Situazione campagna elettorale: scontri tra Pd e Pdl, ma anche al loro interno. Ancora indecisioni

Il sottile fair-play esistente tra le due coalizioni sta lentamente scemando, per far posto ad una vera e propria lotta politica senza esclusione di colpi



Massimo D'Alema nel corso di un'intervista, parlando di Silvio Berlusconi ricorda non senza il suo solito, sottile sarcasmo, come il berlusconismo abbia rappresentato "una novità importante per l'Italia, ma nel 1994: Berlusconi era una novità quattordici anni fa".

Il ministro degli Esteri, (che certo non è politico di primo pelo), prende spunto dai sondaggi che vedono il Pd in leggera rimonta sul centrodestra, sottolineando che "quel che conta è la tendenza e la tendenza è di lungo periodo". Poi chiarisce cosa secondo lui deve considerarsi "nuovo" nello scenari politico attuale, stuzzicando ancora una volta il Cavaliere: "Il Pd è una grande novità, destinata a durare un tempo più lungo della campagna elettorale, mentre il berlusconismo, che ha rappresentato una stagione lunga e importante ma non particolarmente fruttuosa, ha esaurito la sua spinta propulsiva. Berlusconi è un fenomeno calante mentre dall'altra parte c'è un Pd che cresce".

Sulla stessa lunghezza d'onda (non potrebbe essere altrimenti) anche il responsabile organizzatore del Pd Andrea Orlando, che ribadisce invece come il centrodestra sia alle "comiche finali", recuperando la citazione di un Gianfranco Fini "prima della cura", vale a dire quando (giusto tre mesi fa) insieme a Casini decise di ribellarsi all'egemonia politica del signore di Arcore all'interno dell'allora Cdl: "Una miriade di sigle, a partire da An, senza alcun congresso o altra procedura democratica ha deciso di nascondersi all'ombra di Berlusconi per ricomparire dopo le elezioni. La campagna elettorale farà emergere ancora di più questo. Già oggi assistiamo a quattro campagne elettorali, quella di Berlusconi, quella di Fini, quella di Bossi e quella di Lombardo. Non sbagliava Fini quando parlava, a suo tempo, di "comiche finali" riferendosi al Pdl".

Orlando torna sui numeri riportati dai sondaggi rispetto al distacco tra Pdl-Pd: "Il nervosismo con il quale Gasparri richiama la consistenza del distacco tra Berlusconi e Veltroni dice quanto in realtà tema il contrario. Gasparri sa che la crescita del Pd è costante, ma lo dice soprattutto il clima che si registra nella campagna elettorale". Intanto proprio Gasparri è stato individuato quale presidente del gruppo unico del Pdl in Senato, con la benedizione ufficiale di Gianfranco Fini e il consenso di Berlusconi.Gianfranco: mente Marcello Pera sarà capolista nel Lazio per il Pd al Senato.

In realtà, gli ultimi terremoti provocati da Pannella e la sua truppa radicale, insieme alla candidatura piuttosto discussa e discutibile di Calearo (soprattutto dopo alcune sue a dir poco avventate dichiarazioni), sembrano rallentare la "missione impossibile" di Veltroni e del suo partito verso quella che sarebbe certamente una vittoria elettorale clamorosa. Ma anche su questo è sempre Andrea Orlando a gettare acqua sul fuoco: "I radicali faranno parte del gruppo parlamentare Pd e ne sosterranno il programma di governo. Così dicasi per Idv che entrerà nel partito dopo le elezioni. Non altrettanto - aggiunge riferendosi al Pdl- si può dire della variopinta compagine che compone il Pdl. Per non parlare poi dell'alleato della Lega. Ex nemici come Fini e la Mussolini, liberisti e teorici dello stato corporativo, clericali come Giovanardi ed anticlericali come Capezzone e Della Vedova convivono incredibilmente riconciliati sotto le insegne del Pdl. In ciò che resta della Casa delle Libertà coesistono almeno due linee in politica economica e almeno tre sui temi internazionali".

Nel frattempo Berlusconi continua a dare l'impressione di scimmiottare le mosse del suo avversario, giuste o sbagliate che siano. A dimostrarlo l'incontro con l'ex presidente di Confindustria Antonio D'Amato, corteggiato da giorni affinché si candidi col centrodestra.

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