Lettera di Veltroni a Berlusconi sulle regole democrazia. E lo scontro elettorale si fa più duro.

Ecco la diatriba completa tra i leader dei due maggiori partiti politici



Il leader del PD invia una lettera a Berlusconi chiedendogli di rispettare i principi della democrazia. Il leader del PDL risponde così: "Chiedo a Veltroni di fare una promessa agli italiani: che la sinistra rinunci a utilizzare le schede bianche per fare brogli"

Tra i principi elencati da Veltroni ci sono, il rispetto della bandiera tricolore e dell'Inno di Mameli: due punti che nel tempo passato non possono certo essere considerati tra i cardini della "vecchia" sinistra italiana; ma che il Cavaliere definisce "irricevibili" proprio perché provenienti da un vetero-comunista, che non può permettersi su questi temi di dare lezioni a nessuno.

Un punto su cui interviene anche Massimo D'Alema, perentorio, dal comizio di una gremita Piazza Plebiscito a Napoli: "C'è gente che pretende di governare il paese e sputa sul tricolore". Chiara l'intenzione di Veltroni, con il suo invito a "rispettare l'Italia", teso anche a produrre un solco ancor più ampio tra le posizioni di Berlusconi e quelle del Senatùr, ancora una volta alle prese con i famigerati "fucili del nord" da dissotterrare come asce di guerra.

A chiudere il quadretto Pdl ci pensa invece Gianfranco Fini, completamente calatosi nelle sue nuove vesti di cameriere della villa di Arcore, che fa l'eco alla voce del padrone, stuprando in questo modo e in maniera pressoché definitiva quelle che sono state le sue radici politiche e ideologiche.

Nel corso della registrazione di una puntata di Omnibus, Berlusconi lancia anche un'"ipotesi di scuola": "Se il capo dello Stato lascia, allora potremmo dare il Senato alla sinistra". Teoria bislacca alla quale risponde subito il presidente della Camera Fausto Bertinotti: "Irrispettoso verso Napolitano". Chiara la sua intenzione di puntare, ancora una volta, dritto al Quirinale: una ossessione che in alcuni casi gli stessi alleati gli rimproverano. Qualche ora più tardi, come ormai è prassi anche di questa campagna elettorale, Berlusconi fa marcia indietro: "Basta polemiche. Lunga vita al presidente Napolitano".

Poi chiede al leader Pd di impegnarsi "a non utilizzare le schede bianche, e a commettere quei brogli che vengono da un'antica professionalità della sinistra della scuola delle Frattocchie". Il leader Pdl torna quindi a parlare di voto truccato, così come fece nei giorni immediatamente successivi al voto del 2006, come egli stesso ha ricordato affermando che "i brogli sono sempre esistiti" e "le schede bianche sono state utilizzate per ribaltare il risultato in due regioni".
Un atteggiamento dunque teso a infuocare gli ultimi giorni di campagna elettorale, e che si distingue dalla strategia di ultimo periodo, che vedeva l'ex premier lanciare segnali di pace al suo avversario, in vista di un risultato non troppo distante da una vittoria risicata, soprattutto al Senato, in barba ai sondaggi in suo possesso, e da lui stesso commissionati.

Mantenendo invece la sua tattica di non coinvolgimento nella bagarre dialettica, in cui il capo di Mediaset è per forza maggiore maestro indiscusso, Veltroni rispedisce il messaggio al mittente commentando laconico "Chi parla di brogli non può governare". Poi, durante la registrazione di "Porta a Porta" aggiunge: "Il centrodestra ha fatto una campagna elettorale all'insegna dell'odio. I miei avversari hanno detto cose in generale ispirate ad un principio: l'odio. Io invece ho cercato di fare una campagna elettorale del 2008.

Gli altri hanno continuato a fare la campagna elettorale del '94, tutta cupa, tutta tetra". Quindi la freccia avvelenata in risposta, e in segno di distinzione, alle ultime esternazioni del suo rivale: "Mentre si parlava di test mentali per i magistrati, di brogli e di armature, io parlavo di riduzione delle tasse, di studi di settore, di occupazione femminile". Infine la provocazione: "Le pare che Berlusconi possa governare il Paese? Dal ‘94 parla di brogli che si realizzano solo se perde. Bisogna finirla perché è una messa in discussione per creare tensione. 

Il governo Berlusconi che è durato dal 2001 al 2006 ha rappresentato economicamente la stagione peggiore degli ultimi 15 anni, e questo non c'entra con l'11 settembre perché in quello stesso periodo Spagna, Germania, Francia e Inghilterra sono andate avanti lo stesso".

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