Nazioni con tasse più basse: l'Inghilterra le alza ai ricchi e in molti vanno via

Gli stranieri di Londra ricchi minacciano di andarsene dopo il considerevole aumento delle tasse



Altro che tassa Soru, Londra si sta mobilitando per tassare i milionari non residenti in Inghilterra. Si tratta dei non-doms, ossia i “non-domiciles”, ricchissimi stranieri residenti nella City, che ne hanno fatto la fortuna finanziaria.

I non-doms, cioè gli stranieri ricchi risiedenti a Londra, hanno visto le tasse a loro dedicate alzarli sensibilmente.

Avvocati, gestori di hedge fund, petrolieri russi alla Roman Abramovich o industriali indiani come Lakshmi Mittal ingolositi da un favorevole regime erariale all’ombra del Big Ben minacciano ora di fuggire dalla capitale per rifugiarsi nelle accoglienti maglie fiscali della Svizzera.

Una vera e propria fuga di portafogli minaccia la City: in 120mila stanno seriamente pensando di cambiar residenza, l’estabilishment Gb è in rivolta (”così facciamo scappare chi ha fatto grande il nostro paese”, ha tuonato il ministro del commercio Digby Jones, laborista come Darling) mentre Svizzera e Principato di Monaco hanno spedito a Londra stuoli di legali e tributaristi a caccia di emigrati d’oro da conquistare a colpi di sgravi fiscali.

La tassa incriminata è poca cosa rispetto ai capitali accumulati dai paperon de paperoni, ma evidentemente si tratta di una questione di principio difficilmente digeribile. Il balzello ammonterebbe a trentamila sterline, 40mila euro, che i “non-doms” dovrebbero pagare sui soldi che guadagnano fuori dalla Gran Bretagna, finora esentasse.

Ciò che davvero inquieta milionari e magnati è che agli evasori toccherà rendere nota l’origine dei propri guadagni esteri. E qui parte la rivolta.

Il domino fiscale ha già iniziato la sua corsa: quasi 30 armatori greci hanno già chiuso gli uffici a Londra, mentre i quattro cantoni e Montecarlo aspettano i paperon de paperoni a braccia aperte.

Intanto il Tesoro inglese conta di guadagnare dalla riforma 800 milioni l’anno e stima una “fuga di portafogli” pari a 3mila persone a breve e 16mila nel lungo termine.

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Fonte: pubblicato il