Partito Comunista di Stato cinese: più spazio ai partiti minori differenti. Solo propaganda?

Il portavoce Wu Jianmin parla alla conferenza cinese CCPPC e annuncia che il Partito Comunista è intenzionato a dare più spazio ai partiti minori



In un'intervista rilasciata alla vigilia dell'inizio dei lavori, Wu Jianmin ha affermato che la CCPPC ha una caratteristica rilevante, "ossia [in essa] si concentrano numerose eccellenze di vari settori di knowledge ed ha assorbito un gran gruppo di nuovi esponenti rappresentativi dei vari partiti, delle varie etnie e dei vari ambienti". Proprio questa nuova formazione, che conta esponenti di 34 differenti settori, dimostrerebbe l'ampia rappresentatività dell'organo.

Wu punta sul recente rinnovo della Conferenza, oltre la metà dei membri dell'attuale edizione sono nuovi membri,  e sulle nomine ancora fresche di due rappresentanti del Partito per l'interesse Pubblico, uno a capo del Ministero della Scienza e Tecnologia e l'altro a Ministro della salute (rispettivamente Wan Gang e Chen Zhu) per avvalorare/rafforzare le sue dichiarazioni, riportate oggi sul China Daily.

"Personaggi non comunisti hanno ricevuto incarichi nel governo e negli organi giudiziari fin dall'inizio della politica di riforma e apertura" ha detto il portavoce "seguendo la volontà del Partito Comunista cinese di sostenere la democrazia socialista e la collaborazione fra i partiti sotto la leadership del PCC".

Wu Jianmin ha ricordato inoltre che una ventina di non comunisti ricoprono posizioni di rilievo presso la Corte Suprema del Popolo, la Procura Suprema ed il governo centrale; non solo, nel paese sono stati nominati ben 30 vice governatori provincilai e 15 vice sindaci di medie e grandi città, provenienti dagli 8 partiti minori o/e non comunisti estistenti in Cina.

Da un lato questi sforzi di apertura risultano solo apparenti, poiché, vista l'impossibilità di sfuggire all'egida del PCC, i partiti non comunisti presenti sulla scena politica cinese non possono essere definiti come  veri partiti di opposizione. Dall'altro va rilevato che una presa di coscienza, seppur timida, sulla necessità di riforme politiche e dell'adeguamento del sistema politico al passo di quello economico, la cui evoluzione sembra incontenibile, c'è stata.

Sembrerebbe infatti, che durante il 17° congresso del Partito Comunista, tenutosi in novembre, sia stato presentato dalla Scuola del Partito un rapporto confidenziale di 300 pagine sui possibili rischi conseguenti alla mancanza di importanti riforme politiche.

Nel rapporto, la cui esistenza è stata svelata da Reuters qualche settimana fa, si parlava di disfunzioni del sistema ecomico, aumento della corruzione e sfiducia nel Partito in un clima di coscienza democratica in formazione presso la popolazione, e si suggeriva ai delegati del Congresso di adottare un piano di riforme graduale in tre fasi per diminuire l'eccesiva influenza del Partito e dare voce alle altre forze in campo nella società cinese.

A questo si è aggiunto un sondaggio del più importante think-tank politico nazionale, l'Accademia delle Scienze Sociali, che ha rincarato la dose rivelando come oltre la metà degli ufficiali di governo di medio livello ritenga che le riforme politiche siano fra le tre aree di interesse principale per il loro operato.

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