Udc-Rosa bianca insieme in un terzo polo chiamato "Centro popolare" con Casini premier?

Pier Ferdinando Casini attivo per creare un nuovo partito: il Centro Popolare



Pier Ferdinando Casini si è mosso subito dopo il rifiuto di Berlusconi. Già domenica scorsa lanciava l'appello a "superare le divisioni" rivolto a tutti i moderati, ma tutti sanno chi erano i destinatari: Bruno Tabacci e Mario Baccini, che hanno lasciato l'Udc per dar vita alla Rosa bianca, una formazione di centro che fa dell'autonomia dagli schieramenti tradizionali il suo primo presupposto di esistenza. Da parte le asprezze, da parte le reciproche stilettate - venute, in verità, più dai rosisti, che sussurravano a scissione appena avvenuta: "L'Udc sanguinerà", che da Casini - e via libera al dialogo. Ci sono già stati i primi contatti tra il presidente del movimento a cui la Rosa fa capo, Savino Pezzotta, e Casini stesso. Il capogruppo al Senato del partito dello scudo crociato, Francesco D'Onofrio, ha già elencato le due ipotesi in campo: Una è quella di presentarsi con un unico simbolo con lo scudo crociato, il nome di Casini e la scritta "Centro popolare". Senza dunque il nome dell'Udc. L'altra sarebbe di correre alle elezioni ognuno sotto la propria insegna e avviare dopo l'esito delle urne la fase costituente del nuovo centro. "A noi la prima ipotesi piace", ha spiegato D'Onofrio. Non sarebbe della partita, nonostante il grande affannarsi a proporsi, il leader dell'Udeur Clemente Mastella. A guidare la battaglia in Campania andrebbe l'ex presidente del Consiglio Ciriaco De Mita, appena messo alla porta dal Partito democratico per raggiunte - e abbondantemente superate - legislature consentite all'attivo.

Pezzotta ha frenato: "Non faremo nessun accordo prima della nostra assemblea del fine settimana a Montecatini Terme". Non è un no, solo uno stop. La Rosa vuole arrivare alla stretta finale fresca di assembramento, con i titoli dei telegiornali e dei quotidiani appena alle spalle. E negoziare meglio, per i suoi uomini, posti d'onore nella nuova formazione, che poi altro non sarebbe che l'Udc prima scissa e poi rimessa insieme. Al più tardi, tuttavia, l'accordo - se tutto filerà per il verso giusto - dovrebbe essere annunciato per i primi giorni della prossima settimana.

La vittoria sarebbe, in ogni caso, della Rosa bianca, che è composta da una minoranza della corrente dei "tabaccini" fuoriuscita dal partito nel bel mezzo della crisi del governo Prodi. All'ultimo congresso, i tabaccini (che contavano, stando ai numeri dell'assise, il diciotto per cento dei delegati) una rapida uscita dalla Casa delle libertà e una battaglia per l'approvazione di una sistema elettorale di tipo proporzionale, alla tedesca. E' quello che, con una serie di eventi innescati innanzitutto da scelte compiute all'interno dello schieramento avversario, è avvenuto, esclusa la presenza della legge elettorale più congeniale alla collocazione del partito in una posizione mediana nello scacchiere politico. Mario Baccini ha affermato sornione: "Io e Tabacci abbiamo fatto una scelta netta, quella di rispettare un indirizzo congressuale dell'Udc mentre il gruppo dirigente, maggioritario invece, aveva scelto la strada dell'accordo con il centro destra. Noi non siamo usciti dall'Udc. Siamo rimasti legati a quell'indirizzo popolare abbiamo fondato il movimento della Rosa Bianca. Ora prendiamo atto con piacere, senza andare a guardare le motivazioni, che Casini e l'Udc sono arrivati alle stesse conclusioni. Hanno fatto la scelta netta e credo irreversibile di uscire dalla logica bipolare".

Ora, nel caso quello che a suo tempo è stato definito il progetto della "Cosa bianca" prendesse il volo, dovrà vedersela con circostanze perlomeno avverse. Prima fra tutte, quella soglia di sbarramento al Senato (otto per cento) a cui i dirigenti dell'Udc guardano terrorizzati. Alle politiche di due anni fa, l'Udc - che correva in coalizione - riuscì ad agguantarla in un pugno di regioni. Ora, visto che il centro è fuori dalle coalizioni, occorre raggiungerla regione per regione se si vogliono ottenere senatori. La scelta di De Mita potrebbe risultare, in questo senso, decisiva per la corsa campana. E rivelarsi un'arma in più per il Partito democratico, che trarrebbe giovamento da ogni singolo raggiungimento del quorum da parte dei centristi, visto che ogni seggio al Senato conquistato dai centristi è sottratto alla coalizione di centrodestra.

Non cadde certo a caso l'augurio di Massimo D'Alema, rivolto a Casini la mattina della presentazione del programma del Pd, quando il ministro degli Esteri lodò la scelta dell'ex presidente della Camera - che peraltro era stata ufficializzata da pochi minuti - di smarcarsi da Berlusconi e gli augurò un "sonante otto per cento". E' nota, in ogni caso, la propensione di D'Alema a coalizioni sul modello centro - centrosinistra. La sponsorizzazione, a suo tempo, del modello tedesco andava proprio nella prospettiva di avvicinare e creare alleanze con lo scudo crociato.

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