Embrione uomo e animale insieme per la prima volta in Gran Bretagna vissuto per tre giorni

Ricercatori inglesi hanno dato alla luce il primo embrione ibrido umano-animale. Le proteste non hanno tardato ad arrivare



Il quotidiano britannico 'Guardian' ha dato la notizia della creazione del primo embrione ibrido umano-animale da parte dell'Istituto Human Genetics, dell'Università di Newcastle.

La dottoressa Lyle Armstrong che guida la ricerca, a gennaio ha ottenuto il permesso dall'autorità britannica per la fertilizzazione umana e l`embriologia per creare embrioni ibridi citoplasmatici. Questo primo embrione, spiega la ricercatrice, è stato creato iniettando il Dna prelevato da cellule della pelle dell'uomo nell'ovulo di una mucca. Il risultato è un embrione con materiale genetico al 99.9% umano e per lo 0.1% animale.

A tal proposito, John Burn, direttore dell'Istituto di Genetica umana dell'università di Newcastke, sottolinea che quelli presentati dall'istituto di Amstrong, sono dati preliminari di una ricerca in corso. "Una volta che i risultati ottenuti saranno validati,- sottolinea Burn- Lyle Armstrong dovrà sottoporre il suo lavoro alla revisione degli esperti, come prevede la normale procedura scientifica. Se il gruppo di ricerca riuscirà a ottenere cellule in grado di sopravvivere in coltura, ciò aprirà la porta ad una migliore comprensione del processo all'origine di molte malattie, senza dovere utilizzare preziosi ovociti umani. Le cellule ottenute da ovuli di origine animale - conclude - non possono essere utilizzate per curare pazienti su basi sicure, ma aiuteranno ad avvicinare il giorno in cui diventeranno disponibili nuove terapie basate sulle cellule staminali''.

Secondo il parere di Silvia Garagna, esperta di clonazione e di cellule staminali del laboratorio di Biologia dello sviluppo dell'Università di Pavia, i tre giorni di vita degli embrioni chimera sono insufficienti per essere considerati un risultato utile. Prima di quattro o cinque giorni si ha lo stadio di morula, un aggregato di cellule indifferenziate, che si forma nei primi stadi di sviluppo embrionale nella fase pre-impianto. ''Per avere un'indicazione concreta e attendibile che gli embrioni chimera funzionano effettivamente- spiega l'esperta- è necessario che sopravvivano almeno per quattro o cinque giorni. Questo è, infatti, il tempo necessario perchè si formi la struttura chiamata blastocisti, nella quale sono racchiuse le cellule staminali''.

''Solo in teoria cellule di questo tipo sarebbero utilizzabili,-continua- ma finora è accaduto solo una volta, in una ricerca condotta negli Stati Uniti da Jose Cibelli. La regola prevede che le cellule staminali possano essere derivare da embrioni giunti al quinto giorno dello sviluppo''. Dalla blastocisti può essere estratto il nodo embrionale che racchiude le staminali, che devono essere isolate per fare in modo che si sviluppino. A questo punto, se tutto il procedimento è stato condotto ad hoc, proliferano ed è possibile ottenere anche un numero rilevante di cellule. Queste vanno sottoposte a test per verificare se siano staminali e, se così risulta, si può affermare di aver ottenuto un risultato brillante e di avere a disposizione uno strumento fondamentale per la ricerca e la soluzione di diverse malattie.

Dal punto di vista normativo, nei prossimi giorni,  il parlamento britannico dovrà discutere il disegno di legge che intende modificare lo "Human Fertilisation and Embryology Bill", legge in vigore dal 1990 che regola fecondazione artificiale e trattamento degli embrioni.

Il nuovo testo, che sta suscitando aspre polemiche tra alcuni esponenti del labour e la Chiesa cattolica, prevede la possibilità di creare i cosiddetti embrioni ibridi o chimera , risultato appunto, di una fecondazione che deriva da due patrimoni genetici di due individui di specie diverse.

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