Aiuto economici e sostegni per precari e famiglie: le proposte di Veltroni

Walter Veltroni parla del suo progetto elettorale e propone sgravi fiscali e sostegni economici per precari e famiglie italiane



Veltroni, convinto che il distacco tra le due coalizioni sia molto piccolo e che la gara sia ancora tutta aperta, riferisce che “nell’ultima settimana il Pd è salito di due punti” e anticipa alcuni temi forti di un programma fatto “per imprimere un cambiamento al Paese” che sarà condensato in 10-15 punti programmatici qualificanti e che presenterà all’Assemblea costituente di sabato.

Fra questi, l’istituzione di un compenso minimo legale di almeno 1.000-1.100 euro per ogni precario, sgravi fiscali permanenti di 2.500 euro a figlio e assegni agli incapienti. Ma anche interventi “di sostegno fiscale alle imprese” e “un piano massiccio di asili nido” per incentivare le donne che lavorano.

Su salari e produttività, prende invece le distanze da Berlusconi: “Io sono per una cosa più ampia – dice- per lavorare sulla contrattazione di secondo livello non solo su straordinari e tredicesime”.

Ma al suo antagonista diretto propone rivolge un invito sul tema delle norme che regolano l’attività di Camera e Senato: approvare in Parlamento la riforma dei regolamenti in modo che tutti coloro che sono stati eletti in una lista non possano poi staccarsi e costituire nuovi gruppi in Parlamento.

E, dopo l’ accordo con Di Pietro per l’apparentamento delle liste, il leader del Pd apre alle alleanze anche in comuni e regioni dal momento che “bisogna distinguere la dimensione della politica nazionale, che richiede scelte innovative, e la dimensione locale”. Spiega quindi il perché di certe scelte in tema di alleanze. In particolare sulla questione dei Radicali: “La loro identità politica è assolutamente rispettabile, però noi vogliamo lavorare per un unico partito”. “Antonio Di Pietro – chiarisce- ha preso l’impegno a confluire nel Pd.

I Radicali non possono farlo perché sono un partito transnazionale”. Quanto ai socialisti, nonostante si stia costruendo un grande soggetto riformista, “continuano a coltivare una vocazione minoritaria”.

In ogni caso precisa, non ci saranno altri apparentamenti né altri simboli.

Frena inoltre sulle larghe intese, ma lascia le porte aperte ad un dialogo con il Pdl e riconosce come un errore quello di “non aver dato una Camera al centrodestra e anche la presidenza di alcune commissioni” nelle politiche del 2006: “Bisognava riconoscere che il Paese era spaccato a metà, non si doveva amplificare questa spaccatura, ma ricucirla”. Tuttavia non manca di definire Prodi “un ottimo Presidente del Consiglio” .

Secondo il segretario del Pd, infatti, il suo Governo “ha fatto cose fantastiche” e va distinto dalla coalizione che invece lo ha danneggiato.

L’apertura di un dialogo o meglio “un patto di consultazione sui grandi temi” non significa però che vi siano già accordi per un Governo condiviso dopo il voto. E a Maroni e Pecoraro Scanio che temono gli inciuci manda a dire: “Siamo tutti garanti del fatto che non ci saranno le larghe intese”.

Veltroni parla quindi della campagna elettorale. Si dice d’accordo con Berlusconi nel ritenere che i temi etici debbano esserne tenuti fuori e non nasconde una certa gioia nel constatare la mancanza, almeno per ora, dei toni di scontro degli anni passati convinto com’è che “l’Italia deve uscire da questi 15 anni ed entrare in una fase nuova”.

Non mancano però i distinguo. Ed è proprio la questione della fusione vera tra forze politiche che danno vita ad un nuovo soggetto a rappresentare per Veltroni la discriminante tra il Pd e quanto sta avvenendo nel centrodestra: “Noi – spiega- abbiamo fatto un partito dopo una lunga discussione, abbiamo fatto delle primarie con 3,5 milioni di persone a votare, questo si configura più come una alleanza elettorale. C’è una differenza tra un’alleanza elettorale un partito nuovo”.

Rivendica inoltre con orgoglio la scelta di correre da soli che “ha di fatto realizzato parte di quella legge elettorale che non siamo riusciti a riformare” e che ha già prodotto come risultato una riduzione del numero di partiti della coalizione anche il centrodestra.

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