Difesa diritti donna: in Araba Saudita condannati a morte per essere una strega nel 2008?

E' possibile che nel 21esimo secolo una donna possa essere condannata a morte per stregoneria? Il caso ha mobilitato decine di organizzazioni mondiali



Dopo essere stata denunciata da un uomo che ha dichiarato di essere diventato impotente per colpa dei suoi poteri occulti, una donna araba, Fazwa Falih, non ha resistito alle percosse e ai maltrattamenti che le ha riservato la polizia religiosa nei 35 giorni in cui è stata in sua balìa e ha "confessato" la sua colpa.

"Stregoneria", di questo è stata accusata nel 2005 dalle autorità wahabite, che l'hanno tenuta prigioniera finché non è stata ricoverata per le violenze subite. Poi nel 2006 ha subito un processo che dire iniquo è poco: ha ritrattato in aula la sua colpevolezza rivelando di essere stata costretta a firmare delle carte di cui lei stessa non conosceva il contenuto perché analfabeta, ma non ha avuto la possibilità di provare la sua innocenza di fronte ai testimoni che continuavano ad accusarla di essere una strega, dunque contro dio.
Infine, la sentenza di morte è stata pronunciata dalla corte saudita della città di Quraiyat nell'aprile del 2006.

La notizia ha sconvolto il mondo occidentale e fatto scattare la mobilitazione della ong Human Rights Watch che ha rivolto un appello al re saudita Abdullah affinché le conceda la grazia: sotto la lente di ingrandimento di chi monitora il rispetto della vita umana nel mondo sono ora le accuse mosse dalla Human Rights Watch alla magistratura wahabita, che ha dimostrato incapacità e disinteresse nel perseguire la giustizia. "Il fatto che i giudici sauditi portino ancora avanti processi per crimini che non possono esere provati come la ‘stregoneria', mette in evidenza la loro incapacità di condurre indagini penali obiettive" commenta Joe Stork, direttore per il Medio Oriente di HRW, "il caso di Fawza Falih è un esempio dell'impossibilità dei magistrati di fare il loro dovere, nonostante le tutele del quadro giuridico saudita".

Stando a quanto affermato dalla ong, i magistrati avrebbero infranto varie volte la legge ignorando le regole fondamentali del giusto processo. Ma c'è un fatto che rende ancor più perversa questa condanna: è stata pronunciata su base discrezionale per tutelare l'interesse collettivo. Infatti in Arabia Saudita non esiste un codice penale scritto in cui la stregoneria sia definita un crimine. E in questo caso la giustizia non ha mai indagato sull'attendibilità della confessione di Fazwa né sui suoi presunti poteri, ma ha espresso quello che ha definito un verdetto atto a proteggere i principi, l'anima e l'identità nazionale. Contrastamdo la sentenza della corte d'appello che nel 2006 aveva stabilito che Fazwa non era condannabile a morte per "stregoneria" perché aveva ritirato la sua confessione.

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