Controllare P2P, file sharing e navigazione online da parti di privati è illegale

Il Garante per la privacy dei dati personali si è pronunciato sulla sentenza Peppermeint



Nel maggio 2007 la casa discografica tedesca Peppermint, a tutela delle opere d'ingegno dei propri artisti, incaricò una compagnia svizzera - la Logistep - di scovare gli utenti delle reti di file sharing (soprattutto eMule e Gnutella)  che si erano «macchiati» della condivisione delle canzoni dei propri artisti, cagionando quindi un danno economico alla casa discografica. Logistep, con un abile quanto invasiva tecnica informatica riuscì in breve tempo ad ottenere una mappa piuttosto precisa degli utenti interessati, comunicandola ad uno studio legale italiano, Mahlknecht & Rottensteiner, il quale iniziò ad inviare, in due tornate (maggio e luglio 2007) una serie di raccomandate intimidatorie, con le quali si chiedeva la somma pari a 330€ per utente per la composizione bonaria (e, quindi, stragiudiziale) della causa; in assenza d'ottemperamento all'«equa» richiesta, si comunicava che si sarebbero intraprese le vie legali penali.

Al tempo seguii in prima persona alcuni utenti destinatari della feroce ed illegittima missiva sul famoso forum p2pforum.it, in un'area a ciò deputata (ancora consultabile a scopi storici): ne risultarono 3636, e quasi tutti intimiditi. Il mio parere, e quello di ben più esperti cultori del diritto fu quello d'ignorare la raccomandata e la richiesta di pagamento, perché il vizio legale era palese: come aveva potuto una società straniera (la Logistep) acquisire in maniera legale dati sul contenuto della navigazione privata di un cittadino italiano, senza informarlo preventivamente e a scopo di difesa personale? La violazione della segretezza e inviolabilità delle comunicazioni personali, presidiata da tutela costituzionale (art. 15) e comunitaria (tra le molte, la direttiva 2002/58/CE), era palese: si trattava di un grossolano tentativo di farsi giustizia da sé. La prassi avrebbe dovuto essere quella di chiedere all'Autorità giudiziaria italiana la tutela dei propri diritti d'autore, segnalandone la violazione a causa dello scambio senza regole da parte di utenti italiani sulle reti p2p.

Gli operatori di accesso ad Internet italiani, intimati dallo studio legale di Peppermint a fornire i nominativi corrispondenti alle utenze ADSL incriminate si rivolsero ai tribunali italiani per evitare di comunicare dati sensibili, chiamando in causa anche il Garante per la protezione dei dati personali, stimolandone un parere di conformità della richiesta.

Dopo alcuni mesi d'intendo studio, il suddetto Garante ha esternato una verità lapidaria: tutti i dati raccolti dalla società Logistep per conto della casa discografica Peppermint devono essere distrutti entro il 31 marzo 2008, poiché il metodo di raccolta è illegale ai sensi delle leggi italiana e comunitaria, avendo tale modus operandi violato la riservatezza della comunicazione dei singoli utenti intercettati illegalmente da un ente privato e non già pubblico (si pensi che ogni singola intercettazione eseguita dalla forza pubblica deve essere preventivamente autorizzata da un giudice!); è stato violato inoltre il principio di finalità, «in quanto la registrazione sistematica dei dati degli utenti ha perseguito scopi diversi da quelli tipici delle reti peer-to-peer»; sono stati violati anche i principi di buona fede e trasparenza, per avere la Logistep effettuato la raccolta di dati personali senza previamente avvisare i rispettivi titolari delle utenze ADSL, che a loro volta potrebbero non essere neanche aver compiuto l'operazione di scaricamento in prima personale, ben potendo essere stato un altro membro del nucleo familiare; da ultimo, ma non meno importante, è stato violato il principio di proporzionalità, poiché la lesione del diritto costituzionale alla riservatezza delle comunicazioni individuali è avvenuto per la semplice tutela di un diritto civile, mentre una giurisprudenza costante la autorizza per un bilanciamento di un diritto di pari rango.

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Fonte: pubblicato il