Virus e malware ogni mille siti e i principali vengono dalla Cina

Da una ricerca del colosso di Mountain View emerge che il 67% circa dei siti infettati da virus ed altro provengono dalla Cina



Dal Paese delle sete e dei viaggi di Marco Polo non arrivano solo l'aviaria ma anche le malattie del Pc. Ad annunciare la notizia è una ricerca siglata Google completata a inizio mese: il succo è che l'1,3 per cento delle ricerche effettuate sul motore di casa Mountain View offre un link a un sito infetto. E il 67 per cento dei siti incriminati è proprio cinese. Ma la ricerca illustra anche quali sono le tecnologie più in uso presso gli inventori di virus e quali le soluzioni.

Su ogni mille siti almeno uno distribuisce software malevolo, capace di insediarsi nel computer del visitatore. Secondo la grande G è un numero troppo alto per chiudere un occhio. La squadra antimalware è quindi al lavoro non solo per fornire dettagli utili ai navigatori che devono difendersi dalle insidie ma anche per capire i motivi della minaccia cinese ed eventuali rimedi. In particolare, ne parla l'ingegnere Neils Provos, interpellato da Reuters.

Perchè proprio la Cina? Secondo gli esperti il problema si annida negli scarsi controlli: i domini lì si ottengono troppo facilmente e sono spesso creati esclusivamente per disseminare trappole. E i webmaster sarebbero troppo poco attenti al fattore sicurezza.

Ma i problemi non si annidano tutti nella scarsa avvedutezza dei webmaster: gli sviluppatori di virus corrono più velocemente delle aziende che dovrebbero combatterli. Inefficaci per esempio i firewall di Microsoft. Troppi trucchetti di grande raffinatezza tecnologica e poca educazione del navigatore sui pericoli. Non è infatti vero che basta non toccare siti per adulti per essere al sicuro. Le insidie sono tante e ben distribuite e a curiosare fra siti a contenuti erotici si rischia poco più che a non farlo.

Dopo la Cina, il più grande produttore di virus informatici è il continente nordamericano. Il 15 per cento dei siti malati proviene da lì, mentre al terzo posto si trova la Russia con il 4 per cento.

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Fonte: pubblicato il