Elezioni politiche italiane 2008: come vengono raccontate dai giornalisti stranieri?

La stampa straniera divertita dal mix politico italiano per queste elezioni, ricorda al nostro Paese di mettere da parte gli astii personali e pensare al bene comune



Per i commentatori stranieri, e per quelli spagnoli in particolare, l'Italia rappresenta una fonte inesauribile di curiosità da riportare ai propri lettori con toni ironici anche se professionali, risultando obiettivamente problematica un'analisi davvero seria dei programmi elettorali dei 147 partiti che "corrono" alle elezioni, da soli o apparentati. Diconsi 147, ma sarebbero potuti essere 177 se il Viminale avesse ammesso tutti quelli presentatisi!

Proprio il numero assurdamente elevato delle "forze" presenti sul campo elettorale, oltre all'originalità di alcune di queste, presentatesi più per esibirsi nello sberleffo che per partecipare effettivamente alla campagna elettorale, per satireggiare attraverso la politica, per ridicolizzare un sistema come quello italiano che non ha avuto il pudore di evitare le elezioni col "porcellum", costituisce oggetto di osservazione divertita ma anche sconsolata, con il ricorrente "povera Italia" che i giornali stranieri riportano quasi come un intercalare all'interno dei commenti sulle vicende del nostro Paese.
La stampa estera osserva come l'Italia non meriti una classe politica definita senza mezzi termini "malfamata" (viene spesso citato come esempio eclatante il caso di Gustavo Selva, senatore di Alleanza Nazionale, condannato per aver simulato un malore per farsi trasportare da un'autoambulanza presso uno studio televisivo di Roma.). La pletora dei ministri e dei sottosegretari, complessivamente superiore al numero di 100, è vista come un chiaro segnale di falso interesse della classe politica italiana per la gestione efficace ed efficiente della cosa pubblica e di una spiccata propensione, invece, per gli interessi particolari dati dalla spartizione del potere, rilevabile anche nel numero dei gruppi parlamentari, 23, assolutamente abnorme se comparato a quelli spagnoli che sono 6, più quello misto.
Ciò a fronte di un Paese la cui popolazione invecchia, che non cresce economicamente, che non crea lavoro, che convive con la corruzione, con la mafia e con la camorra, anch'esse fattivamente presenti nelle vicende elettorali, come testimoniato da Roberto Saviano, attraverso la compravendita di voti "utili" barattati con un telefono cellulare o con una banconota da cinquanta euro.

È in questo contesto, che necessiterebbe di interventi politici incisivi e dignitosi per essere "bonificato", che un osservatore esterno può rilevare con amara ironia come alle elezioni per il rinnovo del Parlamento italiano partecipino 147 partiti diversi , fra i quali ben 8 hanno il simbolo della falce e martello, 5 la fiamma, tre il garofano, 2 l'edera, 5 la rosa, 4 lo scudo crociato, 6 sono targati Grillo, 3 sono dei pensionati.
Il partito dal nome più suggestivo sembra essere quello degli "Impotenti esistenziali" che fa capo ad un certo dottor Cirillo. Alcuni giornalisti spagnoli si sono chiesti se per caso non sia la risposta "flaccida" al celodurismo della Lega Nord di Umberto Bossi dei bei tempi. Il dottor Cirillo risulta essere uno psicosessuologo di Caserta con dei precedenti davvero edificanti: nel 2001 ha fondato il Partito dei Preservativi vantandosi di essere il massimo consumatore di contraccettivi in lattice e affermando di detrarne la spesa dal Modello Unico.
Che dire poi di un partito chiamato Sacro Romano Impero Liberale Cattolico il cui leader è una donna, tale Mirella Cece che ama vestire come la regina d'Inghilterra? O del No Mondezza in Campania, il cui programma è riconducibile alla frase:«rifiuta il rifiuto»? O ancora del Zarlenga Omnia che rappresenta il mondo con sparsi qua e là palloni di calcio, del Casinò Centro Italia che ha come simbolo il tappeto da roulette? O del Partito Per il Bene Comune di cui Fernando Rossi è leader e unico rappresentante?
In quale altro paese è stata inoltre mai presentata una lista contro l'aborto come la "Pro life" di Giuliano Ferrara, "l'ateo devoto" per eccellenza, che nell'opinione di molti commentatori è stata creata con la sola finalità di attrarre i voti dei cattolici di centro dopo il polemico divorzio di Pierferdinando Casini da Berlusconi e il suo rifiuto di sciogliere l'UDC nel Popolo della Libertà? Diverte gli spagnoli la definizione di Giuliano Ferrara data da Eugenio Scalfari: «Ferrara è stato sempre credente. Quando era giovane credeva in Stalin e in Togliatti. Poi, col passare degli anni e avendo acquisito più esperienza ha creduto in Craxi, poi in Berlusconi. Alla fine, deluso da tutti, è passato a credere in Dio».

Il sollazzo più grande i giornalisti iberici se lo concedono però nel misurare la coerenza fra il dire e il fare di Berlusconi. «Meno male che in mezzo a tanto delirio c'è sempre Silvio, la vera risorsa morale dell'Italia», ironizzano. Berlusconi Silvio, classe 1936, che si presenta per la quinta volta consecutiva di fronte agli elettori come il messia chiamato a sconfiggere i parrucconi della politica.
Quotidiani e settimanali stranieri ricordano le parole di Berlusconi pronunciate in televisione: «Con noi non ci saranno né segretarie né figli di qualcuno», aveva dichiarato. Detto e fatto. Da qui una lunga lista di conoscenti e amici del Cavaliere che si sono scoperti un'innata passione politica, tale da meritarsi una candidatura nel Pdl. Fra questi: Licia Ronzulli (fisioterapista del Cavaliere) Deborah Bergamini (già direttore marketing della Rai ed ex assistente personale del Cavaliere), Elena Centemero (maestra dei figli del Cavaliere), Cristina Ravot (cantante a Villa Certosa), Katia Noventa (nota alle cronache rosa per una love story con Paolo Berlusconi), Beppe Villa (segretario di Bondi), Luca D'Alessandro (portavoce di Bondi), Giuseppe Moles (portavoce di Martino), Marco Milanese (assistente di Tremonti), Diana De Feo (compagna di Emilio Fede), Maria Rizzotti (chirurgo plastico dei vip), Renato Farina (noto ex "agente Betulla", già vicedirettore del Giornale), oltre quel Nino Strano (mangiatore di mortadella in Senato) e quel Domenico Gramazio (compagno di merende di Strano in Senato). Detto fatto, appunto.

Sembra quasi impossibile agli osservatori stranieri che questa Italia, che oggi si presenta come devastata da uno tsunami politico-sociale e morale, sia la stessa che in così larga parte ha contribuito alla nascita dell'Unione Europea, la stessa che è membro della NATO e socio del G8, la stessa che ha costituito, in un passato non remoto, un esempio di sviluppo sociale e industriale per gli altri paesi europei. Eppure il Belpaese oggi fornisce un'immagine di nazione politicamente disgregata, in preda al disordine amministrativo, ridondante di strutture pubbliche inefficienti che incidono pesantemente sulla spesa pubblica e che determinano l'aumento della pressione fiscale, di paese saccheggiato da una classe politica irresponsabile, egoista e insensibile, sempre più "casta".

Per rimediare a questa condizione di preoccupante declino non sarà indifferente che al governo del Paese vada una coalizione politica piuttosto che un'altra, perché si renderà necessario uno sforzo di ricostruzione non molto dissimile da quello operato nel dopoguerra, da attuarsi con vero spirito di servizio, abbandonando gli egoismi e gli interessi di parte.

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