Ispettori fiscali alle Isole Cayman: gli Usa attaccano i paradisi fiscali dopo il Liechtenstein

Usa in procinto di inviare una task force di ispettori fiscali nelle isole Cayman per verificare la situazione



L’onda lunga fiscal-finanziaria del Liechtenstein affair sembra destinata a perdurare e ad autoalimentarsi ancora per molto tempo. A riprova del surriscaldarsi oramai continuo della questione e del suo non incontrare più argini e confini definiti, vi è la decisione, deliberata dal Congresso degli Stati Uniti d’America, ma sollecitata dalla Commissione finanze del Senato statunitense, di inviare una squadra di ispettori fiscali alle Isole Cayman.

Non più i Marines ma gli ispettori del Fisco
Il caso Liechtenstein quindi un elemento positivo senz’altro lo ha prodotto, dato che una volta tanto Washington non ha spedito dei Marines armati di tutto punto a mettere ordine in qualche area del Pianeta, piuttosto ha semplicemente provveduto a inviare in missione alle Isole Cayman una squadra di zelanti ispettori fiscali e di esperti di finanza globale.

Perché alle Cayman? 13mila aziende trovano casa presso Ugland House
Almeno da molti rigorosi custodi dell’equilibrio dei conti della finanza Usa, le Cayman sono oramai considerate con certezza uno dei luoghi prediletti dai molti evasori americani in cerca di quiete contabile presso rifugi offshore. E così per giorni il Senato Usa si è soffermato sul fenomeno fiscal-finanziario, questo sì davvero stupefacente, relativo alla registrazione di ben 13mila società, 12.748 per l’esattezza, in un solo edificio. Dove sorge l’edificio? Sulle Isole Cayman naturalmente. E per una strana e irriverente coincidenza nel medesimo edificio sorgono gli uffici della Maples&Calder, una società internazionale che offre consulenze contabili e finanziarie. Insomma, i membri della Commissione Finanze del Senato hanno iniziato a interrogarsi sulle ragioni che spingono ben 13 mila aziende, la stragrande maggioranza riconducibili al mercato internazionale, a cercare alloggio e residenza in un solo, sperduto e lontano edificio le cui fondamenta risultano ben inserite sul suolo delle Cayman. L’incedere sulle cronache del caso Liechtenstein ha spinto il Congresso ad affrontare in maniera risolutiva la questione decidendo l’invio di una task force di fiscalisti in luogo, con il compito di analizzare, raccogliere e definire il perché d’un simile raduno di libere imprese in libera giurisdizione e per giunta in un solo libero condominio, quello della residenza di Ugland House.

Turisti per caso? No, per profitto
In realtà, la residenza di Ugland House aveva già fatto una fugace comparsa anche nelle cronache italiane. Infatti, in riferimento al caso Parmalat, era emerso che alcune società controllate risultavano anch’esse ben alloggiate nella dimora di Ugland House, quella che molti ora definiscono come l’hotel più amato dalle aziende. Il mandato degli ispettori fiscali americani Innanzitutto, dato che l’evasione fiscale negli States ammonta a circa 300 miliardi di dollari, dei quali almeno 100 sono riconducibili a operazioni offshore, la task force del Congresso Usa dovrà raccogliere indizi relativi all’eventuale utilizzo delle Cayman come porto sicuro utilizzato da chi predilige la vacanza presso paradisi fiscali. A questo fine, si dovrà definire la questione di Ugland House. Come? Gli ispettori dovranno capire, o cercare di comprendere, che tipo di commercio e di attività imprenditoriali ha spinto così tante aziende a riunirsi in questo unico edificio, rendendo quindi necessaria l’occupazione d’un intero condominio in un Paese diverso da quello di provenienza.

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