Prodi lascia la politica attiva alla fine del Vertice Nato. Che cosa farà ora?

Prodi ha detto addio al mondo politico, nello scenario del Palazzo del Parlamento di Bucarest



L'amarcord di Romano Prodi, con il "lungo addio" alla politica e ai suoi protagonisti internazionali, è andato in scena al Palazzo del Parlamento di Bucarest, il mastodontico e un po' kitch edificio fatto costruire da Nicolae Causescu e che per una beffa della storia ha ospitato in questi tre giorni il più grande vertice mai tenuto dalla Nato.

Al di la' dei contenuti, in effetti, nella plumbea capitale romena la musica di sottofondo oggi era quella del valzer degli addii. Assieme a Prodi, escono di scena i due attori che hanno dominato il proscenio mondiale degli ultimi dieci anni: George W. Bush, che pure avrà ancora qualche mese prima di lasciare la Casa Bianca, e Vladimir Putin, che a maggio passerà a Medvedev il testimone ("Per me - è stata la battuta del leader del Cremlino - sarà come la fine del servizio militare").

"E' stato un finale molto sentimentale", ha raccontato Prodi ai cronisti tra i velluti dell'ambasciata italiana a Bucarest. Nello scambiarsi i saluti, alcuni dei leader presenti gli si sono rivolti anche con qualche "arrivederci". Ma stavolta, è sicuro Prodi, è stato un addio definitivo.
Già, perché una volta uscito da Palazzo Chigi, il premier tornerà non solo ad "essere" ma a "fare" il Professore.
L'economista per la precisione, quello che è stato per quasi tutta la vita fino al 1996, quando fece maturare al governo l'idea ulivista di Beniamino Andreatta e aprì la sua stagione politica tra Roma e Bruxelles. Quasi a voler chiudere il cerchio, proprio di "terza via", quella che un tempo prese le sembianze di un "Ulivo mondiale", andrà a parlare domani a Londra Prodi, in uno dei suoi residui impegni all'estero.

Per possibili incarichi internazionali (il consiglio europeo, qualche poltrona di prestigio all'Onu), gli orizzonti sono troppo lontani, sfumati. Prematuro anche parlarne, adesso, tanto che il Professore non lo fa. 
E malgrado qualche (ormai ex) alleato abbia cercato di gettargli la croce addosso durante la campagna elettorale, l'abbandono della politica, assicura chi gli è vicino, si consuma "con la coscienza a posto", di chi sa di aver lavorato nell'interesse del Paese. La situazione che lascia, è però confusa, incerta, con lo spettro della recessione che aleggia sui mercati mondiali. E che colpisce ancora più duramente l'Italia, strutturalmente più debole dei più importanti partner occidentali.

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Fonte: pubblicato il