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Pensioni: lo Stato spende tanto al Nord, ma riceve pochi contributi dal Sud

Secondo il rapporto, la spesa per le pensioni si concentra al Nord ma è nel Mezzogiorno che in percentuale si riceve molto di più di quanto si è versato



Crescono le entrate contributive, ma anche le uscite per prestazioni e il disavanzo dell’Inps per le pensioni in Friuli Venezia Giulia: è quanto emerge dal quinto Rapporto sulla regionalizzazione della spesa statale elaborato dal sottosegretario al Welfare Alberto Brambilla, presentato a Roma, nella sede dell’Abi (Associazione Bancaria Italiana).

Secondo il rapporto, nel 2003, rispetto al 2002, in Friuli Venezia Giulia le entrate contributive dell’Inps sono aumentate del 3,4% e le uscite per prestazioni sono aumentate dell’8,1%; nello stesso periodo il disavanzo è passato da 1.621 a 1.955 miliardi di lire. Il Friuli Venezia Giulia è una delle regioni che, fra il 2002 e il 2003, ha fatto registrare una delle crescite più significative delle uscite per prestazioni (+8,1%), preceduta solo dalla Lombardia (+9,5%).

Secondo il rapporto, la spesa per le pensioni si concentra al Nord ma è nel Mezzogiorno che in percentuale si riceve molto di più di quanto si è versato: nel 2003 su circa 72.000 miliardi di lire di disavanzo Inps quasi 43.000 miliardi (il 60%) sono da imputare al Sud, a causa del forte divario nell’area tra entrate e uscite.

Se, infatti, il Nord contribuisce alle entrate per il 64,7% del totale, il Sud contribuisce per appena il 14,2% (il 21,1% il Centro).

Nelle uscite per prestazioni, invece, il Mezzogiorno rappresenta il 27% del totale, contro il 19,2% del Centro e il 53,8% del Nord. La spiegazione va cercata - avverte il Rapporto - nel tipo di prestazioni erogate. Se al Nord infatti si concentrano le pensioni di vecchiaia (in Lombardia ad esempio ogni 100 prestazioni, 59,4 sono di vecchiaia, di cui 24,2 di anzianità, 22,5 ai superstiti, 5,7 di invalidità e 12,4 assistenziali), al Sud la maggior parte delle prestazioni è assistenziale (in Calabria su 100 assegni solo 31,2 sono di vecchiaia, di cui 4,7 di anzianità, mentre 20,9 sono ai superstiti, 22,2 di invalidità e 25,6 assistenziali).

Così il Nord versa solo il 13,5% in meno di quanto incassa, mentre questa percentuale sale al 21% al Centro e al 62% al Sud. Considerando i tassi regionali di copertura, solo il Trentino Alto Adige e la Lombardia versano più di quanto ricevono, mentre le altre Regioni hanno tutte in media uno sbilancio tra entrate e uscite, fino al caso limite della Calabria, che contribuisce ad appena il 25,2% della propria spesa pensionistica. La situazione di disavanzo è molto peggiorata negli ultimi vent’anni, afferma ancora il Rapporto.

Se nel triennio 1980-1982 l’Inps incassava 160.000 lire per ogni 200.000 lire di prestazioni, nel periodo 2001-2003 le entrate per ogni 200.000 lire di uscite sono scese a 140.000 lire. Il tasso di copertura più basso è quello della Calabria, ma i cali più vistosi del tasso di copertura sono stati registrati in questi anni dalla Campania (dal 60,5% al 40,8%) e dal Piemonte che, anche a causa della crisi industriale, è sceso dall’87% al 72,6%.

Anche in Lombardia, comunque, il grado di copertura è sceso, passando dal 110% al 102,2%. Inoltre, in questi vent’anni le entrate sono cresciute del 483,2% mentre le uscite sono aumentate del 635,4%. Secondo il Rapporto, dal 1980 al 2003 il disavanzo complessivo accumulato dal sistema Inps espresso in moneta 2003 ammonta a 1.192.742 miliardi di lire, equivalente al 45% del debito pubblico 2003. Se si aggiunge anche il disavanzo degli altri enti previdenziali, la quota di questo debito su quello complessivo ammonterebbe al 60%.

Il Rapporto presentato all’Abi elabora poi anche i dati sulla spesa statale (al 2001) effettuando una regionalizzazione.

Se si considera la spesa pro capite al netto degli interessi sul debito, la Lombardia è all’ultimo posto con quattro milioni di lire di spesa pro capite netta, a fronte dei nove milioni e mezzo di lire del Lazio, degli oltre 15 milioni della Valle D’Aosta, e degli oltre 13.500.000 del Trentino. La Calabria si ferma a 7 milioni e duecentomila lire pro capite, meno del Molise (9.500.000) ma più del Veneto (4.200.000).

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Autore: Marcello Tansini
pubblicato il