Indebolire la Cina in Tibet consente agli Usa e alla Nato di poter installare basi militari

La verità dietro i fatti di solidarietà verso il Tibet: un'ulteriore conferma della malvagità dell'uomo



Si parla di repressioni in Tibet ma nessuno riferisce di che cosa si tratta. Si parla di protesta per i diritti umani ma seppur soltanto attraverso qualche notizia sfuggita al controllo censorio si è capito come tutto sia iniziato da un pogrom con morti organizzato dai monaci contro la popolazione civile cinese di Lhasa.

Si sta infliggendo alla Cina una umiliazione insistita per costringere il suo governo a ricevere il Dalai Lama identificando in tale atto l'unica possibilità di spegnere le proteste in corso nel mondo.
In verità all'Occidente dei diritti civili dei tibetani non interessa assolutamente niente come non ha mai avuto interesse per i quindicimila prigionieri palestinesi detenuti illegalmente nelle carceri di israele (tra questi centinaia di bambini) o per le sofferenze della popolazione bombardata da anni in Iraq ed Afghanistan.

Si vuole che il Governo cinese riceva il Dalai Lama e si assegna a questo incontro uno straordinario valore salvifico per la stessa Cina.

Interessa che la Cina riconosca sul Tibet l'autorità del Dalai Lama eletto dall'occidente quale unico e legittimo rappresentante del popolo tibetano. Un primo importante passo verso il distacco.

L'obiettivo è creare le condizioni politiche per la proclamazione dell'indipendenza del Tibet, per mutilare la Cina di questa sua regione grande quanto metà Europa, e renderla disponibile a concedere agli americani l'installazione di basi militari come è avvenuto in Kosovo e nelle repubbliche nate dalla dissoluzione dell'Unione Sovietica.

I diritti umani sono soltanto un pretesto di mobilitazione per alimentare una campagna che ha scopi di strategia militare.

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