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Ministro Immigrazione o delle Riforme sarà Umberto Bossi se vincerà il Pdl ?

Ecco quela potrebbe essere il vero colpo di scena che il Cavaliere e il Senatùr stanno preparando in caso di successo il 13 e 14 aprile.



Ecco quela potrebbe essere il vero colpo di scena che il Cavaliere e il Senatùr stanno preparando in caso di successo il 13 e 14 aprile.

Da giorni, infatti, il gossip parlamentare parla di un ritorno di Bossi a ministro della Repubblica. Il dicastero più gettonato sembra essere quello delle riforme istituzionali, un modo per garantire il rispetto degli accordi richiesto a gran voce dai padani, ma altrettanto temuto da Alleanza Nazionale. Lo stesso gossip, in queste ultime ore, individua nel ministero all'immigrazione il vero colpo di scena ordito dal cavaliere. Un dicastero senza portafoglio - quindi in stretta relazione con la presidenza del Consiglio - creato ad hoc per l'occasione.

D'altronde, lo stesso segretario del Carroccio nei giorni scorsi aveva dichiarato che "è ora di tornare a Roma, anche e soprattutto per aggiustare il problema dei clandestini". Al fianco del leader leghista, come suo vice, un duro e puro di Alleanza Nazionale, Alfredo Mantovano, senatore uscente e da sempre impegnato sul tema dell'immigrazione. La mission non sarebbe quella di varare un nuova legge, la Bossi-Fini in sostanza non si tocca, ma "di applicarla fino in fondo" .

Si punta dunque alla formulazione di nuove norme attuative, con l'obiettivo di rendere veramente efficaci le espulsioni dei clandestini. E soprattutto legare in modo effettivo gli ingressi a un contratto di lavoro. Non solo, si parla anche dell'obbligo per le imprese di assumere prima gli italiani degli stranieri (anche se comunitari). Il Senatùr non avrebbe perso tempo, e attratto dal modello svizzero (il parlamento solo qualche settimana fa ha votato a favore di norme più severe e restrittive sugli immigrati, per non ricordare l'autorizzazione all'utilizzo del Taser, la temibile pistola a scariche elettriche contro i "recalcitranti"). Non a caso, nei giorni scorsi, il leader del Carroccio è stato in Ticino per incontrare i vertici della Lega dei Ticinesi, da sempre fautori delle maniere forti contro l'immigrazione.

Le polemiche di questi giorni, quindi, sembrano destinate a stemperarsi presto. Anche perché la questione dell'estensione del diritto al voto amministrativo seguirà, semmai, l'iter parlamentare, e non sarà un'iniziativa di un eventuale esecutivo formato da Popolo della Libertà, Carroccio e Mpa.
"Può darsi che Berlusconi abbia lanciato questa proposta per non sembrare ostile, a volte è politicamente corretto farlo", taglia corto Gasparri, che sull'immigrazione chiede di "rafforzare l'impianto della Bossi-Fini e rafforzare i meccanismi di espulsione dei clandestini. Vanno applicate poi le norme che consentano anche di allontanare un cittadino comunitario che non abbia legali mezzi di sostegno".

"La Costituzione - spiega Gasparri - stabilisce con precisione che il diritto di voto è dei cittadini italiani, anche quello amministrativo. Negli anni '90, l'allora ministro dell'Interno Napolitano, atturale presidente della Repubblica, inserì nella legge Turco-Napolitano questa ipotesi. Fui io, da parlamentare dell'opposizione, che sollevai il fatto che non si poteva con una legge ordinaria consentire il diritto al voto agli immigrati, essendo precluso dalla Costituzione. Napolitano prese atto di questo fatto e la norma fu cassata.

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Autore: Marcello Tansini
pubblicato il