Telecom Italia e rete telefonica-internet: avverrà la divisione o rimarrà di proprietà?

Avverrà o meno lo scorporo del gestore telefonico del Bel Paese? Le scelte sono tutte sul tavolo di Bernabè



Scorporo sì, scorporo no, il mercato attende una risposta da quasi un anno ormai e intanto qualcuno comincia a chiedersi se non pesi troppo il non placet del nuovo azionista Telefonica che già in passato si era detto contrario alla cessione del network. Oltretutto Telefonica, va ricordato, ha fatto il suo ingresso nel campo minato di Telecom Italia quasi più per i suoi asset brasiliani che per quelli italiani.

Il dubbio che la rete alla fine non venga scorporata e messa sul mercato d’altra parte non è stravagante perché in questi giorni diversi analisti si sono chiesti se valesse la pena di mettere sul mercato un buon 49% del capitale della newco a cui assegnare il controllo della rete. L’incasso per questa quota potrebbe ammontare a oltre 7 miliardi di euro e quindi potrebbe ridurre il debito di circa un quinto alleggerendo notevolmente il peso delle esposizioni sul fatturato che ammonta a circa il 5,5 per cento.

D’altra parte è pacifico che investimenti da circa 10 miliardi di euro e forse maggiori sono necessari se non si vuole lasciare indietro il Bel Paese e la sua economia e soprattutto se non si vuole alla lunga uscire dal mercato. Le riforme strutturali tanto latitanti in Italia riguardano, infatti, non solo le autostrade reali ma anche quelle virtuali, sempre più importanti e sempre più obsolete. Né è pensabile che il WiMax, le cui 35 licenze disponibili saranno assegnate domani, possa risolvere del tutto questo problema.

Il punto su cui però si sono soffermati di più gli osservatori più o meno esperti di Telecom Italia riguarda invece la possibilità di avviare un buy back totale o parziale delle azioni risparmio, magari promuovendo uno scambio carta contro carta con i titoli ordinari.

Si tratterebbe secondo molti analisti delle mossa giusta per dare nuovi stimoli al titolo e per limitare le uscite dovute a delle azioni risparmio assai convenienti rispetto a quelle ordinarie. Il dividend yield delle risparmio nel era infatti giunto a toccare l’8% contro il 6% delle ordinarie e, anche se dopo c’è sta una flessione, va ricordato che Telecom mantiene e tende a mantenere un pay out dell’85% e quindi a essere parecchio generosa in termini di dividendi. Né, dati i recenti investimenti degli azionisti finanziari italiani e industriali stranieri, sembra molto verosimile immaginare che una simile quota di utili da ridistribuire agli azionisti venga abbassata. Banca Imi (del gruppo Intesa Sanpaolo e quindi controllata da uno degli azionisti di Telecom) ha di recente consigliato un buy back sul 10% delle risparmio tramite un rapporto di conversione di 0,85 ordinarie per ogni azione risparmio. La cosa potrebbe convenire in termini di risparmio sui dividendi futuri, ma diluirebbe le quote degli attuali azionisti, cosa che qualcuno potrebbe non gradire.

D’altra parte di mezzi per ridurre il debito e incrementare la redditività in un mercato delle telecomunicazioni sempre più competitivo e sempre meno redditizio (come le recenti perdite di Alcatel-Lucent dimostrano) non è che ce ne siano in abbondanza. Il recente progetto di cessione di Alice Francia, per cui ha già dimostrato un certo interesse la francese Illiad, sembra tutt’altro che deciso. L’asset potrebbe essere valutato fra i 600 e i 650 milioni di euro, ma di novità concrete in merito non ce ne sono e il dossier sembra sepolto sul banco di Calyon, a cui la società italiana ha dato mandato di studiare l’operazione.

Alla fine non sembra che ci sia niente di deciso, neanche dal punto di vista degli investimenti nella rete broadband e, visto che di recente la Commissione Europea ha evidenziato che nel corso del 2006 Telecom Italia ha investito solo lo 0,4% del proprio fatturato in ricerca con un calo del 26% rispetto al 2005, c’è da chiedersi se i terremoti recenti, dalla vendita del gruppo a Telefonica e a un pool di banche italiane fino all’ingresso di Franco Bernabé e Gabriele Galateri di Genola, non abbiano congelato gli investimenti nella ricerca nel settore tlc. Eppure si tratta di un settore in cui l’Italia brilla ancora in Europa e oltre. La rete fissa di Telecom Italia ha, però, registrato un calo degli investimenti superiore all’8% negli ultimi anni e, visto che l’incumbent in Italia fa fatica a tenere il passo nel proprio mercato, c’è da temere che Alice, per tenere il passo, debba rimboccarsi le maniche.

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