Turchia entra nel nord Iraq con esercito per una operazione militare di alcuni mesi

Sferrato un attacco turco contro i terroristi del Pkk



Forte la perplessità della comunità internazionale: Javier Solana, il capo della politica estera europea, ha affermato che l'operazione militare avviata dalla Turchia non è la migliore risposta ai problemi con i curdi e che l'integrità territoriale dell'Iraq non è compromettibile; il Foreign Office ha auspicato che le truppe turche escano dall'Iraq quanto prima e che tengano la massima attenzione nell'evitare di causare danni alla popolazione civile ed alle infrastrutture irachene; Washington ha commentato l'attacco come una "brutta notizia" auspicando che l'operazione sia di breve durata.

Il Presidente Curdo Abdulá Gul, dal canto suo, ha affermato di aver avvisato sia Washington che il suo omologo iracheno Jalal Talabani nell'imminenza dell'operazione e che l'intervento sarà mirato verso le sole postazioni del Pkk con la massima attenzione per la popolazione civile e per le infrastrutture. In giornata il Presidente turco ha invitato ad Ankara il presidente iracheno di etnia curda Talabani, per trattare la questione della frontiera dei due paesi mediorientali.

L'attacco era nell'aria già da alcuni mesi e rischia di destabilizzare l'unica zona irachena che si è mantenuta tranquilla a cinque anni dalla caduta del regime di Saddam Hussein.

L'azione turca, tuttavia, è conseguente agli atti ostili del Pkk che rivendica l'indipendenza del Kurdistan turco.

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