Hamas nelle trattative di pace tra Israele e Palestina: è l'idea di D'Alema

Ecco le motivazioni del Ministro degli Esteri D'Alema sulla possibile inclusione di Hamas nei trattati di pace tra Palestina e Israele



Gli argomenti di D'Alema sulla possibile inclusione di Hamas nei trattati di pace tra Israele e Palestina sono i seguenti: "Hamas controlla un pezzo importantissimo del territorio palestinese e se si vuole la pace bisogna coinvolgere chi rappresenta una parte importante del popolo palestinese. E poi, non dimentichiamoci mai che Hamas vinse le elezioni...». Non c'é bisogno di un'analisi troppo approfondita per accorgersi che il ragionamento non sta in piedi.

Se è vero che la pace si fa con i nemici, perché con gli amici non ce n'è bisogno, è anche vero che devono esistere condizioni minime perché il dialogo possa iniziare. Qui, la condizione minima è riconoscere il diritto all'esistenza dello Stato d'Israele. In questo momento in Medio Oriente le forze anti-israeliane sono capitanate dall'Iran che, attraverso la retorica del suo presidente Ahmadinejad, ci fa sapere quasi quotidianamente che i giorni dello Stato Ebraico sono contati. L'Iran finanzia apertamente i movimenti e partiti anti-israeliani come gli Hezbollah in Libano e Hamas in Palestina. È l'Iran che fornisce le armi ai gruppi terroristici inclusi i famigerati razzi Qassam, circa 600 dei quali sono stati sparati sulla città del Negev di Sderot, ai quali si aggiungono adesso i razzi Grad, con una gittata che consente di raggiungere la città di Ashkelon, dove sono presenti impianti di raffinazione del petrolio.

Anche la Siria finanzia i movimenti anti-israeliani ma nonostante questo ha comunque inviato una sua delegazione ad Annapolis per partecipare al processo di pace. Hamas non ha voluto partecipare al processo di pace preferendo continuare a mandare razzi su Sderot anche Abu Mazen nei giorni in cui ad Annapolis si cercava faticosamente di avviare una nuova fase nelle relazioni israelo-palestinesi.

Hamas non riesce ad avere un dialogo nemmeno con l'Autorità Palestinese di, con la quale c'è stato un sanguinoso regolamento di conti nei giorni del colpo di stato a Gaza. È realistico pensare che possano avere un dialogo con Israele? Quanto al fatto che abbiano vinto le elezioni, questo non è sufficiente a legittimarli come democratici. Hamas sta usando solo lo strumento del terrore e della violenza. Anche il FIS algerino aveva la maggioranza dei voti ed anche Hitler nel 1932-33 aveva maggioranze elettorali, ma questo non li ha mai resi particolarmente disposti al dialogo politico.

Per Hamas quella contro Israele è una guerra di liberazione contro un'occupante coloniale che non ha alcuna base legale per restare sul quel pezzo di Medio Oriente. Con questa premessa, può il Ministro D'Alema spiegare come sarebbe possibile avviare una discussione?

Certo che, se Hamas mitigasse le sue posizioni massimaliste, se inviasse qualche segnale di apertura, le cose potrebbero cambiare. Un segnale positivo, seppur piccolo, potrebbe essere quello di dare notizie sulla sorte di Gilad Shalit, soldato israeliano catturato da Hamas nel Giugno 2006 e del quale non si sa più niente. Si ricorda a tale riguardo che «Quaderni Radicali» e l'Associazione Arabi Liberali e Democratici avevano organizzato, nel Gennaio scorso, una conferenza a Roma per parlare del caso di Shalit degli altri due soldati rapiti dagli Hezbollah, Ehud Goldwasser e Eldad Regev.

Dare notizie sul soldato rapito sarebbe solo un gesto umanitario senza costi politici o militari. Un gesto minimo per mostrare che al mondo che esistono regole umanitarie condivise da tutti.

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