La maggioranza in Senato e se non la si ottenesse? Tutti i partiti politici hanno una loro idea

Veltroni ribadisce che sarà un bel testa a testa e che forse non ci sarà in Senato la maggioranza per fare le riforme necessarie. Tutte le idee dei vari partiti



"Sicuramente sarà un bel testa a testa e molto probabilmente il Senato non riuscirà ad ottenere una maggioranza per fare le riforme necessarie", questo è quanto ribadito dal candidato Walter Veltroni. Ma il 13 aprile non si fa con i se. E se Walter (e Walter si fa con i se) ha definitivamente chiuso la partita con le nomine facendo rientrare sulla poltrona siciliana l'antimafia Lumia dalla porta di servizio, ed ha garantito spazio ai "suoi" esclusi dal Pd sul foglio bianco delle liste Di Pietro, i dubbi ed i timori sullo stallo numerico restano la sua prima preoccupazione.

Il porcellum, d'altronde, ha già punito una volta. Chi era in piazza Santi Apostoli, quella sera di un paio di anni fa, se lo ricorda bene: tutti i leader in fila a stappare lo spumante, mentre gli astanti non festanti, i più informati, si guardavano increduli. Ma come? -si chiedevano- E i numeri di Palazzo Madama?

Oggi lo scenario dell'impasse è ipotizzato anche da chi nel palazzo di Corso Rinascimento occupa la prima poltrona. E il presidente, si sa, non è uomo da rimpianti: se parla non lo fa per far pesare la sua mancata (e da lui non esortatissima) investitura: da Pescara, dove presenzia alla presentazione delle liste del Pd in Abruzzo, Franco Marini profetizza che "al Senato si può ripetere la situazione dell'altra volta". E aggiunge: "Magari rovesciata".

Lo scenario che si profila non è dunque dei più incoraggianti: la sera del 14 aprile tutti i leader in fila stapperanno lo spumante in via del Plebiscito, mentre gli astanti non festanti, i più informati, si guarderanno increduli. Ma come? -si chiederanno- E i numeri di Palazzo Madama?

Se poi l'ennesimo governo Berlusconi durerà 618 giorni come quello del suo predecessore, oppure se la Grosse Coalition prenderà piede non è dato saperlo, per la già citata legge dei se. Ma Massimo D'Alema, questa legge, non vuole rispettarla: "se", afferma a Tv7 il guru della realpolitik ex diessina, "ci sarà una situazione anomala, bisognerà mettersi d'accordo per cambiare le regole e si tornerà a votare". D'Alema, che sarà capolista in Campania ("perchè mi sento anche io responsabile come uomo di governo che ha agito con ritardo"), ha ancora la voglia di guardarsi indietro: la prospettiva dell'impasse "mi spaventa, ma ha un responsabile".

Chissà se Silvio Berlusconi si sente davvero tale. A guardarlo non sembrerebbe, mentre passa dai sondaggi festanti dell'ormai scaricato Crespi alle più affidabili scommesse degli allibratori inglesi ("ci danno vincenti solo con un piccolissimo dubbio, tanto è vero che chi punta un euro su di noi in caso di vittoria avrà soltanto 31 centesimi di euro in più, mentre chi punta un euro su Veltroni avrebbe addirittura il 310% in più: la vittoria di Veltroni viene considerata dieci volte meno probabile della nostra"). E tira un provvisorio sospiro di sollievo sulle carte milanesi che lo vedono accusato di corruzione di atti giudiziari per la vicenda Mediaset: i giudici del capoluogo lombardo hanno infatti accolto la richiesta dei suoi legali di rinviare le udienze al prossimo 21 aprile, dopo le elezioni politiche, con il congelamento dei termini di prescrizione. "Sia l'imputato Cavaliere che i suoi due avvocati", fanno notare i giudici, "sono candidati".

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