Importazioni prodotti e servizi da India, Cina e Paesi Emergenti: regole e leggi più rigide Ue

Continua il pugno duro della Commissione Europea sulle importazioni dai Paesi emergenti



Dopo la Cina questa volta è toccato anche all’India che, soprattutto negli ultimi anni, ha registrato un notevole incremento del prodotto interno lordo grazie, soprattutto, ai massicci investimenti degli Stati stranieri più sviluppati e alle agevolazioni fiscali derivanti da politiche di sviluppo mirate adottate sia dal governo nazionale che da quelli regionali. Proprio l’eccessiva portata di queste sovvenzioni ha spinto l’Organo esecutivo dell’Ue a rafforzare l’entità del dazio compensativo sulle importazioni di fogli di polietilene tereftalato (Pet), precedentemente istituito con Regolamento CE n. 2597/1999 nella misura del 7 per cento, in proporzione al maggior margine di pregiudizio calcolato nell’ambito delle indagini condotte in riferimento al periodo di tempo compreso fra il 1° aprile 2005 ed il 31 marzo 2006.

Obiettivo principale delle indagini condotte dalla Commissione europea era verificare se la società indiana esportatrice di Pet avesse beneficiato di un aumento duraturo dei livelli di sovvenzioni rispetto all’inchiesta originale contenuta nel Regolamento Ce n. 2597/1999 che aveva portato all’istituzione di un dazio del 7 per cento. Di conseguenza Bruxelles ha deciso, dopo aver opportunamente consultato il Comitato consultivo, di aprire d’ufficio un riesame intermedio che si limitasse a esaminare l’ampiezza della sovvenzione in specie al fine, soprattutto, di valutare la necessità di mantenere, abolire o modificare le misure compensative precedentemente adottate. Dell’inchiesta sono stati informati, oltre all’azienda indiana controllata, anche il Governo dell’India e alcuni produttori comunitari di fogli di Pet in cui configura anche un’impresa italiana. Tutte le parti convocate hanno potuto fornire il proprio contributo alle indagini, mentre nei confronti degli stabilimenti della società indiana è stata effettuata, in aggiunta, anche una visita diretta di verifica.

A essere sotto esame della Commissione i benefici ottenuti da una impresa indiana a seguito dei numerosi provvedimenti agevolativi adottati dal governo nazionale e da quelli regionali per il rilancio dell’economia. Nel particolare, la società in specie risulta aver goduto di agevolazioni creditizie, esenzioni da dazi all’esportazione e altre agevolazioni fiscali tali da costituire prove prima facie dell’incremento duraturo dei livelli di sovvenzioni rispetto alle indagini condotte nel 2005. Le sovvenzioni in disamina sono soprattutto nazionali. Fra questi i regimi agevolativi che hanno maggiormente avallato la tesi della Commissione sono risultati essere quello "delle unità orientate all’esportazione e delle zone economiche speciali", "delle licenze preventive" e "dei crediti all’esportazione". Entrambi hanno permesso all’azienda indiana verificata di beneficiare di agevolazioni atte a costituire in seno alla stessa società ingenti somme liquide e, quindi, ottenere un vantaggio competitivo rispetto ai concorrenti europei. Oltre a tali agevolazioni nazionali, la società indiana ha beneficiato dei "regimi di incentivi erogati dal governo del Maharashtra" destinato a imprese orientate a investire in aree meno sviluppate che, tuttavia, la Commissione ha ritenuto non compensabili nel presente caso in quanto avente ad oggetto soltanto diritti di restituzione dell’imposta sulle vendite di beni finiti.

Alla luce delle indagini, degli studi e delle ricerche condotte in merito al dumping, al pregiudizio, al nesso di causalità e all’interesse dei diversi soggetti interessati, la Commissione ha concluso la sua attività investigativa ritenendo "opportuno adottare le misure provvisorie al fine di impedire che le importazioni oggetto di dumping arrechino ulteriore pregiudizio all’industria comunitaria". Il dazio è stato quantificato in modo tale da consentire all’industria comunitaria di coprire i costi di produzione ed ottenere complessivamente un profitto, al lordo delle imposte, pari a quello che potrebbe essere ragionevolmente ottenuto in normali condizioni di concorrenza, ovvero in assenza di importazioni oggetto di dumping. Alla luce di quanto predetto la Commissione europea ha stabilito il dazio antidumping provvisorio nella misura del 17,1 per cento, ovvero più del doppio rispetto a quello deciso nel 1999.

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