accordo sia più difficile da centrare rispetto alle trattative intessute con socialisti e dipietristi. "Credo sia giusto aprire un confronto sia con Boselli che con Di Pietro. La cosa più naturale sarebbe, se si verifica che c'e' convergenza, l'ingresso di queste formazioni nel Pd e l'inclusione di loro candidati nelle nostre liste", ha detto Fassino, aggiungendo come "sui radicali sono più prudente. Spesso si confonde Emma Bonino col Partito radicale".

A destare scetticismo, spiegava sempre l'ultimo segretario diessino, il fatto che permane una lontananza politica, l'appartenenza a "culture diverse", superabile però nel caso della ministra al Commercio internazionale e alle politiche europee. "I radicali al suo tempo -spiegava Fassino- hanno proposto di togliere qualsiasi tutela ai lavoratori, introducendo la libertà di licenziamento, nonchè l'assoluta liberalizzazione del sistema televisivo, che avrebbe avuto come effetto il rafforzamento del monopolio di Berlusconi. E certo, sui temi etici sono laicisti e non laici". Eppure, ha dichiarato, "siamo pronti a candidare Bonino nel Pd" perché "ha collaborato egregiamente con Prodi".

Risposta negativa radicale. La reazione non si è fatta attendere. "Io sono una persona leale e affidabile, ma non a corrente alternata", ha detto l'esponente radicale da Catania dove si trovava per partecipare ad un convegno su donne e sviluppo. Aggiungendo caustica: "non sono una accattona e credo che quella di Fassino sia al di là delle parole una posizione che rileva una grandissima disistima nei miei confronti".

La polemica nasce dal fatto che il Pd sarebbe pronto ad accogliere lei a titolo personale, ma non il resto della formazione radicale, in particolare Marco Pannella, vissuto dai democratici di Veltroni come una sorta di zavorra da cui liberarsi. "Altro è ovviamente un accordo politico programmatico, altro e' lo scegliere e prendere, come da una cesta di ciliege, una sì e una no, soltanto se uno ha gli occhi azzurro o se è piccolo. Io credo che questo sia un elemento di grande disistima nei miei confronti e soprattutto credo che esprima poca dignità politica da chi la fa", ha infatti spiegato la Bonino. La ministra ha anche rimarcato la fedeltà al suo gruppo e l'intenzione di quest'ultimo di non sciogliersi, ed ha affermato di condividere l'ispirazione bipartitica che anima Veltroni, a patto che non si traduca in giochetti elettorali poco chiari volti soltanto a garantire al Pd un' onorevole sconfitta e chiusi invece rispetto a convergenze sui contenuti. "Noi radicali non abbiamo niente da sciogliere", ha detto in una intervista a Radio Radicale, "il percorso verso il sistema bipartitico mi sembra abbia poco a che vedere con questa roba. Le regole si possono forzare, per carità. Però poi i tecnicismi li detta il porcellum, e qualcuno dovrà prima o poi ricordarlo. A meno che non abbia ragione chi come Tremonti dice che l'esigenza è che il Pd perda bene'".

Quanto all'ipotesi di una sua candidatura nelle liste di Veltroni senza il segretario, la Bonino è stata netta: "sarebbe come se io dicessi: vengo all'incontro con Pol Pot", ha detto, ricordando anche le primarie di ottobre, quando "si chiuse la porta in faccia a Pannella". La sfida radicale è dunque quella di "lottare per far cambiare opinione, non solo in termini di convenienza ma di valutazione di una storia di coerenza, dalla partitocrazia allo stato di diritto, dalla giustizia alla scienza e ai malati, fino alle cose che ci vengono riconosciute, come la pena di morte".
"Noi siamo quelli di sempre, quelli dei referendum liberali e liberisti che ci vengono ancora oggi rimproverati da Fassino (...) Non ci vogliono per gli stessi motivi per cui non hanno voluto per quarant'anni", ha commentato lo stesso Pannella in polemica a quanto sostenuto dall'esponente democratico sul quotidiano di Torino. "Anche perchè gli epigoni a volte sono peggio degli antenati. Devo dire che con questi atteggiamenti fanno venire quasi la nostalgia del Pci di Terracini e altri", ha aggiunto, definendo le posizioni di Fassino nei termini di "una imbecillità".

Risposta negativa socialista. Un orgoglioso no è stato pronunciato all'indirizzo del Pd anche dai Socialisti di Enrico Borselli e Gavino Angius. Il primo, al termine dell'incontro con il segretario democratico, ha infatti dichiarato come "nessuno può chiederci un accordo che preveda lo scioglimento del nostro partito. Noi non abbiamo nessuna intenzione di scioglierci né di essere annessi". Alla proposta piddina di confluire nelle liste dei democratici senza che compaia il loro simbolo, i Socialisti hanno contro-proposto l'ipotesi di "liste collegate". Del resto, come spiegato dal leader, "noi ci saremmo aspettati un accordo sul programma riformista.

Invece l'alternativa è stata "o vi sciogliete o nulla".
Un' intransigenza che non si è spiegato Dario Franceschini, anche lui presente all'incontro. "Abbiamo offerto ai Socialisti la prospettiva di un accordo politico e la loro entrata nelle liste del Partito Democratico. E' poco comprensibile che non accettino di ricomporsi con un partito che rappresenta una parte importante della famiglia dei Socialisti", ha detto il vicesegretario del Pd.

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