Stipendi italiani sono i più bassi in Europa. E subito Pd, Pdl e Sinistra Arcobaleno si sfidano

Una statistica dimostra che l'Italia percepisce gli stipendi più bassi in Europa, e i candidati alle elezioni mostrano le loro idee a riguardo



Gli italiani guadagnano circa 13mila euro annui (19.861 dollari), e restano fanalini di coda dietro a paesi come la Grecia dove lo stipendio netto di un lavoratore senza carichi di famiglia è pari a 25.572 dollari e la Spagna, 22.207 dollari il cui "lordo" è poco superiore a quello italiano, 27.913 contro 27.780 dollari. Ecco dunque che i salari irrompono nuovamente in campagna elettorale.

Ad aprire "le danze" ci pensa Veltroni in tour nel Nordest che concentra proprio sui nodi dei salari (da aumentare al più presto), delle pensioni ( anche queste da aumentare perché "non è possibile che per tanti anziani, che hanno lavorato e contribuito alla crescita del Paese, si apra una stagione di incertezze e paura"), della stabilizzazione dei precari "ma anche" del sostegno fiscale alle imprese il suo intervento volto a guadagnare consensi in una regione fino ad ora refrattaria alle sirene del centrosinistra.

Su questa griglia di priorità il leader del Pd si presenta dunque come "l'unica realtà che può determinare un cambiamento radicale del Paese" e per farcela chiede il tempo di due legislature, un ciclo politico di 10 anni "poiché bisogna scontrarsi contro resistenze molto forti". Quanto ai salari, fermi dal 2000, e al sostegno delle famiglie Veltroni ha espresso l'auspicio che sia possibile farlo da subito, ma non lascia spazio a facili illusioni, quando afferma che "sono davanti a noi mesi difficili a causa di una congiuntura economica molto ostica".
A margine della mattinata, infine, c'è da segnalare l'ennesima stretta di mano "impossibile" solo fino a qualche tempo fa: dopo l'abbraccio a Roma tra la madre del giovane Valerio Verbano e il fratello dei Mattei oggi sul palco vicentino a siglare l'alleanza c'era Massimo Calearo e Paolo Nerozzi, l'uno imprenditore, l'altro sindacalista, a testimonianza che il Pd "vuole unire i Paese per proiettarlo in avanti" e per questo lancia l'idea di "una nuova concertazione, alla quale partecipino anche gli artigiani e le piccole imprese".

Ma alla Sinistra Arcobaleno la palla lanciata dal leader Pd non sfugge: "Che necessità c'è, se davvero sono tutti d'accordo, di aspettare il prossimo governo per alzare i salari?" è l'immediato commento di Stefano Zuccherini, candidato al Senato in Lombardia. "Era già stato deciso dal governo Prodi di utilizzare l'extragettito, il cosiddetto tesoretto, che è il frutto del lavoro contro l'evasione fiscale di un bravo viceministro come Visco, per procedere a una defiscalizzazione dei salari, a partire dai più bassi. Il problema è un altro: il tesoretto raccolto dal tanto vituperato governo Prodi fa gola sia al Pdl che al Pd. Se non è così perché non si procede subito con un decreto? Ci vuol poco a fare promesse in campagna elettorale per rimangiarsele subito dopo. Facciamo un test a Veltroni e Berlusconi: sono d'accordo a votare un decreto subito che restituisca ai salari un minimo di respiro?"

La risposta dalla Cdl arriva presto e Berlusconi avverte che ai salari ci penseranno loro, da soli, appena vinte le elezioni. E' un secco no all'ipotesi di utilizzare subito il tesoretto, che potrebbe quindi prendere altre strade a partire dal 15 aprile prossimo.

Franco Giordano approfitta della discussione per sottolineare quella che è "LA" differenza di programma tra la Sinistra e la "deriva moderata" del Partito democratico : "La nostra linea politica sui salari è molto diversa da quella del Pd - spiega il segretario di Rifondazione-.

L'obiettivo della Sinistra Arcobaleno è la redistribuzione dei redditi, mentre il Pd è subordinato a Confidustria. Noi insistiamo sul salario sociale - ha spiegato Giordano - che già è diffuso in tutta Europa. Si tratta di dare un salario ai disoccupati, un salario che viene ovviamente meno appena si ottiene un lavoro". E il ministro Ferrero va anche oltre: "Veltroni e Berlusconi sui salari hanno la stessa ricetta, lavorare di più senza toccare rendite e profitti: è la lotta di classe dalla parte dei padroni. Evidentemente Calearo li ha messi d'accordo sulla linea di Confindustria. La proposta di detassare gli straordinari, che accomuna i due partiti, infatti porta esattamente a questo risultato", afferma in una nota.

Ti è piaciuto questo articolo?





Vuoi rimanere aggiornato su argomenti simili?

Inserisci la tua email qui:

Accetto la Privacy Policy

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione



Commenta la notizia
Fonte: pubblicato il