Economia in crisi per hedge funde e debiti banche a livello nazionale in Islanda

Periodo difficile per l'economia islandese, la quale sembra destinata ad una crisi a livello nazionale



La corona islandese dall'inizio dell'anno ha perso circa un quarto del suo valore sull'euro, svalutazione cominciata non appena si sono diffuse voci attendibili su una imminente crisi bancaria. A gettare scompiglio ancora una volta gli hedge funds internazionali.

Il forte deprezzamento della moneta nei confronti dell'euro è un campanello d'allarme evidentissimo per una nazione che basa gran parte dei suoi consumi sulle importazioni. L'economia del paese subartico infatti può contare quasi  esclusivamente sull'industria ittica, tanto che molti osservatori considerano quella islandese una economia a senso unico.
 
La solidità dell'economia islandese si è infatti basata per decenni sulla pesca, settore economico difeso da Reykjavik fin quasi alle estreme conseguenze. Durante gli anni Sessanta / Settanta infatti le autorità islandesi proclamarono, progressivamente e unilateralmente, l'estensione delle proprie acque di esclusivo sfruttamento fino a 200 miglia dalla costa. La Gran Bretagna non accettò questa presa di posizione e decise di far scortare i propri pescherecci nelle zone contese dalla Royal Navy (le cosiddette Cod Wars). 

La Gran Bretagna alla fine fu costretta ad accettare le condizioni imposte da Reykjavik, grazie alle pressioni degli Stati Uniti che in Islanda avevano l'importantissima base militare di Keflavik ed in piena Guerra Fredda non erano intenzionati ad aprire l'ennesimo contenzioso con l'Islanda sull'ingombrante presenza dei militari stranieri in uno stato privo di esercito. Questo assestamento economico ha garantito a Reykjavik la prosperità per anni ed anni, ma evidentemente non sembra averla messa al riparo dai volti della finanza moderna.
 
David Oddson, presidente della Banca Centrale ed ex primo ministro, si è espresso in termini molto allarmati: "L'Islanda è vittima di un vero e proprio attacco. Gli speculatori stanno tentando un ultimo definitivo tentativo di buttarci giù".
Il primo ministro islandese Geir Haarde (Partito Indipendente, di area liberale) in una intervista al Financial Times ha evidenziato come il problema ruoti intorno agli hedge funds internazionali (i fondi speculativi ad alto rischio ed alto rendimento) ed ha definito "un bene per il paese" se questo tipo di investitori potesse essere escluso dalle contrattazioni. Il premier Haarde non ha voluto scendere nei particolari, chiosando sibillino: "una trappola deve essere una sorpresa".
  
Il primo ministro voluto comunque minimizzare il problema: tanto la Banca Centrale Islandese, quanto il Governo hanno molte leve per fronteggiare la crisi, ma ancora nulla è stato fatto fino a che non si avrà un chiaro quadro della situazione. Haarle ha inoltre sottolineato come il forte disagio del mercato islandese è stato scatenato da "rumors" più che fatti concreti. Ciò se da un lato lascia intendere una debolezza di fondo dell'economia islandese, dall'altro mette in luce una attività di speculazione finalizzata ad un profitto immediato, senza un reale collegamento con lo stato di salute del paese.

Ti è piaciuto questo articolo?





Vuoi rimanere aggiornato su argomenti simili?

Inserisci la tua email qui:

Accetto la Privacy Policy

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione



Commenta la notizia
Fonte: pubblicato il