Spese per acquistare partecipazioni societarie: sono detraibili a livello fiscale

La Corte di Giustizia delle Comunità europee si pronuncia sulla controversia che ha visto protagonista la tedesca Securenta Gottinger



La controversia definita in data odierna dalla Corte di Giustizia delle Comunità europee (procedimento C-437/06) concerne la sussistenza o meno del diritto alla detrazione di imposta in relazione alle spese sostenute da un operatore economico per lo svolgimento di operazioni non aventi una diretta incidenza sull’attività economica da questi esercitata.

L’origine della controversia
La fattispecie in esame riguarda, in particolare, una società tedesca, la Securenta Gottinger, che esercita l’attività di acquisto, gestione e vendita di immobili, titoli, partecipazioni e investimenti patrimoniali di ogni tipo. Il capitale necessario per lo svolgimento dell’attività aziendale viene reperito dalla società attraverso l’emissione di azioni e attraverso associazioni in partecipazione atipiche. Il ricavato normalmente ritratto dall’esercizio della predetta attività è costituito non solo da operazioni rilevanti ai fini Iva e, come tali, imponibili ma anche da operazioni esenti – derivanti dall’esercizio di attività finanziarie e altre operazioni che a parere dell’Amministrazione fiscale tedesca,  fuoriuscendo dal campo di applicazione dell’imposta in quanto prive di un nesso diretto ed immediato con l’oggetto dell’attività, non consentono il diritto alla detrazione dell’Iva per le spese sostenute.

La posizione del fisco tedesco
In particolare, il fisco tedesco non ha riconosciuto il diritto alla detrazione dell’imposta a monte  relativa alle spese sostenute per l’emissione di partecipazioni atipiche in quanto dette spese non risultano riconducibili a specifiche operazioni a valle: più esattamente, l’Amministrazione ha ritenuto che una quota del capitale acquisito dalla società attraverso la gestione di titoli e partecipazioni azionarie sia destinata ad aree in cui la ricorrente non esercita attività commerciale.

La difesa dell'azienda
La ricorrente, per contro, asserisce la piena detraibilità delle imposte assolte in relazione all’acquisto di partecipazioni azionarie atteso che l’emissione di azioni ha lo scopo di rafforzare il capitale della società a vantaggio della propria attività economica globalmente considerata.

La posizione della Corte
L’attenzione della Corte si è preliminarmente soffermata sulla possibilità di far rientrare nella nozione di “ attività economica “ di cui all’articolo 4 della sesta direttiva (“è attività economica un’operazione che comporti lo sfruttamento di un bene materiale o immateriale per ricavarne introiti aventi un carattere di stabilità” ) il mero acquisto e detenzione di azioni societarie. A tale proposito i giudici hanno rilevato che, per giurisprudenza costante, “la semplice assunzione di partecipazioni finanziarie in altre imprese non costituisce sfruttamento di un bene al fine di trarne introiti che abbiano carattere di stabilità”. In particolare, nella sentenza Kretztechnik (procedimento C- 465/03), la Corte ha dichiarato che una società che emette nuove azioni intende semplicemente aumentare il proprio patrimonio procurandosi un capitale supplementare: il suo obiettivo, quindi, è quello di accrescere il capitale disponibile e non di fornire servizi. Altrettanto può dirsi, a parere dei giudici, nel caso in esame in cui la ricorrente, nonostante i suoi diritti di azionista o socia, non è né direttamente né indirettamente coinvolta nella gestione delle società delle quali acquista, detiene o trasferisce partecipazioni finanziarie. Per tale motivo, le predette attività non devono essere considerate attività economiche.

Attività non soggetta a imposta
Di conseguenza, prosegue la Corte, poiché la società ricorrente acquista, detiene e trasferisce partecipazioni finanziarie e altri diritti, senza porsi come obiettivo la prestazione sistematica di servizi a titolo oneroso, la sua attività non presenta un carattere economico e non è pertanto soggetta ad imposta. Ne consegue che le spese sostenute nell’ambito dell’emissione di azioni e di partecipazioni atipiche, non direttamente riconducibili all’attività economica della ricorrente, non possono essere considerate come spese generali . e sono, pertanto, escluse dal diritto a detrazione.

Pro rata e sesta direttiva
La Corte ha, inoltre, precisato, in riferimento ai criteri da seguire per la ripartizione del pro rata tra attività economiche ed attività non economiche, che la sesta direttiva, agli articoli 17 e 19, non detta al riguardo alcuna indicazione, lasciando al potere discrezionale degli Stati membri la individuazione dei criteri da seguire per stabilire se una spesa può essere o meno imputata all’attività economica esercitata dal soggetto. In buona sostanza i giudici non accedono a nessuna delle interpretazioni proposte dagli interventori nel procedimento in esame: non propendono, cioè, né per la tesi “dell’investimento”- secondo cui le spese sostenute possono essere imputate all’attività economica sulla base di una valutazione prospettica del loro impiego nelle attività predette – né per la tesi “dell’operazione”, in base alla quale la detraibilità è stabilita in funzione del rapporto tra operazioni imponibili ed esenti.

Le conclusioni
La Corte, tuttavia, ritiene opportuno precisare il margine di discrezionalità riconosciuto agli Stati membri nell’interpretazione ed applicazione di una disposizione non deve comportare la violazione delle finalità della disposizione medesima. In particolare, poiché il diritto alla detrazione previsto all’articolo 17 e segg. della sesta direttiva costituisce parte integrante del meccanismo dell’Iva, qualsiasi limitazione di tale diritto incide sul livello dell’imposizione fiscale e deve applicarsi in modo analogo in tutti gli Stati membri. Ne consegue che “il metodo e i criteri impiegati dagli Stati membri nella ripartizione dei prorata deve essere tale da garantire il rispetto degli obiettivi perseguiti dalla sesta direttiva. Pertanto, essi non devono essere contrari al principio di neutralità fiscale, su cui si basa il sistema comune dell’Iva istituito dalla sesta direttiva, e che si oppone a che operatori economici che effettuano le stesse operazioni siano trattati diversamente in materia di riscossione dell’Iva”.   

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Fonte: pubblicato il